L'educazione alla cittadinanza e i suoi itinerari

Rosaria Bortolone

Questo secondo anno

Al termine del secondo anno del Progetto Elegìa, ripercorrendone lo sviluppo, dal Seminario iniziale del dicembre 1999 agli incontri di formazione, alle esperienze condotte dalle scuole, fino agli ultimi prodotti che, sotto forma di progetti o di curricoli svolti, vengono in questi giorni presentati come materiali di studio e percorsi proposti dagli alunni, alle Commissioni degli Esami di Stato, mi sembra evidente che un bel tratto di strada è stato percorso.
Il premio "Falcone-Borsellino" attribuito ad Elegìa lo scorso anno è stato un concreto riconoscimento alla validità del progetto.
In questo anno, va riconosciuto, a mio parere, come elemento significativo del progetto, la capacità di tutti (gruppo di progetto e docenti/dirigenti partecipanti) di riuscire a superare le difficoltà dovute, in gran parte, al processo di trasformazione in atto nella scuola italiana, al gran carico di lavoro che è ricaduto sulle scuole, al diffuso senso di incertezza e di insoddisfazione che certamente non ha aiutato quei docenti che volessero impegnarsi in progetti innovativi.

Più che esprimere una valutazione, che dovrà essere frutto di un processo attento di monitoraggio, mi sembra opportuno cogliere un elemento che il progetto ha fatto emergere in tutta la sua importanza e che merita riflessione: la centralità dell'educazione alla democrazia.

Riflettendo su tutto il lavoro di Elegìa, ritengo giusto fermare l'attenzione, attraverso le diverse fasi del suo sviluppo, su alcuni aspetti dell'attività educativa e didattica che ne sono rimasti coinvolti:

"Non solo una delle tante educazioni"

Anche ad una prima analisi appare evidente la specificità di Elegìa come progetto che non si limita a realizzare possibili percorsi di educazione alla legalità.
Non si pone solo come un'ulteriore "educazione" che si aggiunge alle altre, tante, forse troppe, "educazioni" di cui si fanno carico le scuole italiane: tutte importanti, tutte non delegabili ad altri.
E chi, se non la scuola, deve organizzarsi per dare risposte ai grandi problemi della salute, dell'ambiente, della pace, della sicurezza stradale?
Tanto che a volte sembra che la scuola, sovraccaricata di troppi bisogni, costretta a tenere insieme i fili delle "educazioni" con quelli dei "programmi", stenti ad orientarsi nell'individuare curricoli e strategie di insegnamento/apprendimento efficaci nell' aiutare gli alunni a costruirsi le competenze di cui hanno bisogno per rispondere alla complessità delle richieste che pone loro una società in trasformazione.

Osservando l'itinerario compiuto da Elegìa, sia attraverso le "conversazioni" che si svolte nei seminari che attraverso i progetti delle singole scuole, mi sembra di poter affermare che la specificità di questo progetto, in particolare in quelle scuole dove si è realizzato più compiutamente, sia nel suo collocarsi al centro dell'attività della scuola.
Anche dove il progetto si presenta in forma più modesta e quasi collaterale alle altre attività di istituto, è evidente che la sua centralità è tale non tanto per le risposte/soluzioni/percorsi che si offrono, quanto per la "centralità" delle questioni che vengono poste.

Elegìa, infatti, in questi due anni, non ha promosso solo interventi e riflessioni sulla legalità, intesa come rispetto di doveri e di diritti e neppure si è limitata a lezioni di antimafia.
Pur condividendo pienamente un impegno consapevole della scuola contro ogni forma di potere mafioso e di cultura dell'illegalità, secondo me, le proposte di riflessione e di intervento di Elegìa vanno oltre: esse toccano il senso profondo della scuola come "laboratorio di cittadinanza"e sono in linea con il più recente dibattito sul senso della riforma e sulle finalità della scuola.

La formazione alla cittadinanza nei nuovi documenti sui curricoli

Il Documento sugli "indirizzi per la costruzione dei curricoli" che dà attuazione all'art.8 del Regolamento dell'autonomia, nel definire le "indicazioni curriculari" e gli "obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni" pone la centralità del tema della formazione della cittadinanza. Pur riferendosi alle scuole di base, ritengo che tale documenti potrebbe costituire un'ottima base di partenza anche per le scuole secondarie, in particolare sulla tema della formazione alla cittadinanza. Sarebbe molto interessante poter analizzare quanto descritto, nel paragrafo "Scuola secondo Costituzione" del Documento citato, nel quale si evidenzia il rapporto tra i principi costituzionali ed il quadro delle riforme, per riflettere su come la realtà della scuola sia lontana dal vedere realizzati i principi costituzionali.

Per rimanere al tema più strettamente legato al Progetto Elegìa, mi limito a fermare l'attenzione su alcune enunciazioni ivi contenute:

...Il principio educativo della scuola è la centralità del soggetto che apprende, con la sua individualità e con la rete di relazioni che lo legano alla famiglia e ai diversi ambienti sociali, regionali ed etnici.

