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Il profilo del docente italiano all'estero
a cura di Dea Pellegrini - Dirigente Superiore per i Servizi Ispettivi. Direzione Generale Scambi Culturali M.P.I.

Il profilo del docente italiano all'estero che io mi propongo di delineare insieme a voi può essere arricchito e completato dal contributo che vorranno dare coloro tra di voi che hanno già avuto occasione di fare questa esperienza.
Non possiamo sperare di delineare tutti i tratti che compongono detto profilo, cercheremo semplicemente di individuare insieme i più salienti.
Sarà necessario anzitutto esaminare alcune problematiche di particolare rilevanza quali:
- rapporto con l'ambiente, la lingua e la cultura locali;
- atteggiamento psicologico del docente di fronte ad una situazione diversa da quella a cui era uso confrontarsi;
- livello e qualità dell'offerta linguistica e culturale in rapporto alla situazione, agli interessi, ai bisogni ed alle aspettative degli allievi;
- ruolo e gestione della collegialità;
- la continuità del processo educativo.
Sono grandi temi che non potremo sviscerare a fondo ma che è necessario esaminare e sui quali vorrei scambiare con voi delle idee.

Rapporto con l'ambiente, la lingua e la cultura locali

La prima cosa che dovremmo fare nell'affrontare una situazione nuova, è, credo, porci delle domande sul tipo di atteggiamento da tenere, sul come inserirci nel nuovo ambiente, su quali siano le abitudini della gente etc.
Nell'educazione linguistica si parla spesso di acquisizione e sviluppo delle abilità. Ebbene, lo sviluppo delle abilità non riguarda soltanto gli allievi.
Il docente che va all'estero deve riflettere profondamente sull'uso che dovrà fare delle proprie abilità, poiché in questo contesto assume un'importanza partìcolare un'abilità in genere poco sviluppata e non facile da acquisire poiché corrispondente ad un nostro "habitus mentis" che, forse dovremo cambiare, mi riferisco infatti all'abilità dell'ascolto.
La problematica dell'ascolto è molto delicata e complessa per le tante variabili che
vi interagiscono. Il nostro istinto più forte è quello di affermare noi stessi e dare spazio al nostro 'ego'.
Già da bambini le nostre prime parole sono, in genere, "mamma" ed "io" semplicemente perché vogliamo conquistare un nostro spazio vitale e attirare l'attenzione della persona per noi più importante nella delicata fase della primissima infanzia. Il nostro obiettivo è quello di essere in qualche modo protagonisti. La tendenza naturale in una situazione a noi non familiare è quella di conquistare uno spazio, di attirare l'attenzione dell'ambiente circostante e non sempre questo atteggiamento è opportuno.
Nel caso di un docente all'estero la prudenza ci consiglierebbe di rovesciare questa tendenza naturale e, invece di attirare l'attenzione, dovremmo collocarci "simbolicamente" in un angolo ed osservare.
Voglio raccontarvi a questo proposito un episodio della mia vita di studentessa che mi ha aiutato molto nel processo di conoscenze di situazioni e mondi nuovi, e, mi ha aiutato poi, nella mia attivìtà di docente.
Come studentessa universitaria di lingue andavo spesso a Londra per lunghi periodi lavorando come "au pair" per potermi mantenere e per conoscere più da vicino il modo di vivere degli inglesi.
Nel tempo libero mi recavo al British Museum a fare attività di studio e di ricerca. E' stato lì che ho incontrato un vecchio antropologo polacco, un certo Dr. Mrozik, con cui mi fermavo a volte a chiacchierare.
Un giomo uscendo dal British Museum mi ha detto, andando verso una delle centralissime vie intomo al Museo "Andiamo e sediamoci". E, "dove andiamo?" ho chiesto. E lui tranquillo nel suo italiano un po' incerto "Andiamo e ci sediamo. Ci sono gradini, marciapiedi, tavoli, seggiole". E così ci siamo seduti... sui gradini di un portone. "E ora?" io dico un po' sorpresa. E lui tranquillo "Hai detto che vuoi conoscere l'Inghilterra? Ora guarda e ascolta, e osserva!".
E così, guidata da un antropologo, da un orecchio attento, da occhi esperti ho incomìnciato ad osservare l'universo mondo ed ho cercato di comprendere, di decodificare la lingua e i messaggi vari.
Ecco, vorrei invitarvi a fare lo stesso.
Vorrei che andaste e collocandovi non visti in un punto strategico vi poneste a guardare, guardare ed ascoltare, guardare con occhio curioso, ascoltare con orecchio attento.

