Luoghi divini e luoghi umani. Significato e valore dei monumenti religiosi

Oleg Grabar

Molti dei beni culturali che figurano nella Lista del patrimonio mondiale sono beni religiosi. Sono diversi per dimensioni - da una cappella lignea medievale in Norvegia a una città santa di Sri Lanka - e per collocazione: alcuni sono posti al centro di città storiche, altri in zone rurali isolate. Questi monumenti sono uniti da valori comuni che vanno oltre la loro diversità? Il senso di edifici religiosi sempre attivi può essere colto solamente dagli adepti dal culto che vi si pratica? Come bisogna interpretare i templi o altri santuari di religioni oggi morte? In questo articolo, un famoso specialista americano esamina i complessi problemi posti dai monumenti religiosi e dalla loro conservazione.

I monumenti religiosi possiedono determinati valori che sono loro caratteristici. Tre di questi, che chiamerò spirituale, estetico e culturale, sono particolarmente importanti, perché da loro dipende la possibilità per coloro che sono attratti da queste opere di scoprirli e comprenderli.
Contrariamente a quanto si potrebbe credere, parlare del valore spirituale dell'architettura religiosa non equivale necessariamente a enunciare un'evidenza. In primo luogo non è così facile cogliere gli aspetti funzionali o trascendentali dei monumenti appartenenti a religioni scomparse, come quelle dell'antichità classica o dell'antico Oriente. Per apprezzare il significato sacro di un tempio dell'antico Egitto, le proporzioni razionali e sottili di un santuario greco e il suo inserimento nel paesaggio, è necessario avere una certa conoscenza delle cerimonie, delle liturgie, delle idee e delle credenze che hanno presieduto alla loro costruzione, anche se queste non svolgono più alcun ruolo nel mondo attuale.
Inoltre i valori spirituali non sono intercambiabili. Ad esempio, pretendere di interpretare un luogo santo dell'Islam alla luce della filosofia buddhista è evidentemente un'eresia estetica e, al tempo stesso, etica. E' necessario un approccio spirituale del tutto diverso per avvicinarsi alle rovine di Delfo o alle missioni gesuite dell'America del Sud.
Il fulcro del problema è quella che si potrebbe definire l'integrità spirituale del monumento religioso e la sua espressione, che passa attraverso la documentazione di cui è oggetto. L'esigenza di documentazione è evidente per i monumenti di religioni non più praticate, ma è ancora più necessario per quelli di religioni vive, soprattutto quando questi siti sono ancora luoghi di culto. come evocare la spiritualità cristiana o musulmana di un edificio-museo come Santa Sofia a Istanbul, antica chiesa bizantina diventata una moschea di immensa importanza ideologica? E' possibile presentare ai visitatori il significato spirituale della cattedrale di Chartres senza trasformare la pratica religiosa in spettacolo? Bisogna dunque concludere che il significato spirituale dei luoghi di culto è accessibile solo agli adepti della religione in questione? Questi interrogativi rinviano al problema essenziale, che, per quanto ne so, non è mai stato davvero affrontato, e cioè al problema del fondamento morale della proprietà spirituale.
Apparentemente ci si trova su un terreno più sicuro quando si parla di valori estetici, perché è più facile mettersi d'accordo sulle qualità plastiche di un monumento. Il patrimonio artistico dell'umanità è nato, in larghissima misura, dalla pietà e dalle credenze degli uomini e delle donne che ci hanno preceduto dall'alba dei secoli. Nelle diverse epoche storiche sono stati trovati grandi artisti che, su ordinazione o di propria iniziativa, hanno costruito, decorato o creato monumenti religiosi. Inoltre esiste una certa uniformità di vedute si canoni estetici, almeno per le epoche relativamente lontane dalla nostra. Questi canoni sono in parte tributari dell'evoluzione del gusto e della visione delle società contemporanee, anche se da ciò non consegue che si debbano assimilare i criteri estetici a capricci dell'epoca. Infatti il nostro apprezzamento deriva largamente dalla conoscenza e dalla comprensione del periodo e delle società che hanno creato quel determinato monumento. Si parte dal principio che i suoi costruttori non hanno trascurato nulla per creare qualcosa la cui alta qualità sarebbe stata riconosciuta dai contemporanei, se non da posteri.
Il problema si complica se si cerca di comprendere le similitudini e le differenze dei capolavori dell'arte religiosa. Ad esempio quasi tutte le religioni si sono chieste in un determinato momento se l'arte fosse compatibili con la fede. Problema immenso, che costituisce il cuore di ogni religione della trascendenza, al quale cristianesimo e buddhismo hanno dato risposte diverse a seconda delle epoche, mentre l'islamismo e il giudaismo hanno dimostrato nel complesso più costanza e coerenza.
