Il rispecchiamento
Germana Snaidero- Gruppo InterIRRE


CHE COSA E'
Attraverso la tecnica detta "ascolto attivo" l'insegnante, durante la comunicazione con lo studente, rimanda o riflette i messaggi al mittente senza anticipare le risposte. La tecnica fa parte del metodo "insegnanti efficaci", ideato da Thomas Gordon, che descrive concretamente quali siano i comportamenti che l'insegnante può adottare per stimolare la crescita e lo sviluppo, in modo autonomo, degli studenti.

Cenni storici
Nel corso del XX secolo l'analisi dell'evento didattico è stata sbilanciata o dal punto di vista del docente (il metodo, gli obiettivi da perseguire) o del discente (puerocentrismo). La necessaria considerazione delle variabili in gioco riconduce invece ad una valutazione d'insieme dei comportamenti di insegnamento-apprendimento, dove "sui primi intervengono la personalità, le caratteristiche sociologiche, i livelli di formazione professionale, i valori, gli atteggiamenti dei docenti. Sui secondi agiscono la personalità, l'abilità mentale, le attitudini, i valori, gli atteggiamenti, il livello di aspirazione e la motivazione degli studenti" (1). Dall'intrecciarsi di tali variabili, con l'influenza anche dell'ambiente scolastico, si costituisce l'interazione tra insegnante e studente, che si connota come una specifica modalità di comunicazione. Come tale, non può essere solo un mero trasferimento di nozioni, in quanto coinvolge l'intera personalità dei soggetti interessati. Ma, nell'interazione didattica, possono crearsi talvolta delle distorsioni, in cui l'effettiva situazione di asimmetria porta il docente a mettere in atto una comunicazione autoritaria centrata sul ruolo, in cui i contenuti e le nozioni non lasciano spazio alle emozioni e all'affettività, con cui invece si allacciano strettamente. Secondo Carl Rogers, per raggiungere un clima relazionale di classe positivo, è necessario pervenire ad un insegnamento antiautoritario centrato sullo studente, in cui la relazione è connotata da sentimenti di accettazione, comprensione empatica ed autenticità. Basandosi sulla filosofia e pedagogia rogersiane, Thomas Gordon ha predisposto dei brevi training per i genitori (P.E.T.: Parents Effettiveness Training) e per insegnanti, il T.E.T. (Teacher Effettiveness Training), per "insegnare a chi lavora con soggetti in età evolutiva a comunicare in modo efficace, a facilitare l'autoapprendimento, a condurre democraticamente un gruppo di discussione o di lavoro". (2)

Sintassi
Quante volte gli insegnanti esprimono la loro insoddisfazione per la mancanza di motivazione negli studenti, per il tempo perso a risolvere conflitti, e della difficoltà ad ottenere attenzione? La tesi di fondo di questo metodo è che i buoni risultati educativi si basano sulla capacità dell'insegnante di instaurare un dialogo positivo con gli studenti, riuscendo così contemporaneamente a ridurre i conflitti ed aumentare il tempo effettivo di insegnamento-apprendimento. Una delle tecniche del T.E.T. riguarda "l'ascolto attivo", con il quale gli insegnanti possono aiutare i propri studenti a superare i problemi che interferiscono con il loro profitto, dando però loro un sostegno che li induce ad una ricerca autonoma delle soluzioni.


