Dopo il '700 non è
più esistita nessuna architettura. Un balordo miscuglio dei più
vari elementi di stile, usato a mascherare lo scheletro della casa moderna,
è chiamato architettura moderna. La bellezza nuova del cemento e del
ferro vien profanata con la sovrapposizione di carnevalesche incrostazioni decorative,
che non sono giustificate né dalle necessità costruttive, né
dal nostro gusto, e traggono origine dalle antichità egiziana, indiana
o bizantina, e da quello sbalorditivo fiorire di idiozie e di impotenza che
prese il nome di neo-classicismo.
In Italia si accolgono codeste ruffianerie architettoniche, e si gabella la
rapace incapacità straniera per geniale invenzione, per architettura
nuovissima. I giovani architetti italiani (quelli che attingono originalità
dalla clandestina compulsazione di pubblicazioni d'arte) sfoggiano i loro talenti
nei quartieri nuovi delle nostre città, ove una gioconda insalata di
colonnine ogivali, di foglione seicentesche, di archiacuti gotici, di pilastri
egiziani, di volute rococò, di putti quattrocenteschi, di cariatidi rigonfie,
tien luogo, seriamente, di stile, ed arieggia con presunzione al monumentale.
Il caleidoscopico apparire e riapparire di forme, il moltiplicarsi delle macchine,
l'accrescersi quotidiano dei bisogni imposti dalla rapidità delle comunicazioni,
dall'agglomeramento degli uomini, dall'igiene e da cento altri fenomeni della
vita moderna, non danno alcuna perplessità a codesti sedicenti rinnovatori
dell'architettura. Essi perseverano cocciuti, con le regole di Vitruvio, del
Vignola e del Sansovino e con qualche pubblicazioncella di architettura tedesca
alla mano, a ristampare l'immagine dell'imbecillità secolare sulle nostre
città, che dovrebbero essere l'immediata e fedele proiezione di noi stessi.
Così quest'arte espressiva e sintetica è diventata nelle loro
mani una vacua esercitazione stilistica, un rimuginamento di formule malamente
accozzate a camuffare da edificio moderno il solito bussolotto passatista di
mattone e di pietra. Come se noi, accumulatori e generatori di movimento, coi
nostri prolungamenti meccanici, col rumore e colla velocità della nostra
vita, potessimo vivere nelle stesse case, nelle stesse strade costruite pei
loro bisogni dagli uomini di quattro, cinque, sei secoli fa.
Questa è la suprema imbecillità dell'architettura moderna che
si ripete per la complicità mercantile delle accademie, domicili coatti
dell'intelligenza, ove si costringono i giovani all'onanistica ricopiatura di
modelli classici, invece di spalancare la loro mente alla ricerca dei limiti
e alla soluzione del nuovo e imperioso problema: la casa e la città futuriste.
La casa e la città spiritualmente e materialmente nostre, nelle quali
il nostro tumulto possa svolgersi senza parere un grottesco anacronismo.
Il problema dell'architettura futurista non è un problema di rimaneggiamento
lineare. Non si tratta di trovare nuove sagome, nuove marginature di finestre
e di porte, di sostituire colonne, pilastri, mensole con cariatidi, mosconi,
rane; non si tratta di lasciare la facciata a mattone nudo, o di intonacarla,
o di rivestirla di pietra, né di determinare differenze formali tra l'edificio
nuovo e quello vecchio; ma di creare di sana pianta la casa futurista, di costruirla
con ogni risorsa della scienza e della tecnica, appagando signorilmente ogni
esigenza del nostro costume e del nostro spirito, calpestando quanto è
grottesco, pesante e antitetico con noi (tradizione, stile, estetica, proporzione),
determinando nuove forme, nuove linee, una nuova armonia di profili e di volumi,
un'architettura che abbia la sua ragione d'essere solo nelle condizioni speciali
della vita moderna, e la sua rispondenza come valore estetico nella nostra sensibilità.
Quest'architettura non può essere soggetta a nessuna legge di continuità
storica. Deve essere nuova come è nuovo il nostro stato d'animo.
L'arte di costruire ha potuto evolversi nel tempo e passare da uno stile all'altro
mantenendo inalterati i caratteri generali dell'architettura, perché
nella storia sono frequenti i mutamenti di moda e quelli determinati dall'avvicendarsi
dei convicimenti religiosi e degli ordinamenti politici; ma sono rarissime quelle
cause di profondo mutamento nelle condizioni dell'ambiente, che scardinano e
rinnovano, come la scoperta di leggi naturali, il perfezionamento dei mezzi
meccanici, l'uso razionale e scientifico del materiale.
Nella vita moderna il processo di conseguente svolgimento stilistico nell'architettura
si arresta. L'architettura si stacca dalla tradizione. Si ricomincia da capo
per forza.
Il calcolo sulla resistenza dei materiali, l'uso del cemento armato e del ferro
escludono l'"architettura" intesa nel senso classico e tradizionale.
I materiali moderni da costruzione e le nostre nozioni scientifiche, non si
prestano assolutamente alla disciplina degli stili storici, e sono la causa
principale dell'aspetto grottesco delle costruzioni "alla moda" nelle
quali si vorrebbe ottenere dalla leggerezza, dalla snellezza superba della poutrelle
e dalla fragilità del cemento armato, la curva pesante dell'arco e l'aspetto
massiccio del marmo.