Il tema è ampiamente sviluppato nel par.3." La formazione alla cittadinanza, che merita un'attenta lettura e del quale riporto testualmente l'inizio:

"Ispirarsi deliberatamente, consapevolmente, perfino puntigliosamente nel far vivere nelle scuole i "principi fondamentali" della Costituzione repubblicana, significa per tutte le scuole assumere come obiettivo ultimo, come "sovrascopo" di ogni apprendimento e insegnamento, la formazione di personalità mature, responsabili, solidali, informate, critiche. La formazione alla cittadinanza non è un'aggiunta posticcia: è il cuore del sistema educativo.
Non solo in Italia, ma in tutti i Paesi europei e in molti Paesi occidentali assume una crescente rilevanza quella che viene definita "educazione alla cittadinanza", vale a dire una educazione che consenta di acquisire gli strumenti relativi all'assunzione di responsabilità nella vita sociale e civica...

. ...E', quindi, compito della scuola, per educare alla cittadinanza, ...porre le basi di conoscenza, di abilità, di atteggiamento e di capacità operative necessarie alla progressiva acquisizione di competenze sociali nell'orizzonte della libertà, della criticità, della partecipazione democratica, della responsabilità civico-sociale e della solidarietà a tutti i livelli della vita organizzata (locale, nazionale, europea, mondiale) nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile...

Il testo fornisce quindi indicazioni sulle diverse articolazioni del compito della scuola: "l'aiuto educativo che abiliti ad atteggiamenti e a comportamenti democratici..., una logica implicita e contestuale che implichi il modo stesso di proporsi ed organizzarsi della scuola...alcuni specifici obiettivi formativi per la scuola di base che dovranno poi integrarsi nella scuola secondaria con altri obiettivi "in un più ampio orizzonte culturale e sociale".
Proseguendo nella lettura del Documento, mi fermo all'enunciazione del titolo del par.4. La valorizzazione delle differenze, per riprendere la riflessione sull'esperienza del Progetto Elegìa.

Cittadinanza e cittadinanze

Dalle esperienze educative che si sono sviluppate nell'ambito di Elegìa, sia quelle direttamente riferite agli adulti, sia quelle svolte nelle classi, si evidenziano gli scenari nel quale Elegìa opera le proprie scelte culturali.

I documenti appena citati affermano la centralità della formazione alla cittadinanza e conseguentemente l'impegno della scuola nella formazione dell'identità.
Ma a quale identità ed a quale modello di cittadinanza si fa riferimento?
Elegìa si pone in un contesto nel quale si è consapevoli che la nostra identità non è un dato fisso ed immutabile, ma è identità plurima, frutto di un continuo processo di cambiamento che dura tutta la vita e che si costruisce attraverso l'incontro con l'altro.

Allo stesso modo, la forma di cittadinanza alla quale tradizionalmente eravamo abituati, quella fondata sull'appartenenza,
"non è più la forma, unica e dominante dell'abitare una società.Quel modello è stato comune, pur con tutte le sue varianti e le sue differenze, tanto alle società tribali quanto alle nazioni moderne, passando anche attraverso la polis greca, la res publica romana, la civitas cristiana ed è stato contrassegnato dall'appartenenza." (Cambi, 1999).

Di qui il bisogno di interrogarci su identità e cittadinanza, su identità plurime e nuove cittadinanze, per chiarire a noi stessi i nuovi significati che parole che abbiamo sempre usato hanno nella società in mutamento nella quale viviamo.

I percorsi di Elegìa

L'itinerario di Elegìa prosegue per dare concretezza a queste parole e farle vivere nella pratica didattica, non per sviluppare percorsi paralleli o che si sovrappongano ai normali programmi, ma che si traducano in un contesto di vita e di apprendimento, in scelte di obiettivi e di contenuti, in strategie di insegnamento/apprendimento, in comportamenti individuali e sociali che favoriscano la maturazione personale e collettiva di studenti, docenti, genitori, operatori della scuola, tutti quelli che fanno parte della comunità scolastica, "vivono spazi e tempi" della scuola.

E', quindi, alla costruzione di identità plurime, capaci di porsi in contesti diversi di appartenenza, che si sono rivolti gli itinerari diversi delle scuole partecipanti ad Elegìa. Le suggestioni fornite loro dal gruppo di progetto attraverso le parole chiave: memoria, globalizzazione, ambiente, solidarietà, volevano essere indicazione di possibilità di itinerari molteplici, che facessero tesoro delle differenze, che non si richiudessero davanti alla minaccia rappresentata dall'altro, che si ponessero come proposta di abitare il territorio, riprogettandolo ed aprendolo al futuro, in un intreccio tra locale e globale, nel quale potersi sentire ed agire da "cittadini del mondo".

Ed ecco che la formazione alla cittadinanza si intreccia con l'educazione ambientale, con l'educazione alla salute, alle pari opportunità, si nutre del rispetto/esercizio dei diritti e dei doveri, si alimenta dei legami di libertà.

Allo stesso tempo, essa si declina attraverso il modo stesso di organizzarsi della scuola, della possibilità offerta agli alunni di formarsi delle competenze, intese non solo come conoscenze ed abilità, ma capacità di trovare risposte ed orientarsi in situazioni complesse.

"Appassionarsi" e "Disilludersi" sono i temi delle "conversazioni" che Carlo Sorrentino e Stefano Calamandrei, dai loro specifici punti di vista e con le loro competenze ci hanno proposto: il bisogno di entusiasmi e passioni, di emozioni che diano sapore alla nostra vita e mettano in moto le nostre energie e quelle dei ragazzi ed, allo stesso tempo, il richiamo al nostro limite, al senso di realtà, all'abbandono delle illusioni che ci impediscono di crescere sono le riflessioni che ci hanno accompagnato , guidandoci a trovare risposte e senso al nostro essere adulti cittadini educatori di bambini e ragazzini cittadini.

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