L'accoglienza degli alunni stranieri e la gestione della classe multiculturale

Lucia Maddii

La presenza di alunni stranieri ha rappresentato per la scuola italiana, e rappresenta tuttora, una sfida e uno stimolo per rinnovarsi. Anche se ormai non si può più parlare di emergenza e di novità, gli insegnanti, che si trovano per la prima volta di fronte ad un alunno di cultura e lingua diverse, hanno la sensazione di non avere alcun strumento e alcuna preparazione per affrontare la nuova esperienza. Tuttavia dobbiamo tener presente che è il numero degli alunni stranieri nelle nostre scuole è in crescita costante dal 1985, dunque non può essere definito nuovo e inaspettato il loro 'arrivo. Possiamo dire che la presenza di questi alunni nelle scuole ormai è strutturale: alcuni sono nati e cresciuti in Italia ), altri arrivano per ricongiungimento familiare, altri ancora sono arrivati da soli. Ognuno di essi ha bisogni educativi e livelli di competenza diversi, rendendo le classi ancora più eterogenee ( anche se non mi stanco mai di ripetere che la diversità di lingua e cultura è sempre stata presente nelle scuole, ma non era visibile perché non colorata). Le difficoltà relative alla accoglienza di lingue e culture diverse nelle classi hanno messo in evidenza, con maggiore forza, aspetti didattici, organizzativi e relazionali poco adeguati non solo alla gestione del plurilinguismo e del multiculturalismo, ma anche delle stesse diversità che normalmente si riscontrano all'interno della classe.
Le pari opportunità di successo scolastico
L'accoglienza è solo la prima fase del lungo percorso per l'integrazione o inter- azione sociale e scolastica di persone di culture e lingue diverse; questo percorso deve avere come obiettivo principale la garanzia delle pari opportunità di successo scolastico il che significa, da un punto di vista strettamente pratico, garantire la possibilità di accedere alle informazioni e al sapere, e ,soprattutto, di sviluppare le proprie competenze e la propria personalità (o meglio ancora la propria identità personale e culturale).
Rimanendo in ambito scolastico, dare ai genitori e agli studenti stranieri la possibilità di accesso alle informazioni vuol dire che esse devono, per esempio, conoscere il funzionamento della scuola e del sistema formativo italiano e questo è possibile solo se le informazioni sono fornite anche nella lingua di origine. Una buona parte dei genitori stranieri (e dei loro figli), infatti, non conosce il sistema scolastico italiano, le regole della scuola, il suo funzionamento; se il genitore poi è da poco tempo in Italia non conosce nemmeno la lingua e dunque incontra enormi difficoltà nel comprendere i moduli di iscrizione, le domande per accedere ai servizi di mensa e trasposto, per scegliere di avvalersi o non avvalersi della religione cattolica e gli avvisi scuola- famiglia. E' dunque importante che le segreterie scolastiche, gli insegnanti e i dirigenti possano avere a disposizione tutta una serie di modulistica tradotta in più lingue, una guida alla scuola italiana e un vademecum aggiornato con i servizi offerti dal singolo istituto scolastico, le sue regole, gli indirizzi e i numeri di telefono utili per i genitori stranieri (dall'ufficio scuola del comune, all'ambulatorio dove effettuare le vaccinazioni, alle associazioni presenti sul territorio…). Non tutto è da costruire: ormai da tempo associazioni attive in questo campo (dal COSPE di Firenze, al CD/LEI di Bologna, al Centro Come di Milano) hanno messo a punto tutta una serie di documenti e avvisi scuola-famiglia tradotti in più lingue e che possono essere richiesti o reperiti direttamente anche sul Web . Anche alcuni Comuni italiani hanno pubblicato e distribuito guide multilingue per aiutare le famiglie straniere ad orientarsi nel sistema dei servizi. Ad ogni singolo istituto resta poi il compito di far diventare plurilingue la propria scuola anche semplicemente con i cartellini delle indicazioni (segreteria, presidenza, palestra…) in più lingue (perché non cominciamo, ad esempio, anche solo con la traduzione in inglese che è la lingua studiata nella maggior parte degli studenti italiani?).
Per un genitore, inoltre, è molto importante poter interagire nei colloqui individuali, partecipare alle assemblee e tutto questo può essere possibile solo se è presente il mediatore. L'utilizzo dei figli, soluzione di "ripiego" molto frequente, non è molto opportuna in primo luogo perché i bambini possono non saper spiegare bene al genitore tutto quello che viene detto, in secondo luogo perché il prestigio del genitore viene sminuito, poiché si troverebbe ad essere dipendente dal figlio per lo svolgimento del proprio ruolo di padre o di madre. La soluzione a lungo termine è sicuramente quella di fornire anche agli adulti tutti gli strumenti linguistici che possano consentire loro di svolgere in pieno il loro ruolo di genitori, ma in questa sede non è possibile approfondire questo argomento perché si aprirebbe un nuovo capitolo riguardante l'educazione degli adulti (che non è il tema di questa comunicazione). Negli ultimi tempi comunque vado sempre di più maturando la convinzione che l'atteggiamento della famiglia nei confronti della scuola italiana, il progetto migratorio che i genitori si sono fatti, le aspettative nei confronti del figlio/a hanno una rilevante influenza sull'andamento scolastico dell'alunno e sul suo atteggiamento nei confronti dell'apprendimento. L'attenzione alla valorizzazione dei genitori stranieri all'interno della scuola è importante per garantire ai loro figli lo sviluppo di una positiva identità personale e culturale. E' chiaro che nel lungo processo di definizione identitaria entrano in gioco così tanti fattori sui quali la scuola solo in parte può intervenire direttamente: le attività di valorizzazione della lingua e della cultura di origine, le attività interculturali, le iniziative di sostegno per le famiglie immigrate, la valorizzazione delle competenze dei genitori stranieri rientrano comunque nel raggio di azione della scuola. Sarebbe inoltre importante che gli adulti fossero messi in grado di seguire i propri figli nei compiti: in alcune parti dell'Inghilterra, nel West Sussex , per esempio, il servizio di educazione degli adulti ha organizzato la "scuola di famiglia": in alcuni casi madri (o entrambi i genitori) e figli frequentano la stessa scuola e svolgono attività parallele, in altri casi l'operatore si reca nelle case per assistere i bambini nei compiti di casa e nello stesso tempo istruisce anche le madri che non possono recarsi a scuola per motivi familiari o religiosi. Ritengo che sia un esempio interessante da poter prendere come modello e sviluppare nelle nostre realtà locali.