Il docente "osservatore pedagogico"

Direi che il docente deve essere anzitutto un"'osservatore pedagogico".
Egli deve sapere che cosa e chi osservare, come, quando, dove, e perché.
L'ambiente sociale, gli allievi, i genitori, i colleghi sono tutti indicatori importanti. Nelle istituzioni in cui andremo ad operare troveremo altri docenti che insegnano la nostra stessa disciplina, sia essa la lingua italiana, oppure discipline appartenenti ad altre aree e non è detto che siano colleghi provenienti dall'Italia; nel nostro metalinguaggio li chiameremo "docenti locali". Essi possono essere stati nominati dall'Ente che gestisce l'istituzione come pure dalle autorità locali.
Dobbiamo comprendere i loro atteggiamenti, le loro esigenze, le loro aspettative nei nostri confronti, come pure le aspettative e le esigenze dei nostri allievi, delle loro famiglie, delle autorità localì. E' importante osservare l'ambiente, conoscere le dinamiche relazionali, decodificare i messaggi, conoscere usi, costumi, religioni. abitudini di vita e di lavoro.
Ci sono, a volte, comportamenti sociali, rapporti familiari, situazioni gerarchizzate che incidono profondamente sui rapporti interrelazionali.
Ci sono società in cui, ad esempio, un ragazzo non è autorizzato quasi mai a parlare, in cui i rapporti uomo-donna sono regolati da tradizioni secolari, in cui l'ambiente familiare e sociale è molto gerarchizzato. Situazioni di questo tipo sono molto frequenti, basti pensare ai paesi africani, al mondo mussulmano, ai paesi che escono da lunghi periodi di dittatura.
Le abitudini sociali, le religioni, i costumi, le tradizioni vanno rispettati, ma non si può rispettare ciò che non si conosce.
Il docente deve poter interagire positivamente con l'ambiente sociale e culturale in cui andrà a collocarsi.
Mi scuso per l'insistenza che pongo su questo aspetto della nostra vita quali docenti all'estero, ma ho visto troppo spesso disattese le aspettative del mondo che ci accoglie ed ho riflettuto troppe volte sulle motivazioni che determinano spesso il fallimento della nostra attività di docenza per non valutare a pieno questi aspetti relazionali che sembrano tanto ovvii ma, poi, stranamente, nella nostra vita quotidiana, non lo sono. Vorrei ritomare alle nostre capacità di ascolto. L'uso della lingua va rapportato allo stile ed al registro del nostro interlocutore se vogliamo che il nostro messaggio passi con chiarezza e ci ritorni una risposta adeguata e coerente. Il docente italiano di ruolo MAE è, spesso, uno fra tanti docenti locali; deve, quindi, inserirsi con garbo e delicatezza, contestualizzandosi senza dare l'impressione di essere il depositario della verità rivelata.
La discrezione dovrebbe essere la nostra virtù, in particolare in quei paesi cosiddetti in via di sviluppo dove il nostro standard di vita sarà certamente superiore alla media, il nostro modo dí vivere diverso dal loro.
Va tenuto, inoltre, in grande considerazione, il rapporto tra linguaggio verbale e non verbale.
In alcuni paesi il controllo della gestualità e del contatto fisico è molto alto. Vi faccio un esempio molto semplice.
In Africa dare la mano quando si saluta è importante, è un'accettazione dell'altro che si sente diverso da te; in Europa ed in Inghilterra, in particolare, è meglio evitare, se non si è già in rapporti amichevoli, negli Stati Uniti e in genere dovunque è bene guardare negli occhi la persona che si saluta, in Cina e nei paesi orientali i rapporti sono formali ed è sconveniente dimostrare confidenza in pubblico! Non parliamo poi, per carità, di baci ed abbracci.
A volte quando si usa una lingua diversa dalla propria, per povertà di lessico o per misconoscenza del lessico stesso o di certe espressioni si cambiano e/o si ricevono messaggi che non corrispondono esattamente alle nostre intenzioni. A volte si può essere offensivi senza volerlo.
Come docenti possiamo dare l'impressione di essere troppo duri, o impositivi, o troppo formali o troppo confidenziali.
Conoscere il linguaggio del corpo, il valore della gestualità nostra ed altrui, può essere in questi casi di grande aiuto.
Molta attenzione deve essere riservata al gruppo classe, ai sistemi di interazione fra il singolo e la classe. è, utile osservare la dinamica che regola lo scambio comunicativo e la lingua che lo regola.
Le dinamiche che si instaurano in classe, in una classe composta di allievi di lingua madre diversa dalla nostra, di cultura diversa, sono molto significative.
A volte nella classe accade che si inviino dei messaggi poco chiari che possono essere diretti ai compagni, ai docenti, alle famiglie, alle autorità. Sono quelle frasi sibilline captate qua e là che ci portano a pensare: "Cosa avrà voluto dire?!".
Ebbene, in questi casi, particolarmente all'inizio della nostra attività, dovremmo comportarci come un giomalista che cerca un indizio, una traccia, una notizia. Bisogna darsi il tempo per ripensare la situazione, analizzare il contesto, ricordare le parole, i
gesti, le variazioni nel ritmo e nell'intonazione, indìviduare le pause, i silenzi, le
reticenze.
Tutto questo lavoro è necessario se si vogliono conoscere i nostri allievi.
Vorrei, inoltre, fissare un momento la vostra attenzione sui ritmi, sui tempi che ci diamo
e che diamo ai nostri alunni.
Con la lingua straniera si verificano le stesse situazioni che riscontriamo
nell'apprendimento della lingua madre.
Alcuni bambini incominciano a parlare molto presto, ripetono tutto quello che ascoltano, altri hanno tempi più lunghi, però, formalizzano meglio il loro pensiero, mettono in ordine le loro idee, restano a lungo silenziosi ma poi cominciano a parlare e restiamo sorpresi di quante cose sappiano dire. li prof. Brumflt, un importante psicolinguista, sostiene che dobbiamo immaginare la mente dei nostri allievi come un mare di cui noi vediamo solo la superficie, bombardata, senza sosta da una quantità spesso difficilmente misurabile di stimoli ed "input" ed il cui funzionamento ci sfugge poiché essendo la superficie speculare non ci permette di penetrare nel suo intemo.
La risposta ai tanti stimoli ricevuti è ciò che emerge ed è visibile ma è solo la punta di un
iceberg. Il lavorio interno non è misurabile, i modi, i tempi di assimilazione, i
comportamenti variano da individuo ad individuo.
La personalità dell'individuo il suo "background" familiare e culturale aggiungono altre
variabili ed è per questo che riciviamo risposte differenziate a stimoli e messaggi che noi
riteniamo uguali. C'è tra i nostri allievi chi vuole comunicare sempre e comunque, chi si ritrae per timidezza, chi non si espone perché insicuro, chi è orgoglioso e perciò aspetta di sentirsi sicuro.
E' compito del docente decodificare i messaggi che in modi, forme e tempi differenziati
I suoi allievi inviano ed a cui è suo compito rispondere nel modo più adeguato e più
rispondente ai bisogni del singolo e della classe.

