|
Principi
di glottodidattica e metodi d'insegnamento
Massimo
Maggini
La
glottodidattica è una scienza teorico-pratica che ha come scopo
la risoluzione dei problemi di insegnamento/apprendimento di una seconda
lingua.
La natura di questa scienza è di carattere interdisciplinare, in
quanto essa si nutre degli apporti di altre discipline finalizzando questi
molteplici contributi ai propri scopi risolutivi.
Gli strumenti logico-concettuali del glottodidatta sono dunque non solo
quelli dell'assunzione di quei contenuti disciplinari pertinenti al proprio
discorso teorico-pratico, ma anche quelli dell'implicazione, secondo i
quali è necessario operare un rigoroso filtro agli apporti delle
discipline "amiche" a favore esclusivo dell'orizzonte teorico
della glottodidattica.
Ad esempio, se le ricerche nel campo pedagogico vanno in una certa direzione,
allora per la glottodidattica potrebbero essere colte determinate implicazioni,
che non sono automatiche, ma selezionate e trattate secondo l'angolo visuale
che le è proprio.
La costellazione disciplinare della glottodidattica è costituita
dalle scienze del linguaggio, da quelle dell'educazione (alla confluenza
delle quali essa si colloca), dalle scienze psicologiche e da quelle della
comunicazione (cfr.Porcelli G.e Balboni P., 1991).


2.1
Scienze del linguaggio
Le
scienze del linguaggio a cui fa riferimento la glottodidattica comprendono
le seguenti discipline:
a.
La
linguistica teorica : - A partire dalle acquisizioni di De Saussure
(fondamentale è il Corso di linguistica generale) fino alle più
recenti riflessioni di Chomsky (in particolare è di estrema
importanza l'ipotesi chomskiana dell'esistenza di un meccanismo innato
di acquisizione
linguistica , Language Acquisition Device, cfr. Chomsky, 1969).
Possiamo analizzare i principali metodi d'insegnamento a partire dalla
teoria linguistica di riferimento. Il metodo audio-orale presupponeva
una teoria strutturalista della lingua. Bloomfield è il linguista
americano che con la sua metodologia definita "tassonomica"
più influenzerà la didattica linguistica centrata sull'uso
automatico delle strutture formali della lingua. Gli approcci comunicativi
presuppongono invece una teoria linguistica di tipo interattivo comunicativa.
Fondamentali in questo senso sono stati i contributi della sociolinguistica
americana e della pragmalinguistica per quanto concerne le nozioni di
"competenza comunicativa" e di "funzione comunicativa".
Esistono peraltro metodi d'insegnamento che non hanno alcuna esplicita
teoria linguistica di riferimento, come, ad esempio, il metodo grammaticale-traduttivo.
b.
La linguistica testuale :- Il termine Textlinguistik è stato
introdotto per la prima volta dallo
studioso tedesco Weinrich (1967). Il luogo dove principalmente si è
sviluppata la linguistica
testuale è la Germania (Weinrich, Hartmann, Rieser, Petöfi,
Schmidt);
Fuori della Germania ci sono stati i contributi olandesi di van Dijk
e quelli di Dressler (1974)
a Vienna.
Per la didattica delle lingue straniere è di fondamentale rilievo
il superamento della frase come
unità linguistica per approdare al concetto di "testo".
I metodi formalistici da quello grammaticale-traduttivo a quello audio-orale
di marca strutturalista erano tutti ancorati ad una pratica pedagogica
centrata sull'unità frasale, per lo più priva di contesto.
Elementi costitutivi della testualità sono e nozioni di "coerenza"
e di "coesione" (per quest'ultimo concetto è stato
influente il saggio
Cohesion in English di Halliday, Hasan (1976) );
Gli studi di Werlich sui tipi testuali (Textsorten) determinano altre
importanti implicazioni per
la glottodidattica.
c. La linguistica pragmatica:- La teoria degli atti linguistici
(Austin 1962, Searle 1969) ha avuto
delle forti ricadute negli anni Settanta sulla didattica delle lingue
straniere. Su impulso degli
esperti del Consiglio di Europa l'insegnamento comunicativo basato sugli
atti
comunicativi ha trovato delle specificazioni nelle varie lingue europee
("Threshold Level" per
l'inglese ad opera di J.A.van Ek nel 1975, " Un Niveau Seuil"
per il francese di D.Coste et al.
nel 1976 e il " Livello Soglia" per l'italiano di N. Galli
de' Paratesi nel 1981).