Alla luce di quanto detto sopra appare chiaro come sia importante avere a disposizione persone che conoscono le lingue di origine dei nostri allievi. Per il semplice lavoro di traduzione possono essere coinvolti anche gli studenti e le famiglie che da più tempo risiedono in Italia: non è necessario il mediatore linguistico o il mediatore culturale ed anzi potrebbe essere l'occasione per valorizzare le competenze di queste persone. Una cosa completamente diversa e più delicata riguarda invece il rapporto scuola- famiglia: in questo caso la presenza di personale qualificato assicura una migliore conduzione dei colloqui e una minore incidenza di "conflitti" fra gli insegnanti e i genitori dei ragazzi nuovi arrivati. E' importante infatti che il mediatore sia una figura capace di offrire non solo la semplice traduzione da una lingua all'altra, ma da una lingua-cultura ad un'altra lingua-cultura, insomma da un sistema culturale ad un altro. Talvolta, infatti, le incomprensioni che sorgono fra la famiglia e la scuola non riguardano tanto la conoscenza o meno della lingua quanto il contrasto, o l'incompatibilità, fra il sistema di valori della famiglia e quello della scuola o del singolo insegnante. E' compito dunque del mediatore, come dice la parola stessa, riuscire prima di tutto a spiegare i diversi punti di vista e soprattutto aiutare a trovare un accordo fra la famiglia e la scuola. Anche se questo talvolta non è possibile, perché su certi nodi critici è difficile la mediazione, la presenza di questa figura professionale aiuta comunque a capire il perché degli insuccessi o dei successi nel percorso di conoscenza reciproca e può aiutare anche a ricercare forme diverse di partecipazione alla vita scolastica delle famiglie immigrate.

