Concetto di bene culturale e bene ambientale

L'evoluzione del concetto di bene culturale è rintracciabile attraverso l'analisi normativa, che testimonia la difficoltà di integrare legislazione e sviluppo della ricerca. Dalla legge n. 1089 (1939) che definiva i beni di interesse pubblico "le cose d'antichità e d'arte" è ora in vigore dal gennaio 2000 il "Testo unico dei beni culturali e naturali" che all'art.2 stabilisce che sono beni culturali:

  1. le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o demo - etno - antropologico;
  2. le cose immobili che, a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell'arte e della cultura in genere, rivestono un interesse particolarmente importante.

I concetti di bene culturale e ambientale sono strettamente connessi con quelli di tutela e salvaguardia e infatti è proprio a proposito della necessità di tutela che nascono le prime due le leggi che regolano la tutela dei Beni Culturali, ed entrambe del 1939; la prima, la n. 1089, riguarda la tutela delle “cose di interesse artistico e storico”; la seconda, la n.1497, riguarda la tutela delle “bellezze panoramiche e naturali”.
Entrambe contengono elenchi di “cose” da tutelare; entrambe sono elaborazioni di leggi precedenti, rispettivamente: la Legge Rosada del 1909, n. 364 e la Legge n.778 del 1922, sulla tutela delle cose di interesse storico-artistico e del paesaggio. Tutte queste leggi rispecchiano ovviamente la cultura che le generò: il Legislatore pensava a ciò che poi si sarebbero chiamati Beni Culturali come ad un insieme di “cose” esteticamente belle, sia artistiche che paesaggistiche, da tutelare con vincoli idonei dall’incuria e rapacità umane e dai guasti del tempo.

La Carta Costituzionale della Repubblica ricalca questa concezione; l’art. 9, infatti, recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della nazione”.

Ma la cultura italiana nel dopoguerra aveva elaborato nuove idee in materia e queste spinsero il Legislatore ad intervenire a più riprese, mediante Commissioni e proposte di legge per modificare la filosofia di fondo delle due Leggi del 1939.

Tra queste la Commissione Franceschini che ha operato dal 1964 al 1966 e che per prima, sebbene non riuscisse a ridurre ad unità le due categorie concettuali (le cose artistiche-storiche ed il paesaggio), adottò in Italia la dizione “ Bene Culturale” dando al termine il significato: “Tutto ciò che costituisce testimonianza materiale avente valore di civiltà”. E non v’ha dubbio alcuno che questa definizione rappresentò una evoluzione concettuale di grande valore, perchè va ben oltre la cultura del “bello d’arte o di natura”, propria del pensiero crociano e di buona parte degli intellettuali del primo novecento. "Appartengono al patrimonio culturale della Nazione tutti i beni aventi riferimento alla storia della civiltà. Sono assoggettati alla legge i beni di interesse archeologico, storico, artistico, ambientale e paesistico, archivistico e librario, ed ogni altro bene che costituisce testimonianza materiale avente valore di civiltà"

Negli ultimi anni hanno fatto ingresso due nuovi importantissimi “soggetti”, prima quasi ignorati: i Beni Culturali scientifici, soprattutto su sollecitazione del Ministero della Ricerca Scientifica e dell’Università (MURST) a sua volta pressato da molti studiosi italiani e che riguardano le testimonianze materiali (strumenti scientifici fisici, astronomici, ecc.) e culturali (documenti di scienziati italiani, ecc.) ed i Beni Culturali etnoantropologici o demoantropologici relativi alle testimonianze “biologiche” e cioè botaniche, zoologiche ed antropologiche.

Tratto da http://www.pfbeniculturali.it/ita/index.asp