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Inchiesta in Sicilia
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“Inchiesta in Sicilia” di Franchetti e Sonnino

Il lavoro dei carusi

 

Leopoldo Franchetti e Giorgio Sidney Sonnino erano due professori universitari ed esponenti della Destra storica che intendevano far conoscere le condizioni di vita del Meridione e diffondere la consapevolezza di un problema  sociale (la cosiddetta “questione meridionale“) che andava risolto sia per riequilibrare uno sviluppo economico che sacrificava le campagne e l’economia del Sud, sia anche per porre fine al malcontento delle masse contadine che dava origine al brigantaggio  e che poteva provocare pericolose insurrezioni socialiste.

Franchetti e Sonnino dedicarono allo studio della “questione meridionale “ un libro-inchiesta noto come Inchiesta in Sicilia, pubblicato nel 1877.

Nell’ Inchiesta in Sicilia si dedica particolare attenzione al lavoro dei ragazzi, i cosiddetti carusi, impiegati come garzoni nel duro lavoro nelle miniere di zolfo.

Il lavoro di questi fanciulli consisteva nel trasporto sulla schiena del minerale in sacchi o ceste, dalla galleria dove veniva scavato dal picconiere, fino al luogo dove all’aria aperta si faceva la basterella (riunione  di più casse) delle casse dei diversi picconieri, prima di riempire il calcarone (fornace).

Ogni picconiere impiegava in media da due a quattro ragazzi, la cui età variava dai sette agli undici anni. I fanciulli  lavoravano sotto terra da otto a dieci ore al giorno. I ragazzi impiegati all’aria aperta lavoravano per undici-dodici ore. Il carico variava secondo l’età e la forza dei ragazzi, ma era sempre molto superiore a quanto potesse portare una creatura di tenera età, senza grave danno alla salute, e senza pericolo di storpiarsi. I più piccoli portavano sulle spalle, incredibile a dirsi, un peso dai 25 ai 30 kg.

Il numero dei viaggi che faceva ogni ragazzo in un giorno variava molto, a seconda delle profondità diverse delle miniere e delle gallerie .

Il guadagno giornaliero di un ragazzo di otto anni era di £ 0,50,dei più piccoli e deboli era di £ 0,35. Questi poveri carusi uscivano dalle bocche delle gallerie dove la temperatura era caldissima, grondando sudore e contratti sotto i gravissimi pesi che portavano, e uscivano all’aria aperta, dove dovevano percorrere un’altra cinquantina di metri, esposti a un vento ghiaccio.

Altre schiere di fanciulli lavoravano all’aria aperta trasportando il minerale dalla basterella  al calcarone. Là dei lavoranti riempivano le ceste e le caricavano sui ragazzi, che correndo le portavano fino alla bocca della fornace, dove un altro operaio li sorvegliava, gridando questo, spingendo quello, dando ogni tanto una sferzata a chi correva meno.

La triste condizione dei carusi ci è tristemente nota anche attraverso le pagine letterarie che lo scrittore siciliano Giovanni Verga dedicò, sempre nell’Ottocento, a uno di loro, Rosso Malpelo, protagonista dell’omonima novella.

                

 

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Aggiornato il: 17 dicembre 2003