Area archeologica di Delfi

Sulle pendici sud-ovest del Monte Parnaso, a meno di 10 chilometri dal Golfo di Corinto, una spettacolare cerchia di montagne custodisce le rovine del più grande santuario oracolare di Apollo. Lì, Apollo era oggetto di culto e pronunciava i suoi oracoli per mezzo della Pizia. L'ampiezza delle attuali rovine sottolinea l'importanza politica e religiosa di Delfi, che nel VI sec. a.C. divenne il vero e proprio centro religioso del mondo greco. La sua influenza durò fino alla comparsa del cristianesimo. La Via Sacra, fiancheggiata dai Tesori, piccoli edifici fondati da città celebri per custodire le loro offerte, sale con dei tornanti fino al tempio di Apollo (IV sec. a.C.).
Lo svolgimento degli agoni pitici ebbe come conseguenza la costruzione del teatro, dello stadio e del ginnasio presso la fonte Castalia, sotto la quale si estende il santuario di Atena Pronaia, il cui più celebre edificio è il tholos (nella foto), rotonda di marmo (primo quarto del IV sec. a.C.). Sulla cresta che domina il santuario esisteva una città. Un certo numero di fattori mettono in pericolo il sito.
Posta al centro di una zona sismica, Delfi ha subito numerosi terremoti, l'ultimo dei quali è avvenuto nel 1981. Anche le condizioni climatiche provocano danni: caduta di pietre dovuta al gelo, scorrimento e infiltrazioni di acqua piovana. Inoltre, l'affluenza dei turisti ha portato i responsabili di Delfi a definire un percorso di visita obbligatorio, intorno ai templi, per evitare la rapida usura delle pietre dei monumenti. Prima di inserire Delfi nella Lista del patrimonio mondiale nel 1987, il Comitato del patrimonio mondiale ha richiesto che il progetto di impianto di una fabbrica di bauxite in prossimità del sito fosse abbandonato. Obbedendo a questa richiesta, le autorità greche hanno ottenuto che la fabbrica fosse costruita a 55 km da Delfi.

In rete
Grecia archeologica on line
http://www.rassegna.unibo.it/archgrec.html
http://perso.wanadoo.fr/didier.laroche/Delphes.html

Museo archeologico di Delfi
http://www.culture.gr/2/21/211/21110m/e211jm01.html

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