La linguistica pragmatica costituisce un indirizzo recente (ne sono
stati teorizzatori negli anni
Settanta i tedeschi D.Wunderlich e U.Maas, cfr.Wunderlich D. Sprechakte
, 1972, in Maas e Wundelich,
Pragmatik und sprachliches Handeln. Mit einer Kritik am Funkkolleg "Sprache",
Athenäum,
Frankfurt am Main, pp.69-188 ) che si concentra sul parlare come azione
e studia come si
stabilisca, si mantenga e si modifichi il rapporto tra interlocutori,
come si possa influire sugli
altri attraverso il linguaggio.
d. La
linguistica acquisizionale: - Studia l'apprendimento spontaneo di
una seconda lingua. In Italia è stato Gaetano Berruto a proporre
nel 1998 la denominazione di "linguistica acquisizionale"
all'ultima azione di ricerca interuniversitaria sullo sviluppo della
sintassi in italiano L2 all'interno della pluriennale serie di indagini
condotte sotto il nome di "progetto di Pavia"sull'apprendimento
spontaneo della nostra lingua da parte di immigrati stranieri (G.Ramat
1993,2001, Vedovelli 1995)
e. La fonetica, la fonologia: - È di estrema importanza
per chi inizia a studiare una seconda lingua
saperne discriminare e riprodurre i suoni. È pertanto consigliabile
un immediato addestramento
fonologico che abitui gli studenti a riconoscere somiglianze e differenze
fra il sistema fonologico di appartenenza e quello della lingua oggetto
di studio.
Alla nascita della fonetica descrittiva nel XIX secolo è legato
il metodo diretto che trae origine dal movimento di riforma linguistica
di fine ottocento.
Per quanto concerne l'italiano si possono seguire i suggerimenti di
Canepari (1979) che consiglia per un insegnamento pratico agli stranieri
un sistema ridotto, semplificato dei fonemi dell'italiano: in questa
ottica vengono meno le distinzioni tra /e / e /o ±/ e fra
i fonemi consonantici /s z/ in posizione intervocalica (come del resto
avviene in molti italiani regionali) (cfr. A.L.Lepschy e G.Lepschy,
1986: 81-87).
f.
La grammatica (morfologia e sintassi): - Negli insegnamenti comunicativi
oggi prevalenti nella didattica delle lingue straniere c'è stata
una importante riconsiderazione della riflessione grammaticale, che
in un primo momento in una logica di contrapposizione con i metodi precedenti
era stata trascurata. Attivare una riflessione consapevole sui meccanismi
morfologici e sintattici è un momento importante dell'apprendimento
linguistico che ha delle significative ricadute su una maggiore capacità
d'uso della lingua;
g. La semantica: - Lo studio dei significati ha avuto delle forti
ripercussioni, anche se indirette, sulla pedagogia linguistica. Il metodo
comunicativo negli anni Settanta è stato caratterizzato da un
indirizzo semantico. Il concetto di "nozione" nell'approccio
nozionale-funzionale ne è una precisa testimonianza (Wilkins
1976, Notional Syllabuses). Anche lo studio grammaticale nella didattica
delle lingue straniere è stato orientato verso l'analisi dei
significati delle strutture morfo-sintattiche.
h. Dialettologia: - Lo studio storico e descrittivo dei dialetti
per una lingua come l'italiano ha una valenza particolare per chi insegna
questa lingua soprattutto come lingua etnica ai gruppi di dialettofoni
di terza generazione.
i.
Sociolinguistica:
- Gli studi americani di sociolinguistica hanno avuto delle fondamentali
ripercussioni sui nuovi indirizzi didattico-metodologici nell'insegnamento
delle lingue straniere (il concetto di "competenza comunicativa"
in Hymes, 1972, è di particolare rilevo per gli approcci comunicativi:
Communicative Syllabus Design, Munby 1978 ). Non esiste una lingua italiana
omogenea, modello unico da trasmettere, ma esistono le varietà
dell'italiano (dialetti, varietà regionali, italiano standard,
italiano popolare) di cui bisogna tenere conto nell'insegnamento
l.
Neurolinguistica:
- Questa disciplina diadica, cioè di confine fra linguistica
e neurologia può avere degli interessanti collegamenti con gli
studi di glottodidattica.