Anche se è evidente, mi sembra utile ripetere che per garantire il successo scolastico degli alunni stranieri occorre dare la possibilità di accedere al sapere: questo significa fornire gli strumenti linguistici indispensabili per lo studio (nonché chiaramente per interagire nella vita quotidiana e nell'ambiente scolastico) e sostenere lo sviluppo cognitivo valorizzando le diverse competenze (o intelligenze multiple).
Poiché la lingua è un oggetto complesso, multifunzionale, (perché serve per agire, rappresentare, costruire la propria immagine, l'appartenenza ad un gruppo e ad una cultura…..) e multistratificato (perché in essa i piani cognitivo, affettivo e sociale si intrecciano strettamente), nella didattica dell'italiano seconda lingua occorre tener presente anche altri fattori che non sembrano entrare direttamente in gioco nel processo di insegnamento, ma che influiscono in maniera importante sull'acquisizione di una nuova lingua: il rapporto scuola-famiglia, ad esempio, il mantenimento (o la perdita) della lingua e della cultura di origine, lo sviluppo e la ridefinizione della propria identità culturale e personale…
Fattori quali l'ansia o il disagio influiscono sulla qualità e sui tempi dell'apprendimento, così come la motivazione , che può essere molto diversa da bambino a bambino, anche in base alle aspettative e al progetto migratorio della famiglia (come accennavo poco sopra): una scuola o un istituto che tenga presente tutti questi fattori, e le complesse dinamiche che entrano nella ridefinizione dei parametri comunicativi e culturali, garantirà sicuramente migliori risultati anche da un punto di vista strettamente linguistico.

Quali sono le strategie organizzative e didattiche sperimentate per l'accoglienza degli alunni stranieri?

