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PROGETTO ELEGìA

Educazione alla Legalità: un metodo per la ricerca di Autonomia

"Valutazione dei risultati ottenuti"

di Gastone Tassinari
Docente di Pedagogia (Università di Firenze) - Componente del Comitato Scientifico di Elegìa

Gastone Tassinari ha insegnato pedagogia nella Facoltà di Magistero (ora Scienze della Formazione) dell'Università di Firenze. Si occupa prevalentemente di tematiche riguardanti i processi innovativi nel campo della organizzazione del curricolo e nella didattica nella scuola di base, la formazione degli educatori, l'educazione interculturale. Ha collaborato a progetti di ricerca promossi dal CNR, dalla Fondazione Europea della Cultura, dalla Regione Toscana e dall'IRR[SA]E della Toscana. E' membro del Comitato di consulenza scientifica della rivista "Scuola e città" e del comitato di redazione della rivista "Università e scuola".
Tra le sue pubblicazioni: Scuola e società multiculturale (in collaborazione con G. Ceccatelli Gurrieri e M. Giusti), Firenze, 1992; "Teoria e storia della didattica" in I saperi dell'educazione (in collaborazione con S. Cannoni), Firenze, 1999; "Ricerca e didattiche disciplinari" in La ricerca per la didattica musicale, atti del convegno della società Italiana per l'Educazione Musicale, Bologna, 2000; "Uno sguardo agli altri" in R Laporta e altri, Aggiornamento e formazione degli insegnanti, Milano, 2000.

Una valutazione delle modalità di svolgimento del Progetto ELEGìA richiede che si consideri preliminarmente una sua caratteristica fondamentale: esso delinea chiaramente le finalità generali che si propone e le strategie con cui raggiungere quelle finalità, ma permette alle scuole che partecipano al Progetto di definire in modo originale e dinamico i percorsi che ritengono più adatti in base sia ai loro specifici compiti formativi (in varia misura diversi non solo in relazione all'età degli allievi, ma anche in relazione all'ambiente sociale di provenienza e all'indirizzo degli studi), sia alle competenze disponibili, sia alle problematiche emergenti nel contesto socio-culturale. Attraverso questa sua caratteristica fondamentale il Progetto ha inteso rispondere – ed ha risposto – ad alcune esigenze che meritano di essere particolarmente sottolineate e che qui illustreremo sinteticamente nei seguenti sei punti.