La formidabile antitesi tra il mondo moderno e quello antico è determinata
da tutto quello che prima non c'era. Nella nostra vita sono entrati elementi
di cui gli antichi non hanno neppure sospettata la possibilità; si sono
determinate contingenze materiali e si sono rilevati atteggiamenti dello spirito
che si ripercuotono in mille effetti: primo fra tutti la formazione di un nuovo
ideale di bellezza ancora oscuro ed embrionale, ma di cui già sente il
fascino anche la folla. Abbiamo perduto il senso del monumentale, del pesante,
dello statico, ed abbiamo arricchita la nostra sensibilità del gusto
del leggero, del pratico, dell'effimero e del veloce. Sentiamo di non essere
più gli uomini delle cattedrali, dei palazzi, degli arengari; ma dei
grandi alberghi, delle stazioni ferroviarie, delle strade immense, dei porti
colossali, dei mercati coperti, delle gallerie luminose, dei rettifili, degli
sventramenti salutari.
Noi dobbiamo inventare e rifabbricare la città futurista simile ad un
immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico in ogni sua parte, e la
casa futurista simile ad una macchina gigantesca. Gli ascensori non debbono
rincantucciarsi come vermi solitari nei vani delle scale; ma le scale, divenute
inutili, devono essere abolite e gli ascensori devono inerpicarsi, come serpenti
di ferro e di vetro, lungo le facciate. La casa di cemento, di vetro, di ferro,
senza pittura e senza scultura, ricca soltanto della bellezza congenita alle
sue linee e ai suoi rilievi, straordinariamente brutta nella sua meccanica semplicità,
alta e larga quanto più è necessario, e non quanto è prescritto
dalla legge municipale, deve sorgere sull'orlo di un abisso tumultuante: la
strada, la quale non si stenderà più come un soppedaneo al livello
delle portinerie, ma si sprofonderà nella terra per parecchi piani, che
accoglieranno il traffico metropolitano e saranno congiunti, per i transiti
necessari, da passerelle metalliche e da velocissimi tapis roulants.
Bisogna abolire il decorativo. Bisogna risolvere il problema dell'architettura
futurista non più rubacchiando da fotografie della Cina, della Persia,
e del Giappone, non più imbecillendo sulle regole di Vitruvio, ma a colpi
di genio, e armati di una esperienza scientifica e tecnica. Tutto deve essere
rivoluzionato. Bisogna sfruttare i tetti, utilizzare i sotterranei, diminuire
l'importanza delle facciate, trapiantare i problemi del buon gusto dal campo
della sagometta, del capitelluccio, del portoncino, in quello più ampio
dei grandi aggruppamenti di masse, della vasta disposizione delle piante. Finiamola
coll'architettura monumentale funebre commemorativa. Buttiamo all'aria monumenti,
marciapiedi, porticati, gradinate, sprofondiamo le strade e le piazze, innalziamo
il livello delle città.
IO COMBATTO E DISPREZZO:
1. Tutta la pseudo-architettura d'avanguardia, austriaca, ungherese, tedesca
e americana;
2. Tutta l'architettura classica, solenne, ieratica, scenografica, decorativa,
monumentale, leggiadra, piacevole;
3. L'imbalsamazione, la ricostruzione, la riproduzione dei monumenti e palazzi
antichi;
4.Le linee perpendicolari e orizzontali, le forme cubiche e piramidali che sono
statiche, gravi, opprimenti ed assolutamente fuori dalla nostra nuovissima sensibilità;
5. L'uso di materiali massicci, voluminosi, duraturi, antiquati, costosi.
E PROCLAMO:
1. Che l'architettura futurista è l'architettura del calcolo, dell'audacia
temeraria e della semplicità; l'architettura del cemento armato, del
ferro, del vetro, del cartone, della fibra tessile e di tutti quei surrogati
al legno, alla pietra e al mattone che permettono di ottenere il massimo della
elasticità e della leggerezza;
2. Che l'architettura futurista non è per questo un'arida combinazione
di praticità e di utilità, ma rimane arte, cioè sintesi,
espressione;
3. Che le linee oblique e quelle ellittiche sono dinamiche, per la loro stessa
natura hanno una potenza emotiva mille volte superiore a quella delle perpendicolari
e delle orizzontali, e che non vi può essere un'architettura dinamicamente
integratrice all'infuori di esse;
4. Che la decorazione, come qualche cosa di sovrapposto all'architettura, è
un assurdo e che soltanto dall'uso e dalla di posizione originale del materiale
greggio o nudo o violentemente colorato dipende il valore decorativo dell'architettura
futurista;
5. Che, come gli antichi trassero l'ispirazione dell'arte dagli elementi della
natura, noi
- materialmente e spiritualmente artificiali - dobbiamo trovare quell'ispirazione
negli elementi del novissimo mondo meccanico che abbiamo creato, di cui l'architettura
deve essere la più bella espressione, la sintesi più completa,
l'integrazione artistica più efficace;
6. L'architettura come arte di disporre le forme degli edifici secondo criteri
prestabiliti è finita;
7. Per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà
e con grande audacia l'ambiente con l'uomo, cioè rendere il mondo delle
cose una proiezione diretta del mondo dello spirito;
8. Da un'architettura così concepita non può nascere nessuna abitudine
plastica e lineare, perché i caratteri fondamentali dell'architettura
futurista saranno la caducità e la transitorietà. Le case dureranno
meno di noi. Ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua città.
Questo costante rinnovamento dell'ambiente architettonico contribuirà
alla vittoria del Futurismo, che già si afferma con le Parole in libertà,
il Dinamismo plastico, la Musica senza quadratura e l'Arte dei rumori, e pel
quale lottiamo senza tregua contro la vigliaccheria passatista.