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Il dispotismo illuminato
 

La situazione nei territori extraeuropei

Asia
Americhe
* Le colonie dell'America del nord e la rivoluzione del 1776
* America centro-meridionale

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Africa, culla dell'umanità

La posizione geografica del continente africano e la sua orografia ne hanno determinato la storia per alcuni aspetti singolare rispetto agli altri continenti.
L'Africa, che a nord si affaccia sul Mediterraneo, ha visto sorgere sulla costa in epoca antica civiltà splendide, ma è stata anche terra di conquiste e di soprusi.
Molteplici le formazioni politiche in parte ancora poco note: all'interno comunità con organizzazioni spesso tribali; sulla costa atlantica regni carovanieri e imperi mussulmani schiavisti; in Africa orientale l'impero cristiano-copto di Etiopia di origine antica, sulla costa,.sempre orientale, la catena delle città stato bantu persiane e i regni bantu indonesiani (Madagascar).
La difficoltà di penetrazione, la desertificazione di ampie zone, la presenza di una fauna selvaggia e non addomesticabile limita, ancora nel '700, la presenza coloniale alle zone costiere (Inglesi, Francesi, Spagnoli e Olandesi nel sud-Africa) dove peraltro, se il clima lo permette, viene sviluppata l'agricoltura non a beneficio delle popolazioni locali, ma per soddisfare i bisogni dei paesi colonizzatori.
Per tutto il '700 i mercanti europei per far fronte all'estrazione dell'oro dalle miniere del Brasile ed alla coltivazione della canna da zucchero sempre più estesa nelle piantagioni delle colonie americane prelevano metodicamente schiavi dalle zone costiere africane.

Si calcola che nel '700 oltre 6 milioni di neri subiscano la triste sorte delle deportazioni verso le Antille, il Brasile, le colonie spagnole del sud-America, mentre la quota di schiavi neri venduti nelle colonie del nord-America nel '700 rimane irrilevante.

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America centro-meridionale

L'ingresso dell'America nella storia mondiale decorre dal viaggio di C. Colombo nel 1492, dopo il quale comincia il periodo della penetrazione e delle conquiste europee. Già dal '500 comincia la colonizzazione europea vera e propria da parte degli spagnoli con una prima fase di sterminio e di saccheggio; prosegue per tutto il '600 ed il '700 con l'occupazione del Messico e delle zone centrali (Viceregno della Nuova Spagna) e della fascia occidentale del sud-America (Viceregno della Nuova Granada e Viceregno del Rio de La Plata).

I Portoghesi invece stabiliscono il loro dominio nel Brasile che diventa Viceregno del Brasile dal 1714. Tratto comune della colonizzazione è lo sviluppo nelle aree tropicali e subtropicali delle piantagioni finalizzate all'esportazione, a scapito delle colture di sostentamento, e dello sfruttamento delle miniere con l'impiego di lavoro servile indio integrato dalla tratta di schiavi neri importati dall'Africa; nel suolo americano sono trasferite le strutture feudali ancora diffuse nella penisola iberica. Alla fine del '700 e poi sempre di più nel secolo successivo, per l'indebolimento della Spagna e del Portogallo a causa delle vicende europee, gli USA, diventati stato indipendente, affermeranno sempre di più il loro predominio nel sud-America (ormai definita America latina) con ingerenze sempre più pressanti sui governi locali.

 

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Cina

La Cina nel '700 si trova sotto gli imperatori manciù, la cui dinastia era succeduta a quella dei Ming nel 1644. Durante l'impero dei Manciù essa ha un grande sviluppo sia economico che demografico. L'amministrazione guidata dai mandarini è molto efficiente e ne trae vantaggio anche l'agricoltura: aumenta la superficie coltivata a ciò si accompagna il potenziamento della rete irrigua; accanto alla coltivazione del riso e del frumento appare il mais importato dall'Europa. Gli imperatori manciù riprendono il progetto di espansione nell'Asia centrale, ma cominciano a chiudersi nei confronti degli stranieri. Di questo atteggiamento faranno le spese anche i missionari. Nel 1733 vengono cacciati dalla Cina i Gesuiti con i quali precedentemente la Corte aveva avuto dei contatti perché interessata alle loro conoscenze scientifiche, in particolare alla matematica e all'astronomia. Nel1784 in tutta la Cina viene proibita la professione del Cristianesimo.