L'offerta linguistica e culturale

La nostra offerta linguisitica e culturale dovrebbe essere strettamente correlata ai
bisogni ed alle aspettative della nostra utenza perché solo così riusciremo a tenere alta
la motivazione e quindi lo standard della nostra attività di docenza e di conseguenza
anche quello dei risultati che i nostrti allievi potranno ottenere.
Sia nelle scuole che nei corsi dovremmo mirare anzitutto a dare un caratere di italianità
ai nostri interventi.
Quale sia la situazione in cui ci troveremo ad operare dovremo tener presente che
l'insegnamento di una seconda lingua contribuisce a:
· arriccchire lo sviluppo cognitivo dell'allievo offrendo un ulteriore strumento per la conoscenza;
· permettere asll'allievo di comunicare attraverso una lingua diversa dalla prpria;
· avviare, attraverso lo strumento linguistico, la conoscenza di un'altra cultura;
· accedere alle fonti di un sistema culturale diverso dal proprio.
Vorrei soffermarmi un momento sulla varietà delle situazioni di insegnamento della lingua in cui vi troverete ad operare a seconda del tipo di istituzione in cui sarete inseriti. E' da tenere nella dovuta considerazione il fatto che sia le scuole di stato che le scuole legalmente riconosciute si sono già trasfonnate o si stanno trasformando in istituzioni a carattere biculturale e bilingue quando non addirittura in centri multiculturali e plurilingui come è il caso della scuola italiana di stato di Asmara.
Anche nelle scuole l'insegnamento della lingua italiana viene offerto nella maggiore parte dei casi ad allievi la cui lingua madre è diversa dall'italiano, basti fare l'esempio del liceo scientifico "C. Colombo" di Buenos Aires, della scuola italiana di Bogotà, del Liceo italiano di Caracas, del Liceo ed Istituto Tecnico di Belo Horizonte come pure delle scuole italiane di Stato di Asmara ed Addis Abeba.
Nelle scuole, siano esse di stato o legalmente riconosciute, la lingua italiana è veicolare per l'insegnamento di molte delle discipline che compongono il curriculum. Nei licei Bilingui dell'Europa dell'Est, la lingua italiana è spesso veicolare per l'insegnamento di una o due discipline dell'area scientifica oltre che dell'asse linguistico o storico.
Restano poi da esaminare i casi a volte molto differenziati dell'insegnamento della lingua quale lingua straniera che debbano essere considerati con attenzione nella loro specificità per il livello scolastico e il numero delle ore settimanali a disposizione.
La linea politica del nostro Ministero che risponde anche a criteri di validità metodologico-didattica è quella di favorire al massimo l'inserimento della lingua italiana nel curriculum ufficiale dell'istituzione presso cui questo insegnamento viene impartito.
Ad ogni buon conto, quale che sia il tipo di istituzione in cui vi troverete ad operare, rimane un dato di fatto oggettivo: l''pproccio metodologico da adottare deve rispondere ai criteri mwetodologici relativi all''nsegnamento della lingua italiana quale lingua straniera ed anche la scelta dei testi e del materiale deve rispondere a questi criteri.
E' compito del docente incidere attraverso la programmazione dei metodi, tecniche, strategie, attività ed uso di materiale autentico anche nei confronti dei docenti locali che magari non hanno come lingua madre l'italiano e spesso non posssono avere, per motivi economici, contatti molto frequenti con l'Italia. E' necessario in questo contesto riservare la massima attenzione ai rapporti tra la lingua madre dei nostri allievi e la lingua italiana, tra la loro cultura e la cultura di cui la nostra lingua è portatrice.
Il nostro progetto didattico dovrà rispettare i principi, i criteri, le finalità che il legislatore ha fissato per il nostro sistema educativo cercando di compatibilizzare il nostro approccio con i principi, i criteri e le finalità che il legistlatore del paese ospitante ha fissato per le proprie istituzioni.