Esempio di "ascolto attivo"
"Nel dialogo che segue, tra una studentessa e l'insegnante, si noti come quest'ultimo si comporti con abilità e responsabilità verso la ragazza, utilizzando l'ascolto attivo: l'abilità di rispondere in modo tale che chi ascolta rimanda o riflette i messaggi del mittente. La classe stava studiando la guerra d'indipendenza e alla studentessa era stato assegnato un tema su uno degli aspetti dell'argomento.
Studente: Sono venuta da lei per avere delle idee su cosa scrivere nel tema
Insegnante: Non sai quale argomento scegliere, vero?
Studente: Giusto. Sono giorni che ci penso, ma ancora non mi è venuto in mente niente. Sapevo che lei mi avrebbe dato dei suggerimenti.
Insegnante: Ti sei talmente impegnata, ma non hai ancora ottenuto dei risultati.
Studente: Quali argomenti hanno scelto gli altri studenti per ottenere dei temi veramente buoni?
Insegnante: Tu vuoi che io ti suggerisca un argomento per ottenere un tema ottimo, non è vero?
Studente: Sì, mi manca giusto una "A" di media negli esami ("A"= Advanced Level, che corrisponde al punteggio massimo).
Insegnante: Llo dici come fossi costretta a prendere il punteggio massimo.
Studente: E' così, infatti! I miei genitori sarebbero davvero contrariati se non lo ottenessi. Vogliono che io sia sempre all'altezza di mia sorella maggiore. Lei è proprio un genio.
Insegnante: Credi che loro si aspettino che tu sia brava come tua sorella a scuola.
Studente: Sì! Ma io non sono come lei. Ho altri interessi. Vorrei proprio che i miei genitori mi accettassero per quello che sono. Io sono diversa da Linda. Lei non fa altro che studiare.
Insegnante: Tu senti di essere diversa da tua sorella e vorresti che i tuoi genitori lo ammettessero.
Studente: Veramente non ho mai detto loro quello che provo, ma adesso penso proprio che lo farò. Forse la smetteranno di costringermi ad essere a tutti i costi uno studente di serie A.
Insegnante: Pensi che forse dovresti dirgli quello che provi.
Studente: Non posso arrendermi. E forse servirà a qualcosa.
Insegnante: Hai tutto da guadagnare e niente da perdere.
Studente: Giusto! Se la smettessero di pretendere il massimo da me, non dovrei preoccuparmi così tanto dei voti. Potrei rendere anche di più.
Insegnante: Potresti fare di più anche al di fuori della scuola.
Studente: Sì, ecco potrei scrivere un tema su un argomento che mi interessa, così imparo qualcosa. Grazie per avermi aiutato a risolvere questo problema.
Insegnante: Vieni pure quando vuoi." (3)


PROCEDURA

La tecnica dell'ascolto attivo, che l'insegnante mette in atto efficacemente, senza dare consigli, è un processo di rispecchiamento (feedback), ossia di decodifica corretta del messaggio intrinseco; la studentessa risale da sola al problema principale (la pressione dei genitori) ed autonomamente è portata a trovare la soluzione al suo quesito (l'argomento del tema).

Crescere imparando ad essere autonomi
E' importante sottolineare come questo metodo spieghi concretamente all'insegnante come fare per perseguire quell'importante finalità dell'insegnamento che è lo sviluppo dell'autonomia dello studente. Di fatto la scuola e gli insegnanti producono atteggiamenti di dipendenza e di immaturità negli studenti, sia perché le decisioni vengono sempre prese "dall'alto" (cosa imparare, come, quando ecc.), sia perché i docenti non sanno cosa fare per promuovere l'autonomia, l'autocritica e l'autoresponsabilità dei giovani. T. Gordon propone di superare l'impasse didattica con una serie di tecniche che rendono fattibile il raggiungimento di obiettivi altrimenti destinati a rimanere concetti astratti.
Stimoli positivi alla comunicazione

Secondo le tecniche T.E.T., gli stimoli alla comunicazione possono essere:
1. L'ascolto passivo (silenzio)
2. I cenni di attenzione
3. Le espressioni facilitanti
4. L'ascolto attivo (feedback)

L'ascolto attivo e la decodifica
L'ascolto passivo può facilitare la comunicazione, ma, non essendoci interazione, lo studente non sa se è stato compreso o meno dall'insegnante, come invece avviene durante l'ascolto attivo.
Un passaggio delicato dell'ascolto attivo, però, è la decodifica del messaggio: il ricevente fa una supposizione, perché non può essere certo di quello che lo studente sta provando.
L'insegnante può verificare se la sua decodifica del messaggio è corretta "rispecchiando" (feedback) quanto lo studente sta dicendo con una frase tipo: "Sei preoccupato perché temi che ci sia una verifica domani". Se lo studente confermerà, saprà di essere stato ascoltato e capito, e la comunicazione può continuare con successo.

