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Giovanna Ceccatelli Gurrieri

Ore di scuola e tempi della vita
Una ricerca sull'uso del tempo nella scuola dell'obbligo

IRRSAE della Toscana, Franco Angeli, 1997

(l'autrice è docente di sociologia dell'educazione presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Firenze; del saggio viene riprodotta qui l'introduzione)

INTRODUZIONE

"Wir wollen eine andere Zukunft als
die der Vergangenheit".

"Vogliamo che il futuro non sia più
quello che era in passato".

(Iscrizione sui resti del muro di Berlino, marzo 1990)

Questo libro parla del tempo dei ragazzi: dei momenti, delle ore e degli anni che essi spendono, trascorrono, trascinano, investono, passano dentro la scuola, e fuori, in un periodo della vita che è segnato, forse più di ogni altro, dal cambiamento e dalla crisi.

Crescere, separarsi, riconoscersi ed essere riconosciuti, apprendere e decostruire, scoprire e scoprirsi, accogliere e fuggire, perdersi e reinventarsi sono i compiti difficili che questi giovani soggetti svolgono ogni giorno sotto i nostri occhi distratti, muovendosi goffi e veloci, abili e incerti fra le ore di scuola e i tempi della vita.

Il tempo è infatti un vincolo, perché disegna i limiti del nostro agire, i confini entro i quali si dipana e si agita la nostra vita, ma è anche una risorsa, forse la più importante, condivisa e plastica fra le risorse che abbiamo per esistere.

Nell'infanzia e nell'adolescenza il tempo destinato alla composizione dell'identità soggettiva e alla costruzione delle conoscenze, delle competenze e delle abilità necessarie per svolgere il proprio ruolo nella vita individuale e collettiva assume un'evidente prevalenza, e in gran parte si identifica con il tempo-scuola.

Il tempo scolastico si sovrappone così, occupandoli entrambi, a gran parte della vita quotidiana e del ciclo biografico dei più giovani, e si differenzia per quantità e qualità, a seconda delle varie fasce di età, le diverse politiche scolastiche e le alterne riforme della scuola, i differenti stili di insegnamento e gli svariati percorsi formativi, le motivazioni e le esperienze personali.

In questa fase la dimensione temporale, nel suo doppio significato di contenuto (qualsiasi tipo di sapere, e di saper fare, assumono e inglobano una dimensione temporale) e di contenitore (l'anno, le settimane e le ore scandiscono, spesso rigidamente, gli spazi dell'insegnamento/apprendimento) si identifica con la stessa crescita identitaria dei soggetti, e tuttavia finisce con l'essere regolata e regolamentata altrove, con fini e strumenti ad essi esterni e quasi sempre estranei.

L'organizzazione del tempo scolastico, infatti, si è sempre modellata prevalentemente sulle esigenze strumentali degli adulti (necessità di affidamento e di controllo da parte dei genitori, orari di lavoro e loro distribuzione in base alle esigenze personali da parte degli insegnanti, prescrizioni omogenee e burocraticamente centralizzate da parte degli organi amministrativi), ma se davvero si vuole cominciare a ripensarla in base ai bisogni evolutivi dei bambini e dei giovani, bisognerà interrogarsi sui fattori che generano fatica, come sulle necessità di riposo, e a riflettere su una modulazione individualizzata delle sequenze di apprendimento, ponendo attenzione alle caratteristiche soggettive e al contesto ambientale di ciascuno, dove le abitudini familiari, lo spazio disponibile e la sua tipologia, il livello di comunicazione, la socialità e la capacità relazionale, la consuetudine con l'impegno e con la stimolazione culturale giocano un ruolo rilevante.

La scuola non è mai diventata, né programmaticamente, né empiricamente, un luogo in cui si impara a percepire e governare il tempo, o dove l'esperienza del tempo sociale e del tempo soggettivo, della contraddizione fra tempo esterno e tempo interno ha trovato accoglienza come tema di riflessione, di discussione e di rielaborazione collettiva e individuale. Mentre la costruzione continua ma anche precoce di competenze riguardo al rapporto personale con il tempo e di una consapevolezza critica che questo rapporto non è un dato di natura, ma un prodotto sociale e culturale, potrebbe costituire un obbiettivo sufficiente a includere il tempo fra le tematiche specifiche dell'apprendimento.

