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IN VISITA AL "MOLINELLO"

IL RACCONTO DI STEFANO CECCARELLI ATTUALE PROPRIETARIO

 

Il Mulinello o "Molinello" è un vecchio mulino a ritrecine che si trova ai piedi del paese di Monticiano, a meno di 1 km di distanza, (laddove si uniscono i torrenti Gonna e Risanguigno) e raggiungibile per lo stradello che scende dal podere "Cerbaione".

   

 

 

E' stato costruito nel 1585 sopra i resti di un'antica ferriera: la ferriera di "Ripaccio", di cui si parla per la prima volta nel 1319.

Alla ferriera si fondeva il ferro utilizzando il carbone che scaldava, a temperature assai elevate, il minerale fino a farlo sciogliere.

Il metallo, più pesante, andava giù, fino in fondo al forno (in superficie rimaneva la terra, più leggera, con la quale era mischiato). Alla fine di tutto il processo di fusione si toglieva dal forno un "pane" ripulito di tutte le scorie e pronto per essere lavorato e trasformato in numerosi oggetti.

   

 

Quando si fondeva il minerale, si utilizzava l'acqua del torrente per azionare i mantici. Ce n'erano due, uno andava su e l'altro giù, facendo entrare ed uscire costantemente l’aria che serviva ad alimentare il forno.

Le ferriere venivano costruite dove c'erano Faggio e Castagno perché il loro carbone produceva più calore rispetto a quello di Cerro e Leccio.

In proporzione la quantità di minerale utilizzata era minore, rispetto a quella del carbone che serviva per la sua fusione, per questo motivo era meno costoso importare il ferro: la ferriera sul Farma, che ha lavorato fino al 1800, lo acquistava infatti all'isola d'Elba.

 

 

 

 

Nella metà del secolo 14° ci fu una crisi: il ferro non costava più tanto e, per questo motivo, molte ferriere chiusero.

Dal 1330 al 1400 la ferriera di "Ripaccio" fu abbandonata e, praticamente, franò. Le pietre con cui era stata costruita vennero riutilizzate anche perché nella mentalità del passato niente doveva essere gettato invano: il materiale, ormai lavorato, poteva sempre essere utile per qualche altra opera in muratura.

   

La ferriera, ormai ridotta ad un rudere ed abbandonata, fu ricomprata ad Antonio di Angelo di Monticiano dai fratelli Azzoni, già comproprietari di due ferriere: la ferriera di Ruota o "Rota" sul Farma e la "Ferrieraccia" o "Nova" sul Gonna.

Questi ristrutturarono il "Molinello", detto anche "Mulin Nuovo", e vi fecero un distendino per ferro, una specie di fucina per fabbro che lavorava il ferro fuso.

I fratelli Azzoni acquistarono questo impianto sperando di rimettere in piedi l'attività, ma ciò non accadde e il rudere passò alla Comunità di Monticiano insieme ad altri beni confiscati ad Antonio Azzoni dichiarato "ribelle", (nell'ambito degli scontri tra Guelfi e Ghibellini), nel 1406.

Successivamente la ferriera venne data in affitto dalla Comunità di Monticiano ad alcuni privati, i quali volevano, a loro volta, rimetterla in funzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

Non ci sono notizie chiare, (poiché mancano documenti scritti), sulla successiva trasformazione della ferriera in un mulino a ritrecine.

Il mulino era adibito in particolar modo alla macinazione delle castagne e non dei cereali.

Il grano veniva macinato soprattutto nel Medioevo perché in quel periodo i cereali erano in grande espansione.

In alcune zone in cui ora ci sono i boschi, prima c'erano campi coltivati: ancora adesso in vari castagneti si possono ritrovare i vecchi muri di confine dei campi.

I castagni furono introdotti nel 1500-1600, anche se erano piante autoctone. Furono piantati per motivi alimentari: vi facevano la "polenda", il "Castagnaccio", il "Biscotto" (una specie di minestra fatta con le castagne secche).

Furono innestate tutte le varietà più produttive del castagno. Monticiano, in particolare, ebbe castagni adatti a produrre farina di castagne (i Marroni erano invece tipici delle zone di Montieri, Amiata e Montagnola).

   

La "polenda" veniva fatta la mattina e mangiata durante tutto l'arco della giornata, a partire dalla colazione.

Quando la gente andava a tagliare il bosco si portava dietro due o tre fette di polenta o la stessa farina da cuocere sul posto.

I tagliatori di bosco andavano a lavorare lontani da casa. Per questo motivo costruivano il "capanno": una capanna appunto, realizzata con delle balle poste su di uno scheletro di legno e con sopra delle zolle di terra.

 

Tagliatori e carbonai dormivano sulla "Rapazzola", un letto fatto di legni e foglie di Castagno.

I mulini adibiti alla macinazione delle castagne erano soprattuto tipici della zona che va dalle Colline metallifere a Montieri, fino all'Amiata.

 

 

 

Il "Molinello", che ha lavorato prima con i cereali e poi con le castgne, è stato attivo fino agli anni'40, prima della guerra cioè.

"Era un mulino povero, chi lo gestiva ci faceva la fame…erano disgraziati insomma!"

Adesso che non è più attivo è stato ristrutturato ed adibito ad Agriturismo: al suo interno si può ancora scorgere quel che resta dell'antica arte molitoria che rese noti i monticianini come "polendai".

 

Se volete visitare il "Mulinello" venite a trovarci qui a Monticiano: vi faremo da guida noi bambini della terza elementare. CIAO, A PRESTO!!!

 

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Aggiornato il: 17 dicembre 2003