  1. Anzitutto l'educazione alla legalità non può non tener conto della complessità e delle tensioni che sentiamo presenti nel significato di questo termine. Nella legalità dovrebbero infatti integrarsi due dimensioni fondamentali dell'esistenza umana, quella individuale e quella sociale (in questo caso non solo in senso relazionale ma anche in senso istituzionale), che spesso oggi sono percepite e "vissute" come antagoniste l'una all'altra. Inoltre gli intensi ed estesi processi di trasformazione a cui assistiamo in molteplici aspetti della realtà contemporanea (da quello scientifico e tecnologico a quello economico, a quello culturale e sociale) sembrano in qualche modo contrastare con quel carattere di stabilità e di rigidità che viene associato alla legge e alla legalità. Ma soprattutto non possiamo non avvertire le ragioni profonde che sono alla base della esigenza di educare alla legalità, di fronte a fenomeni che hanno turbato profondamente la civile convivenza. Queste ed altre considerazioni portano a ritenere sostanzialmente improponibile (o comunque destinata a rimanere in larga misura inefficace) una concezione dell'educazione alla legalità che si limiti alla trasmissione di un predeterminato complesso di conoscenze di carattere giuridico. Nello svolgimento del Progetto ELEGìA si è constatato l'impegno delle scuole partecipanti per la definizione di una concezione alternativa di educazione alla legalità, basata su un più diretto riferimento alle problematiche ed alle situazioni personalmente e collettivamente vissute dagli allievi e dagli insegnanti. Questa contestualizzazione dell'educazione alla legalità, pur seguendo percorsi diversi, ha messo in evidenza le dinamiche psicologiche e sociologiche che vi sono implicate. Il contributo degli esperti, dott. Calamandrei e prof. Sorrentino, è stato a tale riguardo particolarmente efficace ed apprezzato da parte degli insegnanti che partecipano al Progetto.
  2. Da taluni percorsi (in special modo a livello secondario superiore) emerge chiaramente che gli aspetti conoscitivi, in certi casi collegati (o collegabili) agli insegnamenti curricolari, non sono certo secondari nell'educazione alla legalità, ma la loro acquisizione efficace non può comunque prescindere da un contesto e da una metodologia che motivi e faciliti l'apprendimento (individuazione di problemi, ricerche, incontri con esperti, rapporti col territorio ecc.). In alcuni casi, soprattutto a livello di scuola di base, l'esigenza di costruire una civile convivenza nella scuola stessa ha portato l'educazione alla legalità sul piano pratico, attraverso l'elaborazione concordata di un insieme di regole.
  3. In connessione con quanto si è osservato precedentemente, va notato che il Progetto ELEGìA, permettendo una notevole diversificazione dei percorsi pur all'interno di una cornice chiaramente definita, ha valorizzato le capacità di progettazione delle scuole partecipanti, fornendo con questo un esempio di come l'autonomia delle scuole possa svilupparsi in direzioni culturalmente e pedagogicamente particolarmente significative.
  4. La valorizzazione dell'autonomia delle scuole non ha significato, evidentemente, totale delega di responsabilità e isolamento delle scuole stesse. Una serie di contatti al momento di avvio del Progetto, il seminario tenuto alla conclusione delle prima fase, le riunioni periodiche con gli esperti, il monitoraggio effettuato dai tecnici dell'IRRE Toscana e da altri membri del comitato scientifico hanno dato un consistente supporto alle scuole nella progettazione, nell'attuazione, nella valutazione e nell'eventuale riadattamento dei loro percorsi. Va sottolineato che le procedure di supporto alle scuole impegnate nel Progetto hanno fornito alcune interessanti indicazioni utilizzabili in altre situazioni di ricerca collaborativa fra le scuole e l'IRRE.
  5. Per quanto riguarda i contenuti dei percorsi messi in atto dalle scuole, ci sembra opportuno focalizzare l'attenzione su due tematiche: a) i problemi del mondo giovanile che acquistano rilievo sul piano della legalità; b) il rapporto con le istituzioni presenti sul territorio. Riguardo alla prima tematica sono state effettuate anche delle indagini mediante questionari e interviste; riguardo alla seconda tematica si segnala in taluni casi la partecipazione diretta degli studenti ad iniziative riguardanti i servizi del territorio.
  6. Un ultima considerazione riguarda l'impianto metodologico del Progetto. Le caratteristiche di ELEGìA che abbiamo delineato si sono concretizzate in una metodologia che si richiama alle procedure della ricerca-azione. Essa si è giovata di una intensa connessione fra l'individuazione di un problema di rilevante significato psicologico e culturale, la progettazione di un percorso ritenuto capace di rispondere al problema individuato, la verifica dell'efficacia del percorso seguito, l'individuazione di esigenze di revisione, di integrazione, di ulteriore problematizzazione ecc. Si tratta in sostanza di una metodologia che non si propone di verificare la validità di una ipotesi preliminarmente e compiutamente definita, ma piuttosto di una metodologia nella quale si integrano successivamente momenti di problematizzazione, di progettazione, di verifica, e con la quale – nel nostro caso – il percorso si viene progressivamente costruendo, anche attraverso successive modificazioni. In questa impostazione metodologica acquista particolare rilievo il processo col quale viene costruendosi il percorso didattico e la documentazione che di esso viene raccolta.

Le esperienze compiute, sia pure di diversa misura, hanno corrisposto alle finalità del progetto Elegìa, rilevandone le molteplici e profonde valenze formative.

L'ulteriore sviluppo di quelle esperienze potrà rendere ancora più evidente la loro convergenza sulle finalità del progetto, in particolare con riferimento ad una concezione dell'educare alla legalità che dia particolare rilievo alla prevenzione nei confronti dei fenomeni di criminalità.

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