Poiché innegabilmente il tempo è già di fatto, anche se non in modo esplicito, un contenuto dell'istruzione e della relazione educativa, nelle sue molteplici accezioni di mutamento, di evoluzione, di trasformazione, di successione di eventi, di termine di misura, di durata, di sequenza, di periodizzazione e di ciclo, mentre si è sempre lavorato quasi esclusivamente al suo ruolo di contenitore delle attività scolastiche, regolamentate, misurate e valutate sulla base di tempi standard, arbitrariamente omogenei e normativamente uguali per tutti.

Proprio per questo dovremmo riflettere di più sulle valenze educative del tempo e ripensare gli investimenti e le strutture temporali delle istituzioni formative con un approccio più attento ai significati che essi assumono nell'esperienza reale e quotidiana dei soggetti che vi sono coinvolti, e più impegnato a interpretarli, e a ricollocarli in una dimensione temporale flessibile e aperta alla differenziazione e all'autenticità dei soggetti stessi.

Il rispetto e il recupero inventivo della memoria e del passato, l'attenzione al senso e alla vitalità delle esperienze nel presente, il sostegno, la disponibilità e la fiducia nella dimensione costruttiva e progettuale del futuro sono gli aspetti irrinunciabili di qualsiasi processo educativo, dei quali, come adulti condizionanti e invadenti chiamati a farne parte, dovremmo farci carico, riempiendo il tempo dei ragazzi di stimoli e di spazi di libertà. In realtà svuotandolo, per quanto possibile, della nostra ingombrante presenza e mantenendolo aperto, e teso fra l'assunzione delle responsabilità collettive e le irriducibili pretese della soggettività.

Più spesso, invece, riusciamo a ipotecare il futuro e a compromettere il presente del giovani soggetti affidati alla nostra cura educativa, proiettando su di loro i problemi del nostro tempo (storico, sociale, personale) invece di aiutarli sommessamente a ricomporre i frammenti discontinui ma irrinunciabili del loro.

Questa ricerca sull'uso e sulla percezione del tempo scolastico ed extra scolastico da parte di alunni della scuola media dell'obbligo e delle loro famiglie, è stata l'occasione per riflettere, insieme con la Commissione sul tempo flessibile dell'IRRSAE Toscana, su questi problemi, e i suoi risultati sono appunto la rappresentazione di una realtà eterogenea e per molti aspetti contraddittoria, perché oltre a tratteggiare i piccoli e importanti frammenti quotidiani della vita dei ragazzi dentro e fuori la scuola, contribuiscono anche a costruire un'immagine sconfortante della colonizzazione del tempo adolescenziale da parte degli adulti (nella famiglia, attraverso i mass media e l'industria culturale, ma anche nella scuola, con la successione rigida delle materie nell'orario scolastico), di cui i giovani protagonisti sembrano essere già pienamente consapevoli, tanto da chiedere esplicitamente non solo di poter vivere in modo più autonomo il loro tempo di vita quotidiana, ma di riappropriarsi almeno in parte anche delle ore di scuola.

Il testo, oltre a riportare i dati raccolti nell'indagine e i risultati di una loro prima elaborazione, realizzata entro i limiti delle risorse disponibili, e perciò consapevolmente segnata da non pochi limiti interpretativi, dà conto anche di una lunga e coinvolgente riflessione sul tempo come dimensione irrinunciabile e pervasiva della vita, non solo in relazione ai ragazzi che sono oggetto della ricerca, ma anche come attività di ricostruzione e dibattito da parte degli adulti che hanno contribuito a progettarla e a realizzarla e soprattutto come lavoro di autoanalisi, di ricerca e di rielaborazione da parte di chi scrive.

Per questa riflessione sono naturalmente debitrice agli autori della vastissima e ricca letteratura sul tempo, sulla quale la prima parte del testo si è ampiamente basata.