Beni ambientali e salvaguardia dell'ambiente

La Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo (UNCED), tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, ha segnato una svolta nel concetto di salvaguardia dell’ambiente vista dal punto di vista dello sviluppo umano ed economico. Figlie di Rio sono le Convenzioni Globali, ormai universalmente conosciute, relative ai Cambiamenti Climatici, alla Biodiversità e alla lotta contro la Desertificazione.

La Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) ha segnato, a livello globale, il rilancio delle attività legate alla conservazione della biodiversità e alle possibilità di uso sostenibile delle risorse viventi. Le considerazioni legate all’uso sostenibile sono risultate particolarmente innovative. Non più le risorse di biodiversità sono viste soltanto come un bene da tutelare a prescindere da qualsiasi altra considerazione, ma vengono considerate come inserite strutturalmente e funzionalmente nel contesto ambientale e socio-economico internazionale/nazionale/locale.
Il concetto di uso, quindi, sottintende la possibilità di trarre beneficio (ed equa condivisione) dalle risorse, scegliendo, però, vie di impiego che siano sostenibili, ovvero compatibili con gli equilibri o le capacità portanti dell’ambiente, in vista non solo di un mero ritorno economico, ma addirittura nella ricerca di nuove vie verso lo sviluppo.

La Convenzione per la Lotta alla Desertificazione (UNCCD), caratterizzata anche da un Annesso specifico riguardante l’Italia e i paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo (Portogallo, Spagna, Grecia, Turchia), definisce la desertificazione come: “il degrado delle terre aride, semi-aride e sub-umide secche attribuibile a varie cause, fra le quali variazioni climatiche e attività umane”. La definizione adottata dalla UNCCD contiene alcuni concetti-chiave di carattere profondamente innovativo; il degrado, infatti, viene inteso non solo come la perdita delle caratteristiche bio-chimico-fisiche, ma anche della redditività economica; le terre definite aride, semiaride e sub-umide secche, individuano le aree del pianeta maggiormente vulnerabili e che richiedono, quindi, interventi urgenti; le cause di aridificazione e desertificazione possono essere ricercate non solo in fenomeni di tipo naturale ma anche, e soprattutto, di origine antropica. Non è un caso che il termine “desertificazione” appaia sempre più spesso sulle pagine dei giornali e nei discorsi dei politici, in quanto nemmeno i Paesi più ricchi del pianeta sono immuni dal fenomeno. Secondo l’UNEP (United Nations Environment Programme), infatti, l’Europa è il continente percentualmente più colpito da fenomeni di degrado e desertificazione (circa il 33 per cento dei territori nelle sue zone meno piovose), per una superficie pari a 220 milioni di ettari. Da quanto detto, si evince come sia facile riscontrare anche nelle nostre regioni più meridionali fenomeni di aridificazione e desertificazione del territorio, indotti dalle attività antropiche o dall’abbandono delle stesse. Queste tendenze possono essere invertite individuando nuove vie di utilizzazione del territorio e delle risorse naturali.

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