Molti docenti sono convinti della necessità di una accoglienza "morbida" che eviti il più possibile i disagi del nuovo alunno: per far questo occorre avere a disposizione del personale, oltre gli insegnanti di classe, che possa curare questo momento delicato, usufruendo anche della disponibilità di un mediatore. Le convinzioni degli insegnanti e le proposte da loro elaborate si sono scontrate, spesso, con difficoltà a carattere organizzativo dovute a mancanza di personale o di finanziamenti; queste difficoltà riguardano soprattutto degli istituti che hanno una percentuale di alunni stranieri inferiore al 10% (e quindi non possono richiedere personale aggiuntivo in organico per occuparsi di questi problemi particolari). Tutte le scuole hanno comunque lavorato molto in questi anni per individuare, in base alle proprie risorse e alla realtà nella quale operano, le migliori strategie possibili per l'accoglienza. Vediamo che cosa è successo nella nostra regione.
In Toscana siamo fortunatamente ad un buon livello di elaborazione di strategie per l'accoglienza anche se manca ancora un network che metta in contatto le scuole e favorisca lo scambio di materiali e di esperienze. Tutto questo eviterebbe alle scuole inutili perdite di tempo nel dover far tradurre documenti, sperimentare strategie organizzative che altre scuole hanno già scartato perché poco fruttuose o addirittura dannose e in sostanza di cominciare sempre dall'anno zero.
Potendo fare una panoramica che riassuma brevemente le strade già percorse dalle diverse scuole toscane, nel quadro della accoglienza, succede spesso che dopo un periodo di sperimentazione "per prove ed errori" si arriva alla redazione di un protocollo dell'accoglienza nel quale viene stabilito e approvato a livello collegiale: le modalità di iscrizione per gli alunni stranieri, i criteri per le iscrizioni alle classi (nel rispetto della normativa vigente) le modalità di inserimento nella classe e le azioni per conoscere la biografia linguistica e scolastica del nuovo alunno (questionario bilingue, ad esempio, colloquio con il mediatore, colloquio con la famiglia ..), le attività per favorire l'inserimento nella classe (attività manipolative, giochi, lavori di gruppo,…..). Nelle scuole che hanno la possibilità di usufruire di un servizio di traduzione, ma anche semplicemente, nelle scuole dove sono presenti ragazzi con un buon livello di alfabetizzazione nella prima lingua, si lavora anche per la costruzione di strumenti bilingui per la prima accoglienza: dal vademecum per orientarsi nelle regole e nel funzionamento della scuola, ai vocabolari per immagini con le "parole della scuola" (oggetti, persone, azioni che si svolgono nell'ambiente scolastico) ai cartellini bilingui per indicare la segreteria, la presidenza, la palestra…
Per garantire comunque la possibilità di comunicare con il nuovo arrivato e alleviare il disorientamento iniziale , alcune scuole hanno scelto di coinvolgere i mediatori linguistici che possono accompagnare il ragazzo nelle prime settimane dell'inserimento scolastico: in alcuni casi i mediatori intervengono solo negli incontri iniziali, per un colloquio informale con la famiglia e/o con l'allievo, in altri casi il nuovo arrivato viene "affidato" nelle prime settimane, e per una parte dell'orario scolastico, al mediatore che lo aiuta ad orientarsi nella nuova scuola e ad apprendere i primi strumenti linguistici.
Una attenzione particolare viene rivolta verso l'insegnamento/apprendimento della lingua che è, nelle affermazioni dei docenti, uno dei problemi principali poiché la non conoscenza dell'italiano impedisce la partecipazione alla vita della classe e lo studio delle diverse discipline (quando il nuovo inserimento si verifica dopo la terza/quarta classe elementare).
Per comodità possiamo parlare di quattro diverse modalità di lavoro, che spesso, comunque, si ritrovano utilizzate in maniera combinata
- l'insegnante (gli insegnanti) di classe ricavano all'interno del loro orario alcuni momenti per seguire individualmente il ragazzo, preparando i materiali in base ad una programmazione individualizzata; organizzano lavori di gruppo e affidano, per alcune attività, il ragazzo straniero ad un compagno che lo possa aiutare;
- gli insegnanti, con l'ausilio di colleghi (spesso docenti incaricati di seguire i bambini stranieri) organizzano laboratori, anche a classi aperte, per attività di teatro, pittura, ma anche per percorsi a carattere interdisciplinare, o relativi ad una solo disciplina; frequentemente le tematiche trattate nei laboratori hanno un carattere interculturale. I bambini stranieri lavorano in gruppo e partecipano ai lavori anche se con compiti graduati secondo il loro livello di competenza linguistica;
- gli alunni vengono inseriti normalmente nelle classi, ma per alcune ore svolgono attività nei laboratori linguistici con insegnanti di ruolo, che si occupano quasi esclusivamente della prima alfabetizzazione, o con personale esterno assunto a contratto dalla scuola (frequentemente anche dal Comune). Le ore di laboratorio variano in base alle necessità e vanno da un minimo di due a un massimo di dodici ore. Nel laboratorio si svolgono prevalentemente attività di insegnamento della lingua, anche se, soprattutto con i più piccoli, si organizzano attività ludiche, motorie, pittoriche o manipolative;
- gli alunni per una parte dell'orario escono dalla classe e dalla scuola per seguire un corso di italiano in un "centro di alfabetizzazione" tenuto generalmente da insegnanti di ruolo assegnati ai centri: la frequenza ai corsi dipende dal livello di competenza e dovrebbe essere limitata anche nel tempo (dai tre ai sei mesi generalmente).
La strutturazione di percorsi individualizzati è una delle strategie messe più frequentemente in atto dagli insegnanti: può sembrare la soluzione più semplice, ma è realisticamente attuabile solo quando sono presenti uno o due alunni stranieri nuovi arrivati o comunque con una competenza in L2 non equivalente ai nativi; nelle classi ad alta presenza di alunni non italofoni è difficilmente praticabile poiché significherebbe predisporre 8/10 programmazioni individualizzate e non lavorare più a "gruppo classe". Questo non significa che l'insegnamento non sia comunque individualizzato in alcuni momenti: soprattutto per i nuovi arrivati è necessario predisporre materiali specifici che consentano loro di acquisire i primi strumenti per comunicare in classe. I laboratori linguistici e di alfabetizzazione, che possono essere organizzati utilizzando personale aggiuntivo o gli stessi insegnanti di classe, hanno lo scopo di lavorare in maniera mirata sui bisogni specifici degli alunni stranieri. Gli alunni che necessitano di interventi specifici vengono indirizzati ai laboratori con una frequenza che varia dal livello di competenza: per esperienza personale la frequenza di queste attività fuori dalla classe non dovrebbe superare le due ore giornaliere, anche in un "tempo pieno" ; per gli alunni nuovi arrivati sono dunque consigliabili un massimo di dieci ore settimanali che andranno ridotte gradatamente quando l'alunno avrà acquisito una minima competenza comunicativa. All'interno della classe, per gestire al meglio i numerosi livelli di competenza ,è consigliabile organizzare frequentemente lavori di gruppo per qualsiasi disciplina e laboratori a classi aperte. La costituzione dei gruppi deve essere attentamente valutata dagli insegnanti che devono prima di tutto cercare di non ricreare la situazione relazionale della classe (evitando di riconfermare i "gruppetti" chiusi che spesso si formano) e in particolare devono fare in modo che le singole competenze siano valorizzate e che tutti possano dare il loro contributo; per quanto il lavoro di gruppo possa sembrare un "metodo democratico" in realtà è necessaria una organizzazione ferrea da parte dell'insegnante per garantirne la buona riuscita; in classi con numerosi livelli e nazionalità diverse si rischia spesso di creare gruppetti di livello che non servono a niente, d'altra parte mettere alunni con competenze linguistiche così differenziate senza aver stabilito con esattezza i compiti, può essere un invito per il non italofono a demandare lo svolgimento del proprio compito al compagno più competente
Per quanto riguarda invece le iniziative di educazione interculturale e di valorizzazione della lingua di origine, molto brevemente, sono ancora presenti in alcune scuole attività che si soffermano solo sugli aspetti folcloristici di una cultura, mentre in altre situazioni si sono sperimentati percorsi di educazione interculturale intorno a dei nuclei tematici (ad esempio la famiglia, il cibo, i giochi…); solo un ristrettissimo numero di scuole sta invece tentando di costruire spezzoni di curricolo in prospettiva interculturale (soprattutto in storia e geografia) . La lingua di origine generalmente trova poco spazio all'interno della scuola, soprattutto in quelle con numerose cittadinanze presenti, mentre nei casi di scuole con una o due sole lingue diverse dall'italiano, talvolta, sono organizzati laboratori bilingui o corsi di lingua di origine.