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America del nord

Le colonie dell'America del nord e la rivoluzione del 1776:

Nel corso del '600 a causa della sovrappopolazione e delle carestie si era verificato nel nord America un afflusso di Europei, una popolazione assai varia costituita da contadini poveri, da perseguitati politici e anche da avventurieri.
Le prime colonie si formano nella Virginia e, ad opera dei Padri pellegrini, nel Massachusetts. Da qui i coloni si spostano nel Connecticut, a Rhode Island e nel Nuovo Hampshire formando le colonie del Nord che si chiameranno Nuova Inghilterra.

Analogamente si formano colonie al centro, tutte ad opera degli inglesi: Filadelfia, Pennsylvania, New York, già fondata dagli Olandesi col nome di New Amsterdam. Le colonie meridionali sono costituite da Virginia, Maryland, Carolina del nord, Carolina del sud, Georgia.
I Francesi, invece, avevano occupato Canada e Louisiana e avevano stabilito un collegamento fra queste regioni attraverso la zona dei grandi laghi e il corso del Mississippi, cercando di impedire l'espansione inglese verso ovest. Nel 1754 fra Francesi e Inglesi si passa dagli scontri di frontiera a una vera e propria guerra. La guerra dei 7 anni si combatterà anche nelle coloni (nella guerra sarà coinvolta la Spagna preoccupata per le Antille); gli Inglesi risulteranno vincitori. (vedi guerra dei 7 anni)
Struttura sociale ed economica:
Le colonie del nord hanno una struttura economica basata su piccole proprietà terriere (in cui si sviluppa un'agricoltura di tipo europeo), su un'attività artigianale e sul commercio. Le colonie del centro, nate su un territorio colonizzato dagli Olandesi a cui si erano poi sostituiti gli Inglesi, si sono sviluppate per iniziativa di quei governi; la loro struttura economica è pertanto simile a quella delle colonie del nord. I vincoli imposti dagli inglesi che, per proteggere i loro prodotti,. non consentono la nascita di industrie locali e impongono tasse cominciano a suscitare reazioni negative contro la madrepatria Le colonie del sud, fondate soprattutto da compagnie commerciali e da qualche personaggio ricco e potente, hanno un'economia caratterizzata da grandi piantagioni Per la loro dimensione risulta insufficiente la forza-lavoro della popolazione locale; inizia così la tratta dei negri dall'Africa. Essi dovranno lavorare gratis dai 4 ai 7 anni per ottenere la libertà e un piccolo appezzamento di terreno. A tutte le colonie l'Inghilterra, per non subire danni economici, impone di produrre solo materie prime e di commerciare solo con essa. Le colonie inglesi, che dipendono dalla Corona di Inghilterra, sono rette da un governatore nominato dal re. Godono di una certa autonomia amministrativa, ma la loro economia è condizionata dagli interessi della madrepatria.
La rivoluzione americana:

Area geografica: le regioni fra il Canada e la Florida.

La reazione delle colonie:

1765 - Si hanno i primi sintomi di reazione popolare in seguito all'imposizione da parte dell'Inghilterra di una tassa sul bollo.

1773 - La Compagnia delle Indie Orientali ottiene il monopolio sul the. Per reazione a Boston viene rovesciato un carico di thè che era a bordo di una nave della Compagnia.
1774 - Si sviluppa la protesta contro l'Inghilterra da parte delle colonie, si pratica il boicottaggio delle merci, si organizza un congresso (I Congresso di Filadelfia). Si vuol tenere attiva la protesta e allo scopo si decide la convocazione di un nuovo Congresso per l'anno successivo. 1775 - II Congresso di Filadelfia. Esso promuove la lotta armata. Il comando dell'esercito viene affidato a George Washington.
1776 - III Congresso di Filadelfia. Viene approvata la Dichiarazione di indipendenza delle colonie. Il testo è formulato da Thomas Jefferson. La Dichiarazione di indipendenza lascia apparire l'influenza del pensiero illuministico, si fonda infatti sui principi inalienabili della persona umana: vita, libertà, felicità. La lotta degli Americani suscita entusiasmo in Europa nell'ambiente intellettuale e non mancano coloro che vanno in America a sostenerla (Lafayette, Koschuszko)
1777 - Dopo molte operazioni di guerriglia gli Americani sconfiggono gli Inglesi a Saratoga.
1783 - L'Inghilterra riconosce l'indipendenza degli Stati Uniti la cui struttura politica è quella di una Confederazione. Essa mantiene solo il Canada e alcune isole delle Antille.
1787 Gli Stati Uniti passano dalla forma di Confederazione a quella di Stato Federale.