Queste divergenze hanno evidentemente comportato cambiamenti di atteggiamento e di metodo nell'arte della rappresentazione. In quasi tutte le religioni ci sono da un lato gli imperativi comunitari e dall'altro le forme di espressione della pietà individuale. Di qui derivano soluzioni molto diverse, dalle immense moschee dell'Islam agli oggetti di culto destinati all'uso personale: icone, reliquiari, altarini.
Si potrebbero trovare molti altri esempi della diversità degli scopi e dei postulati spesso contraddittori sottesi alla creazione estetica. Dobbiamo insistere sugli aspetti comuni dei monumenti religiosi, come la presenza di uno spazio abbastanza vasto per accogliere la comunità dei fedeli o il bisogno di inventare segni e simboli dal significato palese o esoterico? O dobbiamo al contrario pensare che, poiché il piacere estetico è una questione di gusto personale, se ne possono definire le forme di espressione solo riferendosi a monumenti particolari, senza alcuna possibilità di porsi su un piano universale? Esiste l'arte religiosa e si può parlare di un'estetica della fede e del fervore religioso? o forse esiste soltanto una somma di monumenti religiosi, ciascuno dei quali propone una o più soluzioni estetiche a esigenze precise e specifiche?
Queste poche osservazioni conducono automaticamente al terzo aspetto che ho ricordato: i valori culturali. Con ciò intendo quegli elementi che fondano la coscienza che una persona o un gruppo possiede del passato e che rinviano a una realtà etnica, biologica, geografica e regionale.
Si ritiene che la conoscenza delle proprie radici contribuisca all'affermazione dell'identità; e certamente le credenze religiose, che si esprimono nella letteratura, nelle tradizioni o nei monumenti fanno parte del patrimonio di ciascuno di noi. Ma le vicende storiche fanno sì che molti gruppi etnici o nazionali ricevano in custodia monumenti appartenenti a un passato o a una religione che non sono più i loro. Da ciò deriva un duplice problema: come interpretare altre religioni nel quadro della propria esperienza e della propria eredità storica? E, per converso, come accedere a monumenti religiosi in paesi diversi dal proprio e a volte ostili?
Il problema è relativamente recente, perché un tempo le religioni nuove o le nazioni conquistatrici non esitavano a distruggere i monumenti religiosi appartenenti ad antichi culti o ad adattarli ai loro bisogni. Così il tempio egiziano di Luxor fu un tempo trasformato in chiesa, come il Pantheon a Roma; Santa Sofia è diventata una moschea, mentre la prima moschea di Delhi fu costruita dove sorgeva un tempio indù, che fu eretto utilizzandone le vestigia. Infatti tutte le religioni che ritengono di detenere la verità pensano che le altre siano false, con tutte le tragiche conseguenze umane che ne sono derivate nel corso della storia.
E' meglio pensare che nella nostra epoca, in cui le relazioni con il passato e gli altri paesi sono diventare più complesse, ciascuno finirà per giungere a una sorta di equilibrio tra la propria cultura religiosa, quelle del paese in cui vive e l'accettazione della diversità universale. Soltanto allora sarà possibile vedere nei monumenti religiosi un bene nazionale appartenente, a un certo livello, a tutta l'umanità, e, al tempo stesso ma su un altro piano, una forma di espressione della pietà di una comunità più ristretta ai fedeli.
Un concetto unisce come un filo i valori spirituali, estetici e culturali dell'architettura religiosa: quello di integrità. Integrità in primo luogo del monumento, che conservatori, responsabili e ricercatori devono sforzarsi di tutelare ma soprattutto di spiegare a tutti i livelli, da quello più dotto fino a quello, estremamente importante, dell'istruzione primaria. Quindi, integrità dei credenti, che non devono avere la sensazione che la celebrità del loro santuario l'abbia reso meno sacro, ma devono comprendere che quel luogo santo è anche un'opera d'arte. Infine, integrità dei cittadini che si sentono fieri dei monumenti del loro paese. Si può apprezzare la potenza di un monumento religioso grazie alla magia dell'arte, senza per questo aderire alla santità del luogo o senza amare i suoi valori estetici.
Questo articolo pone un certo numero di problemi ai quali si potrà rispondere solo con un vasto sforzo educativo che permetta a tutti di apprezzare e comprendere l'architettura religiosa. Ciò comporta più di un semplice lavoro di informazione. Per questo infatti è necessaria una sensibilità infinitamente aperta, in grado di accogliere con modestia tutte le credenze, ma che sia orgogliosa delle millenarie realizzazioni degli artisti e degli artigiani, provando una soddisfazione emotiva o estetica nella contemplazione della loro opera.

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