Riflessioni finali e proposte

Dopo aver fatto questa breve panoramica sulle diverse modalità di accoglienza e di insegnamento dell'italiano L2, vorrei concludere con alcune riflessioni personali.
Per quanto riguarda l'accoglienza, ritengo che le modalità accennate sopra, e che sono state sperimentate fino ad oggi, abbiano dato buoni risultati quando sono state combinate fra di loro e accompagnate da una preparazione degli insegnanti alla gestione della comunicazione interculturale, formazione che ha favorito la comprensione delle difficoltà e la risoluzione di eventuali "incidenti interculturali". Una particolare attenzione va posta chiaramente all'utilizzo del mediatore il quale deve costituire una figura di supporto per l'insegnante, ma non sostitutiva, per questo sono favorevole ad un loro intervento nelle prime fasi dell'inserimento, a patto che non sia troppo prolungato nel tempo e che non diventi un "sostegno" all'interno della classe (con il mediatore cioè che affianca l'alunno e traduce la spiegazione dell'insegnante).
Per quanto riguarda invece l'insegnamento della lingua ritengo che non ci sia poi una soluzione migliore delle altre, perché dipende molto dal numero di alunni presenti nelle classi e dalle risorse disponibili; oltretutto le prime tre soluzioni presentate (programmazione individuale, laboratori in classe e laboratori linguistici) possono essere attuate contemporaneamente e forse la combinazione di queste diverse strategie rappresenta la soluzione migliore, anche se talvolta possono mancare le risorse per poterla attuare. Ho invece alcune perplessità riguardo alle classi di accoglienza (sul modello delle CLIN francesi) dove gli alunni nuovi arrivati seguono un corso intensivo di lingua prima di essere inseriti in classe che a mio parere entrano un po' in contraddizione con quelle che sono le metodologie dell'accoglienza: il ragazzo nuovo arrivato, infatti, dovrebbe avere da subito la sensazione di essere parte integrante della classe ; inoltre i bambini imparano l'italiano molto di più dall'interazione con i coetanei che dall'insegnante, quindi dovrebbero essere al contrario favorite le occasioni di comunicazione con i compagni italofoni. . Altra perplessità sorge anche riguardo alla composizione delle classi di accoglienza, che risultano lo stesso eterogenee e piuttosto numerose: mi chiedo se in condizioni del genere, sia possibile intervenire in maniera mirata come in un laboratorio linguistico dove, generalmente, i gruppi non sono mai costituiti da più di 6/7 ragazzi.
Per quanto riguarda la gestione della classe plurilingue, il metodo del cooperative learning è a mio parere in grado di rispondere ai problemi posti dai livelli sempre più crescenti di eterogeneità attraverso interventi individualizzati, alle difficoltà degli insegnanti nel creare una "comunità di apprendimento"; è un metodo capace di affrontare i problemi legati alla motivazione e all'apprendimento disciplinare e di rispondere alla richiesta di costruire nuove e maggiori competenze facendo attenzione anche ai processi di apprendimento. Il cooperative learning nella sua elaborazione italiana di Comoglio (1996) si articola su quattro dimensioni: l'insegnamento individualizzato, la comunità di apprendimento, la valutazione autentica e la cognizione distribuita. Nel gruppo cooperativo, affrontando situazioni complesse e sfidanti, i ragazzi imparano ad imparare, le risorse personali vengono valorizzate e si sviluppano abilità cognitive talvolta superiori rispetto a quelle richieste dai compiti tradizionali. Il metodo cooperativo sviluppa chiaramente anche abilità sociali che vanno dalla responsabilità individuale alla collaborazione, alla accettazione delle differenze …..Ovviamente prima di applicare il cooperative learning, occorre conoscerlo attentamente, altrimenti c'è il rischio di banalizzarlo e renderlo poco efficace.