Uno studioso canadese (Danesi, 1988) in particolare è stato attento
a cogliere le implicazioni per
la glottodidattica delle più recenti acquisizioni della neurolinguistica
(bilateralità
complementare dei due emisferi cerebrali che produce interessanti implicazioni
in sede
glottodidattica come l'adozione di strategie bimodali: Danesi consiglia
di seguire un precisa
direzionalità dell'insegnamento, nel senso di procedere dall'emisfero
destro legato al contesto e
alle funzioni globali per pervenire successivamente a quello sinistro
legato alle funzioni più
analitiche).
Con l'avvento delle nuove tecnologie multimediali in tutti i campi del
sapere, anche
l'apprendimento linguistico può avvantaggiarsi dagli stimoli
polisensoriali delle strumentazioni
informatiche. La nuova macchina multimediale con i suoi programmi interattivi
finalizzati
all'apprendimento di una seconda lingua si rivolge e stimola in parallelo
entrambi gli emisferi
cerebrali .
Gli ambiti cognitivi e affettivi dell'allievo sono sollecitati in uguale
intensità dal software
multimediale.
Le teorie neurolinguistiche trovano nel nuovo assetto didattico multimediale
il terreno più
favorevole per una verifica sperimentale e una ricercazione volta a
favorire i processi di
apprendimento linguistico.
2.2.
Scienze dell'educazione
Le
scienze dell'educazione comprendono:
a.
La pedagogia:
- Disciplina fondamentale per l'insegnante impegnato con tipologie diverse
di
discenti (bambini, adolescenti, adulti). L'aspetto che accomuna maggiormente
sul piano
pedagogico approcci e metodologie sviluppatesi negli ultimi quindici
anni è quello di
considerare il processo di apprendimento dal punto di vista del discente.
Al centro del processo
educativo deve essere l'apprendente con i suoi bisogni ed interessi
(per la teoria dei bisogni di
apprendimento cfr.Richterich 1975, 1979) e non l'educatore con i suoi
scopi di insegnamento.
La teoria della centralità del discente affonda le sue radici
nella pedagogia non-direttiva
(Rogers, 1975), nel concetto di autonomia del discente (Mariani, 1992;
Nunan, 1988).
La didattica generale: - In tale importante disciplina, decisiva per
la formazione
dell'insegnante, sono rintracciabili i modelli operativi di azione didattica
(Freddi 1966, 1983;
Titone 1977).
Fondamentale per gli studi di glottodidattica è stato il concetto
di unità didattica che ha
sostituito quello di lezione.
Attualmente alla luce delle nuove esperienze pedagogiche che vedono
un impiego
scientificamente motivato delle tecnologie educative è ipotizzabile
un modello quadripolare di
azione didattica: L'allievo, l'insegnante, la lingua oggetto dell'insegnamento,
le
glottotecnologie (dal manuale cartaceo alle apparecchiature multimediali
più sofisticate) in un
rapporto di interazione continua che vede il discente al centro dell'azione
didattica .
b. La psicopedagogia e la psicodidattica:
- Discipline di origine diadica, cioè che si alimentano dei contributi
della psicologia, della didattica e della pedagogia.
2.3.
Scienze psicologiche
Le
scienze psicologiche comprendono la psicologia e la psicolinguistica
che è nata negli anni Cinquanta dall'incontro tra psicologia e
linguistica.
Le scienze psicologiche sono di estrema importanza per gli approcci e
le metodologie d'insegnamento che sottintendono sempre non solo delle
teorie linguistiche, ma anche delle teorie dell'apprendimento. Ad esempio,
i metodi formalistici strutturalisti nel campo dell'insegnamento che nel
passato hanno dominato per lungo tempo la didattica delle lingue straniere
hanno avuto un basilare supporto dalle teorie psicologiche comportamentiste
(Skinner 1957). I metodi comunicativi hanno invece ricevuto apporti dalle
teorie cognitiviste che rivalutano l'autonomia del discente, i meccanismi
della lingua che richiedono una partecipazione consapevole dell'apprendente.
La maggior parte dei metodi americani hanno avuto una forte impronta psicolinguistica
: Total Physical Response (Asher 1977); Community Language Learning (Curran
1976); La Suggestopedia (Lozanov 1978); Silent Way (Gattegno 1972); Natural
Approach (Krashen 1978, 1983).
2.4.
Scienze della comunicazione
Le
scienze della comunicazione sono costituite dalle seguenti discipline:
a.