Le barriere della comunicazione
Di ostacolo ad una comunicazione efficace sono quelle interazioni verbali raggruppate come barriere della comunicazione:
1. Ordinare, comandare, esigere
2. Avvertire, minacciare
3. Far la predica, rimproverare, dire cosa si deve o non si deve fare
4. Consigliare, offrire soluzioni o suggerimenti
5. Redarguire, ammonire, fare argomentazioni logiche
6. Giudicare, criticare, disapprovare, biasimare
7. Apprezzare, concordare, dare valutazioni positive
8. Definire, stereotipare, ridicolizzare
9. Interpretare, analizzare, diagnosticare
10. Rassicurare, mostrare comprensione, consolare, incoraggiare
11. Fare domande, indagare, mettere in dubbio, controinterrogare
12. Eludere, distrarre, fare del sarcasmo, fare dello spirito, cambiare argomento

Le dodici barriere della comunicazione contengono sempre il pronome "tu":
(Tu) metti a posto il banco! (comandare)
(Tu) se non la smetti di chiacchierare vai dietro la lavagna! (avvisare)
(Tu) ormai dovresti sapere come ci comporta a scuola (fare la morale)…
Se questi messaggi contenessero un "io" al posto del "tu" l'attenzione non sarebbe focalizzata sullo studente ma sull'insegnante, su cosa provava in seguito ai comportamenti dello studente. I messaggi in prima persona sono di "assunzione di responsabilità" e decodificano lo stato di fatto dell'insegnante, e gli studenti sono più sollecitati al cambiamento che da messaggi contenenti il "tu", recepiti come una valutazione negativa di se stessi (reprimere, umiliare, denigrare).
Il metodo di Thomas Gordon vuole dare agli insegnanti gli strumenti per creare dei rapporti costruttivi con gli studenti, aiutandoli a risolvere i problemi che interferiscono con il loro processo di apprendimento e con un clima sereno di classe, anche attraverso una via democratica di risoluzione dei conflitti, il cosiddetto "metodo III". Mentre il metodo I (autoritario) e il metodo II (permissivo) si basano sull'utilizzo del potere, da parte dell'insegnante o degli studenti, il metodo III mette in grado le parti coinvolte di trovare una soluzione accettabile e condivisa da tutti.

Esempio di utilizzo del metodo III
Insegnante: Non riesco a fare niente se tu e il tuo gruppo parlate così forte, ed io devo a tutti i costi finire l'esercitazione con questo altro gruppo.
Studente: Ma ci ha chiesto lei di organizzare la gita per la prossima settimana. Non vedo come potremmo organizzare la cosa senza parlare.
Insegnante: Capisco. Ma anche voi avete un lavoro urgente da fare.
Studente: Sì. Dobbiamo completare il questionario entro oggi altrimenti non avremo le copie pronte per lunedì.
Insegnante: Vedo che anche voi siete costretti a finire entro oggi quello che state facendo. Anche io mi trovo nella stessa situazione, devo assolutamente finire con questo gruppo in modo che possano andare avanti. Ma il rumore che fate mentre discutete mi dà veramente fastidio, non riesco a concentrarmi. E' proprio un problema.
Studente: Davvero?
Insegnante: Hai qualche idea su come potremmo risolvere il conflitto in modo che possa andare bene per tutti e due
Studente: Bene…se per lei va bene, il nostro gruppo potrebbe andare a lavorare nella saletta conferenze in fondo all'atrio. E' sempre vuota in questo periodo
Insegnante: Questo potrebbe risolvere il problema per entrambi. E riuscite a finire il lavoro entro oggi, oppure avete bisogno di usare la saletta conferenze di nuovo domani?
Studente: Sì, credo che finiremo oggi.(4)
L'ascolto attivo e i messaggi in prima persona hanno permesso un confronto efficace; la soluzione è stata concordata con soddisfazione di entrambi. Non ci sono stati né vinti né vincitori, perché sia l'insegnante che lo studente hanno vinto senza dover ricorrere all'esercizio del potere.


NOTE
1. Mario Gennari (a cura di), Didattica generale, Bompiani, 1996, pag.53
2. Thomas Gordon, Insegnanti efficaci, Giunti Lisciani Editori, 1993, pag.17
3. Ibidem, pagg.27/28
4. ibidem, pagg.193/194

tratto da

http://www.mariafamiglietti.it/rispecchiamento.htm