Per verificare quale sia stata fino ad ora la ricaduta delle iniziative adottate per l'accoglienza degli alunni stranieri occorre una valutazione oggettiva del loro successo scolastico in termini di minore tasso di abbandono, minore tasso di ritardo e maggiore presenza nelle scuole superiori (non solo i tecnici o i professionali).
Se utilizziamo i parametri sopra individuati, comunque, dobbiamo dire chela strada per garantire le pari opportunità di successo scolastico degli alunni stranieri è ancora piuttosto lunga, perché sono pochi i ragazzi che proseguono gli studi nelle scuole superiori e soprattutto solo una minima parte di essi riesce a conseguire il diploma (non parliamo poi della laurea). Anche i dati sugli abbandoni e i ritardi scolastici non sono confortanti soprattutto se guardiamo quelli delle medie inferiori e superiori. Esiste ancora molto lavoro da fare ed è solo attraverso la capitalizzazione e lo scambio di esperienze che possiamo individuare le strategie migliori per rispondere ai bisogni di questa particolare utenza ed evitare che ogni volta le scuole debbano inventarsi modalità di lavoro ripercorrendo magari strade che si sono già dimostrate poco fruttuose.


Bibliografia

Balboni P. (a cura di), ALIAS Approccio alla lingua italiana per allievi stranieri, Theorema libri, 2000

Comoglio M. Insegnamento e apprendimento in gruppo: il cooperative learning, Roma, LAS 1996

L. Maddii "L'italiano come seconda lingua. Riflessioni sulle esperienze in una scuola ad alta presenza di alunni cinesi" in LEND- Lingua e nuova didattica- Febbraio 1999- anno XXVIII.

L. Maddii," Percorsi didattici per favorire l'apprendimento dell'italiano in una scuola ad alta presenza di alunni cinesi" Atti del convegno ILSA La gestione del plurilinguismo nelle classi multiculturali

- L. Maddii "L'accoglienza degli alunni stranieri: questioni e proposte" In Iter on line - Treccani del 22 marzo 2002
http://www.treccani.it/iteronline2002/la_scuola_altrove/archivio/22-03-02/index.htm

Materiali didattici e risorse sul Web

L. Maddii, Dire, fare, comunicare- Quaderni operativi per l'apprendimento dell'italiano L2, Vannini ed, Gussago (Brescia) 2000

AA.VV. Parole non dette schede di rilevamento delle abilità extralinguistiche per gli alunni delle scuole dell'obbligo, Gussago (Brescia), Vannini 2002

Formosa S. Omodeo M. Questionario bilingue per gli studenti Gussago (Brescia), Vannini 2000

http://www.socrates-me-too.org
materiale per l'apprendimento dell'italiano e delle lingue di origine

Progetto ALIAS- Università di Venezia
- http://www.unive.it/progettoalias
si possono scaricare documenti, indicazioni, articoli, materiali (soprattutto per quanto riguarda i minori stranieri)

http://www.irre.toscana.it/italiano_l2/index.htm

sezione del sito dell'IRRE Toscana dedicate al corso di formazione per operatori dei CTP su insegnamento e apprendimento dell'italiano L2. Sono presenti articoli di esperti, materiali di lavoro e un forum di discussione.

http://www.initonline.it/index.htm

Periodico on line quadrimestrale di servizio per gli insegnanti di italiano come lingua straniera


http://www.crocusproject.net

Progetto del COSPE (Cross Cultural satellite service)
portale che offre uno sportello informativo per le famiglie straniere e per le scuole, un corso di italiano a distanza e un percorso di informazione e di formazione per gli insegnanti:

http://www.edscuola.it/stranieri.html

in questo sito si possono trovare materiali divisi per varie tematiche.
educazione interculturale, progetti, didattica della lingua, interviste e articoli, norme, faq

http://www.didaweb.net/materiali.php

un luogo virtuale dove i ricercatori scolastici pubblicano materiali strutturati per una didattica realizzata attraverso la rete

http://www.scintille.it
pagine dedicate al cooperative learning

ottimi siti per trovare canzoni, favole, filastrocche, indovinelli, giochi,
http://www.pimpa.it
http://www.bambini.it/
http://www.lagirandola.it
http://www.melevisione.rai.it/
http://www.filastrocche.it/
http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/

 

 

 

 

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