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La rivoluzione agricola

Nel Settecento l'agricoltura subisce una grande trasformazione che, a buon diritto, è chiamata rivoluzione agricola per i profondi cambiamenti che determina nella vita rurale; il prodotto della terra aumenta in modo deciso tanto che vengono soddisfatte le maggiori richieste alimentari della popolazione in continuo aumento.
A sua volta la pressione demografica accelera le trasformazioni agricole incoraggiando ogni iniziativa mirata ad ottenere dalla terra una sempre maggiore produttività.

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Area geografica:

La rivoluzione agricola si verifica nell'Europa occidentale. Parte dai Paesi Bassi, dove già nel '500 e nel '600 fervevano numerose iniziative, e nel '700 si diffonde in Inghilterra dove ha un eccezionale sviluppo.
Fra le probabili cause di questa rapida diffusione va annoverata la struttura sociale inglese, meno rigida che in altri paesi europei, nella quale i grandi proprietari terrieri non costituiscono una casta ed assicurano una loro effettiva presenza sulle terre.
Nella prima fase (dal 1690 al 1730 circa) la rivoluzione agricola inglese imita i modelli fiamminghi, poi dal 1730 e fino alla metà del sec. XIX adotta varie innovazioni originali tanto da diventare modello al resto dell'Europa, particolarmente occidentale, ed agli Stati Uniti.
Da un punto di vista storico tale diffusione si realizza in rapporto diretto con la distanza di ogni paese dall'Inghilterra: i più vicini vengono raggiunti per primi e tra questi sono da annoverare anche gli Stati Uniti, dove il forte flusso migratorio dall'Inghilterra rappresenta una forma di vicinanza, indipendentemente da quella geografica.

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Elementi che determinano la rivoluzione agricola:

1) Il maggese (terra coltivabile lasciata a riposo) è progressivamente soppresso.
La rigenerazione del suolo viene realizzata in modo graduale attraverso un alternarsi di colture che utilizzano elementi chimici del suolo diversi e situati a profondità variabili; inoltre il suolo viene concimato più abbondantemente grazie all'incremento dell'allevamento, favorito dalle piante foraggere introdotte nella rotazione delle colture (Il primo in Europa a consigliare la rotazione basata sulle piante foraggere era stato l'italiano Camillo Tarello autore nel 1556 di un manuale di agronomia).

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2) Introduzione o estensione di colture nuove.
Rispondono all'esigenza della rotazione che impone l'introduzione nei cicli di piante diverse, alcune nuove, in specie americane, per la maggior parte d'Europa. Fra le altre ricordiamo la rapa, il trifoglio, il luppolo, il mais, la carota, il cavolo e, soprattutto, la patata. Rispetto ai cereali tradizionali, spesso si tratta di alimenti con scarso valore energetico che però consentono di fronteggiare le conseguenze dei periodici cattivi raccolti di cereali.

3) Estensione e miglioramento della superficie coltivata.
Viene imposta per legge la recinzione di varie aree coltivabili in un'unica unità di produzione al fine di aumentare i seminativi, interessando anche zone precedentemente incolte; viene ricercata forza-lavoro salariata, necessaria per una agricoltura intensiva. Si delinea la formazione dell'azienda agraria di grandi dimensioni.

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4) Miglioramento delle attrezzature tradizionali e introduzione di attrezzature nuove.
Si ha anzitutto il miglioramento dell'aratro che in alcune regioni sostituisce la zappa. Migliorano anche altri strumenti agricoli che con l'adozione sempre più diffusa del ferro consentono di lavorare il terreno in profondità. Si diffondono tecniche nuove nel modo di coltivare la terra. A quest'epoca risale anche l'introduzione o la diffusione del drenaggio.

5) Selezione delle sementi e degli animali da riproduzione.
La selezione delle sementi comincia con attenta valutazione e prosegue in modo metodico e così anche quella degli animali da riproduzione tanto che si verificano rapidi progressi con aumento del peso dei capi di bestiame e del rendimento nella produzione del latte. Ciò consente anche di migliorare l'alimentazione con conseguente crescita demografica.

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6) Riduzione dei pascoli tradizionali.
Questo comporta una maggiore estensione della superficie coltivata. Tuttavia l'allevamento del bestiame aumenta anziché diminuire grazie alla maggiore coltivazione delle piante foraggere.

7) Estensione dell'impiego dei cavalli nei lavori agricoli.
La velocità di trazione dei cavalli è del 50% superiore a quella del bue, perciò l'estensione del suo impiego permette la coltivazione di superfici sempre più estese; aumenta così la produttività, ulteriormente incrementata dal miglioramento dell'aratro, (contraddicendo la teoria di Malthus il quale ipotizzerà nel 1798 che le risorse della terra sarebbero state insufficienti a soddisfare le richieste alimentari della popolazione in continuo aumento). Diminuisce invece la percentuale di persone occupate nell'agricoltura, costrette quindi a trovare un altro lavoro spesso in città, nelle fabbriche.

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La rivoluzione agricola interessa le zone temperate perché le piante coltivate, gli animali allevati, le tecniche adottate sono particolarmente indicati a climi temperati. La diffusione della rivoluzione agricola in altri paesi, specie in quelli che chiamiamo del terzo mondo, viene ostacolata non solo dal clima, ma da altri fattori di carattere sociale o religioso o anche dalla diversa densità di popolazione.
Per concludere, alla fine del '700, non è più soltanto l'esperienza a guidare l'attività del contadino: infatti, sulla spinta delle istanze illuministiche, cominciano a diffondersi i testi di agronomia (nel 1753 sorge a Firenze l'Accademia dei Georgofili).
L'agricoltura diventa una scienza.

 

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