La tutela del Patrimonio: il caso Borobudur

Il Tempio di Borobudur è uno dei principali monumenti dell'arte buddista di tutti i tempi: la sua pianta rappresenta di per sé la fusione tra l'estetica orientale più squisita e la simbologia più complessa della religione buddista nella sua forma Mahayana ("grande via") prevalsa in Indonesia.
Si tratta di una piramide culminante in uno stupa (cupola-reliquiario) centrale alta 30 metri sul livello del suolo. A base quadrata di 123 metri di lato, il tempio si sviluppa su una serie di terrazze ornate da 1300 bassorilievi, rappresentanti la vita del Buddha e dei suoi seguaci, eseguiti lungo 3 km di pareti che sostengono 432 statue del Buddha. Le gallerie inferiori quadrangolari sorreggono le terrazze superiori di forma circolare, dominate da 72 stupa, ciascuno dei quali contiene al suo interno una statua del Buddha. Nel passaggio dal quadrato, simbolo dell'imperfezione terrena, al cerchio, simbolo della perfezione celeste, il pellegrino- visitatore compie la sua ascensione verso l'Assoluto.

Costruito intorno al IX secolo d.C. e abbandonato verso il 1000, il tempio fu riscoperto solo nel secolo scorso, sepolto sotto una spessa coltre di terra e nascosto dalla lussureggiante vegetazione. Il clima umido della regione aveva danneggiato gravemente le decorazioni, coperte di muschi e alterate da fenomeni chimici. I frequenti moti sismici avevano inoltre compromesso la stabilità stessa dell'edificio. L'Unesco, appellandosi alle competenze dei tecnici e degli specialisti di tutto il mondo, intraprese il restauro totale dell'insieme monumentale, completandolo in circa dieci anni (1972-1983).

Prima del restauro:

Dopo il restauro: 

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