La
semiotica (Peirce 1931, Morris 1946): - Questa disciplina ha dato
diversi preziosi contributi
all'analisi dei testi (scritti e audiovisivi) di cui l'insegnante di
lingua deve tenere conto.
Gli stessi modelli di competenza comunicativa che più hanno avuto
influenza nella didattica
dell'italiano hanno una forte impronta semiotica (Freddi G., Farago
Leonardi M., Zuanelli
Sonino E., 1979).
b.
La cibernetica: - Tale disciplina descrive le condizioni per un
efficace funzionamento dei sistemi-circuiti comunicativi: emittente/ricevente,
rumori di fondo/ ridondanza, feed-back, ecc..
c.
L'informatica: - L'uso del computer nella didattica delle lingue
nel corso degli anni non solo si
è intensificato, ma ha anche modificato il suo ruolo didattico.
L'avvento del computer
multimediale sta rivoluzionando il panorama pedagogico-didattico. Nozioni
come quelle di
"ipertesto" e "ipermedia" hanno delle forti implicazioni
sulle modalità di apprendimento che gli
insegnanti dovranno considerare con attenzione.
d.
La telematica: - L'uso delle reti telematiche, e in primo luogo
di Internet, ha rivoluzionato il
settore dell'insegnamento a distanza. Grandi potenzialità si
aprono in questo campo,
difficilmente prevedibili dato l'impetuoso sviluppo tecnologico che
cambia continuamente i
parametri di riferimento.
Bibliografia
di riferimento
Balboni
P.E. , Didattica dell'italiano a stranieri, Roma, Bonacci editore, 1994
Cangià
C. , L'altra glottodidattica, Firenze Giunti, 1998
Chomsky
N. , Filosofia del linguaggio, Torino, Boringhieri, 1969
Ciliberti
A. , Manuale di glottodidattica, Firenze, La Nuova Italia, 1994
Conte
M.E. (cur.) , La linguistica testuale, Milano, Feltrinelli editore, 1989
Coste
D., Courtillon J., Ferenczi V., Martins-Baltar M., Papo E. e Roulet E.
, Un Niveau Seuil,
Strasbourg, Conseil de l'Europe, 1976
Danesi
M. , Neurolinguistica e glottodidattica, Padova, Liviana editrice, 1988
Danesi
M., Il cervello in aula !, Perugia, Edizioni Guerra, 1998
Dardano
M., Trifone P. , La lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1995
De
Mauro T. , Introduzione e Commento all'ed.it. di Saussure (1916): Corso
di linguistica generale,
Bari, Laterza, 1967
Ek
J.A. van , The Threshold Level, Strasbourg, Conseil de l'Europe, 1975
Freddi
G. , Glottodidattica. Fondamenti, metodi e tecniche, Torino, UTET libreria,
1994
Freddi
G., Farago Leonardi M., Zuanelli Sonino E. , Competenza comunicativa e
insegnamenti linguistici, Bergamo, Minerva Italica, 1983
Galli
de' Paratesi N. , Livello Soglia per l'insegnamento dell'italiano come
lingua straniera, Strasbourg, Conseil de l'Europe, 1981
Halliday
M.A.K., Hasan R. , Cohesion in English, Londra, Longmans, 1976
Lepschy
A.L. e Lepschy G. , La lingua italiana - Storia - Varietà dell'uso
- Grammatica, Milano, Bompiani, 1986
Mariani
L. (cur.) , L'autonomia nell'apprendimento linguistico, Firenze, La Nuova
Italia, 1994
Munby
J. , Communicative Syllabus Design, Cambridge, Cambridge University Press,
1978
Pallotti
G., La seconda lingua, Milano, Bompiani, 1998
Porcelli
G. , Principi di glottodidattica, Brescia, Editrice La Scuola, 1994
Porcelli
G., Balboni P.E. (cur.) , Glottodidattica e Università, Padova,
Liviana Editrice, 1991
Richterich
R. , Besoins Langagiers et objectifs d'apprentissage, Paris, Hachette,
1985
Rizzardi
C., Insegnare la lingua straniera, Firenze, La Nuova Italia, 1997
Serianni
L. , Grammatica Italiana - Italiano comune e lingua letteraria, Torino,
Utet Libreria, 1989
Wilkins
D.A. , Notional Syllabuses, Bologna, Zanichelli , 1978
|