La collegialità e la continuità del processo educativo

La collegialità, aspetto essenziale di ogni processo educativo è stata rafforzata ed ampliata con l'entrata in vigore dei decreto Delegati.
E' tuttavia opportuno ricrdare che i Decreti Delegati non sono mai stati applicati in "toto" all'estero, in particolare non è mai stata resa esecutiva la parte riguardante il Consiglio di Istituto e l'allargamento ai genitori dei consigli di classe.
Le ragioni di opportunità politica che hanno determinato tali decisioni sono facilmente comprensibili particolarmente nei paesi con situazioni politiche delicate.
Tuttavia il Collegio dei Docenti ed i consigli di classe hanno sempre svolto la loro funzione, l'opportunità di rendere funzionali al massimo tali organi è stata ribadita recentemente attraverso apposite circolari ed ha fatto anche parte di un accordo sindacale.
Le riunionì collegiali così come previste dalla vigente normativa italiana possono aver luogo presso le istituzioni scolastiche di stato o legalmente riconosciute mentre i docenti operanti presso le istituzioni scolastiche locali parteciperanno alle riunioni previste dagli organi scolastici locali ed a riunioni collegiali nell'ambito della direzione didattica o della presidenza e/o del Consolato di appartenenza. Vorrei ribadire ancora una volta l'opportunità di stabilire rapporti fattivi ed un dialogo costruttivo con i docenti e le autorità scolastiche locali.
Il nostro contributo sarà tanto più valido quanto più riusciremo ad inserirci in maniera positiva all'intemo della struttura in cui ci troveremo ad operare.
Voffei accennare qui al nostro ruolo di tutori che si sta sempre più delineando come estremamente significativo.
Il docente italiano all'estero è portatore e conoscitore profondo di una realtà non sempre familiare per i docenti locali ed è portatore, altresì, di valori e principi che stanno alla base della nostra offerta educativa.
Non è posssibile affrontare qui con la dovuta chiarezza l'annoso problema della formazione dei docenti locali e delle necessità di trasformare il ruolo dei docenti italiani.
Questi non potranno, in futuro, essere inviati all'estero per la sola attività di docenza ma dovranno svolgere anche la funzione di formatori e di tutori.
Sarà comunque necessario arrivare alla definizione di questa nuova figura attraverso un adeguato processo di preparazione, un diverso sistema di reclutamento ed una revisione generale della normativa.
Sarà opportuno tuttavia, tener presente la necessità di mettere a disposizione dei docenti locali la nostra maggiore competenza in campo linmguistico, la già ampia conoscenza del mondo culturale, sociale e politico acquisite naturalmente, se non altro perché siamo nati e cresciuti in italia, svolgendo in tal modo in forma diretta ed indiretta un ruolo di formatori e aggiornatori.
La creazione di un rapporto di collaborazione faciliterà un interscambio di notizie e informazioni sulla situazione culturale, sociale e politica del paese, creando così le condizioni per una vera osmosi culturale tra il mondo italiano e quello locale.
La continuità del processo educativo è facilitata nel caso delle istituzioni scolastiche statali o legalmente riconosciute dalla mancanza di una delle variabili che rende in Italia sempre molto ipotetica la sua realizzazione.
E un dato di fatto comune a tutte le nostre istituzioni la permanenza nello stesso complesso degli allievi che scelgono il nostro sistema scolastico. Quasi sempre i bambini che entrano nella scuola matema, proseguono i loro studi nella scuola italiana fino alla maturità liceale o tecnica,
Il raccordo tra i vari docenti è facilitato dalla continuità e dall'appartenenza ad uno stesso gruppo, elementi questi che all'estero hanno un significato ben preciso.
Il fatto poi di lavorare sullo stesso elemento umano facilita il raccordo tra le varie iniziative e l'armonicità del progetto educativo di istituto.