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Giappone

Nel 700 il Giappone ha una dinastia imperiale, ma di fatto è governato dagli schogun che costituiscono anch'essi una dinastia, risalente a Jagasu Fokugawa il quale al termine delle guerre feudali aveva ottenuto il riconoscimento formale del suo potere. La società giapponese ha un carattere feudale, diverso però dal modello europeo. I daimyo hanno trasformato i luoghi in cui dimorano in città-fortezze con una grande capacità di sviluppo. Presso i daimyo vivono i samurai che hanno abbandonato le campagne. Intorno al 1720 la residenza dello shogun, Edo, oggi Tokio diventa una grandissima città con ben oltre 500.000 abitanti. Lo shogun pretende di esercitare un controllo sui daimyo e per questo impone loro dei periodi di soggiorno in città. Siccome essi si spostano con un grandissimo seguito, questi spostamenti determinano un grande movimento di beni e merci e quindi lo sviluppo di un grande mercato nazionale sia dei prodotti agricoli tradizionali che di caffè, tè, canna da zucchero, saké, seta. Però questo è per il Giappone un periodo di grande isolamento; infatti a partire dal '600 gli stranieri erano stati progressivamente allontanati fino a scomparire quasi del tutto. Malgrado le religioni del Giappone, scintoismo, buddismo, confucianesimo fossero tolleranti, la società giapponese, guardava con ostilità i mercanti; gli stessi cristiani erano considerati come coloro che aprivano loro la strada (neppure la ricca borghesia mercantile giapponese godeva di considerazione sociale). In questo modo il Giappone si chiude completamente ad ogni rapporto anche culturale proveniente dall'esterno.

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India

Nel '700 L'India è una regione assai popolata (oltre 80 milioni di abitanti). E' però vittima di invasioni e in generale si trova in una situazione di anarchia per cui la vita, assai dura per la popolazione locale , è difficile anche per i mercanti europei. Nella prima metà del '700 diminuisce l'interesse per questo paese da parte della Compagnia delle Indie olandese mentre si verifica un crescente rafforzamento di quella inglese che per altro deve misurarsi con le ambizioni che anche i Francesi hanno nei confronti di quella regione. I mercanti stranieri, devono confrontarsi con i vari poteri locali via via emergenti, a cui offrono i loro servizi e anche aiuti militari finchè maturano essi stessi l'idea di una conquista definitiva di quella regione. I primi a prendere questa strada sono i Francesi che, a partire dal 1748, sostengono due guerre; ma ben presto anche gli Inglesi manifestano gli stessi intenti e per la loro potenza risultano vincenti. I Francesi rinunciano al progetto di conquista dell'India e rivolgono il loro interesse verso l'Indocina. Nel 1756 ci sarà una rivolta contro gli Inglesi nel Bengala, ma fallirà per l'opposizione degli stessi mercanti indiani. I mercanti inglesi si dedicano all'esportazione del pepe, ma soprattutto delle stoffe di cotone nei mercati europei e anche in quelli asiatici e sono questi mercati a guidare e a condizionare tutta l'industria tessile indiana. Naturalmente il maggior sviluppo industriale si verifica nelle zone più vicine al mare.

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Le colonie olandesi

Gli Olandesi avevano creato nel 1602 la Compagnia delle Indie Orientali, ma pur avendo qualche base in India, avevano spostato la loro attività più a Oriente, in Indonesia e nelle Molucche fondando un impero commerciale con capitale Giacarta, allora Batavia. Esso diverrà poi un vero impero territoriale che comprenderà Ceylon e Giava e anche Sumatra. E' il primo impero coloniale creato dagli Europei. Il governo delle Compagnie è praticamente autonomo: la Compagnia delle Indie Orientali può emanare leggi, regolare il commercio, amministrare la giustizia e perfino dichiarare guerra a stati non europei. Ai primi del '700, sempre per iniziativa della Compagnia olandese Voc, per incrementare l'attività commerciale nei territori dell'impero, gli Olandesi, prima importatori in Europa solo di spezie e pepe promuovono nuove coltivazioni, il caffè e la canna da zucchero, che daranno a loro un grande profitto, ma modificheranno anche la situazione economica di quei territori. In particolare si vedranno grandi trasformazioni nell'isola di Giava che rappresentava la parte più popolata di tutto l'arcipelago. Qui essi impongono la coltivazione della canna da zucchero, il che comporta la stabilizzazione anche della coltivazione del riso con le relative canalizzazioni. L'economia delle piantagioni porta ad una modernizzazione dell'agricoltura e ad una conseguente esplosone demografica. Inoltre Giava si trova inserita in una economia monetaria.

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