Conclusioni

Concludendo potremmo definire questo nostro incontro un tentativo, per delineare il profilo del docente all'estero, fatto cercando di rimanere ancorati alla realtà ed ai problemi.
L'attività di docenza è composta di molti momenti che toccano aspetti organizzativi, cognitivi, sociali, psicologici e valutativi.
Vi vorrei invitare a ferrnare la vostra attenzione su alcuni di questi aspetti.
Ho cercato di tratteggiare i più rilevanti nello schema che vi è stato appena distribuito. (vedi sotto Ruolo del docente)
I punti non rispettano un ordine tematico e non sono nemmeno in successione. Spesso i vari ruoli si intersecano e si sovrappongono. L'elenco è solo un invito a riflettere su momenti del vostro lavoro che io reputo significativi. Le tematiche da noi esaminate in precedenza entrano trasversalmente in tutti i ruoli e le funzioni che ciascun docente è chiamato a svolgere.
I momenti di vita del docente in classe potrebbero essere paragonati ad un poliedro con tante facce, tutte importanti ed essenziali, ciascuna per suo conto ma impossibili da dividere e separare perché il momento in cui le volessimo isolare il poliedro si disintegrerebbe.
Vorrei scusarmi con voi per essere stata un po' prolissa e ridondante ma come dice un vecchio proverbio: "Repetita iuvant".


Esprimo, infine, l'augurio che l'esperienza che vi accingete a fare sia ricca di stimoli e di soddisfazione per tutti voi.
E, inoltre, vorrei ricordarvi che all'estero noi rappresentiamo il nostro paese e ne siamo espressione diretta e questo dato di fatto deve essere da noi tenuto presente in ogni situazione e circostanza della vita sia pubblica che privata.


RUOLO DEL DOCENTE

  • Arricchisce lo sviluppo cognitivo del bambino offrendo un altro strumento per le conoscenze.
  • Permette all'alunno di comunicare anche attraverso una lingua 2'.
  • Avvia, attraverso lo strumento linguistico, la conoscenza della cultura italiana, e l'accesso alle fonti di un sistema culturale diverso.
  • Organizza i gruppi.
  • Definisce e rende espliciti gli obiettivi (in ogni lezione, ogni settimana, di tanto in tanto).
  • E' il centro di attenzione di tutta la classe.
  • Definisce i riconoscimenti.
  • Assegna i compiti.
  • Supervisiona il lavoro dei diversi gruppi.
  • Controlla la correttezza della scelta di lavoro.
  • Controlla la partecipazione attiva di tutti i componenti il sottogruppo.
  • Rileva le dinamiche sociali.
  • Contiene i conflitti.
  • Crea un ambiente favorevole (cura gli aspetti socio-affettivi).
  • Progetta percorsi di insegnamento-apprendimento significativi e quadri motivanti.
  • Crea un clima rassicurante.
  • Organizza il lavoro.
  • Modifica il proprio messaggio in funzione dell'altro.
  • Valuta criticamente la pertinenza del proprio messaggio.
  • Si autocorregge in funzione dei bisogni del destinatario.
  • E capace di interagire in modo flessibile.
  • Crea uno schema chiaro di lavoro.
  • Organizza i materiali (immagini, parole, audio visivi).
  • Dà priorità alla lezione frontale?

 

 
 

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