I grandi siti naturali. Ponti verso l'avvenire

Allison Jolly

Il vecchio saliva per i rapidi pendii della montagna. In basso le foreste di querce formavano come un tappeto; i pini e i cipressi s'aggrappavano con le loro radici ritorte agli intersizi della pietraia che fiancheggiava il sentiero. I suoi discepoli lo seguivano, con i muscoli delle cosce irrigiditi dallo sforzo. In cima, arrivarono a un tempio dipinto e si addormentarono, raggomitolati nei loro abiti. Il vecchio si alzò rima dell'alba. Si avviò verso una roccia a strapiombo sull'abisso. L'immensa pianura si stendeva lontano verso est fino al mare, a duecento chilometri di distanza. Il sole sorse e dardeggiò con i suoi raggi accecanti che, rifratti dall'aria immobile, fecero stagliare nel cielo due dischi di giada rossa. gridò il vecchio, e i discepoli annotarono le sue parole.
La scena si svolgeva duemilacinquecento anni fa e Confucio guardava il sole sorgere dal monte Tai. L'anno scorso, nel dicembre 1987, questo sito è stato inserito nella Lista del patrimonio mondiale su richiesta delle autorità cinesi. Il luogo ha un'importanza tutta particolare per le centinaia di migliaia di cinesi che ogni anno ne compiono l'ascensione, ma costituisce un tesoro anche per il resto dell'umanità.
Circa un terzo dei siti inseriti nella Lista del patrimonio mondiale vi figurano per la loro bellezza naturale o per l'interesse che rivestono per la scienza. Si tratta di montagne come il Sagarmatha - la madre dell'Universo - l'Everest per gli occidentali, o di gole, come il Grand Canyon, o ancora di luoghi costieri come le scogliere della grande barriera corallina in Australia. Talvolta questi siti sono isolati e di difficile accesso, come il Tassili n'Ajjer nel Sahara algerino. D'altro canto, può succedere che l'importanza di un sito non sia evidente a tutti: così bisogna aver approfondito la teoria dell'evoluzione per apprezzare l'interesse rappresentato dalla grandissima varietà di pesci che i pescatori del Lago Malawi trovano nelle loro reti.
Numerosi siti del patrimonio mondiale possiedono una tale grandiosità naturale da essere stati considerati in tutti i tempi luoghi sacri. Così gli aborigeni australiani venerano la montagna di Ayers Rock, come gli Incas veneravano il Machu Picchu.
Dopo Confucio, la maggior parte degli imperatori cinesi e addirittura alcuni politici contemporanei hanno salito le pendici del monte Tai. Sono stati costruiti templi, ponti e una scalinata di 6600 gradini, oltre a stele incise.
I siti naturali che figurano nella Lista del patrimonio mondiale e che qui descriveremo possono essere suddivisi in tre categorie. La prima comprende gli habitat naturali delle mandrie di grandi mammiferi, che sono tra i fenomeni più spettacolari del mondo naturale. La seconda è quella delle terre umide e la terza quella delle riserve della biosfera, regioni in cui viene attuato un tipo di gestione completamente nuovo per conciliare le esigenze dell'uomo e della natura.


Habitat dei grandi mammiferi

Il Parco nazionale di Serengeti si trova nella Repubblica Unita di Tanzania, vale a dire nel Paese del mondo che ha destinato la più grande porzione di territorio a diverse forme di conservazione dell'ambiente. Il Parco è stato inserito nella Lista del patrimonio mondiale nel 1981. Non lontano da esso, nei sedimenti della gola di Olduvai, alcuni paleontologi hanno trovato ossa di cranio e metacarpi appartenenti ai nostri più lontani antenati, l'Homo habilis e l'Homo erectus. Non tutti i mammiferi di questo periodo sopravvissero, ma se volessimo immaginarci cosa poteva provare un fragile mammifero in mezzo a tanti altri, ci potremo riuscire proprio nelle pianure d'Africa.
Sui 14.763 kmq coperti dal Parco nazionale di Serengeti si trova la più alta concentrazione di animali delle pianure che sia sopravvissuta fino ai nostri giorni. Durante la stagione delle piogge gi gnu e le zebre brucano l'erba bassa delle pianure meridionali del Serengeti. A novembre pascolano tra i fiori di campo gialli e violetti; poi, quando la vegetazione si secca, gli gnu maschi cominciano ad accerchiare le femmine, formando il loro harem. Nel pieno della stagione degli amori, in maggio, nella pianura vibrante di caldo e di polvere gialla, i maschi, frenetici, galoppano attorno alla mandria belante e agitata delle femmine.
Poi, come spinti da un misterioso segnale, tutti gli animali partono. Galoppano per giorni e giorni verso la savana umida del nord del Parco. Il grigio torrente degli gnu si disperde sulle rive dei corsi d'acqua, attraversa i fiumi a nuoto. I giovani, che hanno sei mesi, corrono per non lasciarsi distanziare dagli adulti; molti muoiono cammin facendo. Quale che sia lo strano appello cui questi animali rispondono, solo la morte può distoglierli dal loro fine.
Ancor oggi si continuano a fare scoperte sul comportamento dei grandi mammiferi che popolano gli angoli selvaggi del nostro pianeta, come il Serengeti. Una delle più sconcertanti riguarda i suoni emessi dagli elefanti. Gli elefanti, come gli altri mammiferi, hanno un'organizzazione sociale complessa. Gruppi matriarcali di femmine vivono divisi dai maschi, ma a volte si riuniscono, come attirati per telepatia. Katherine Payne, ricercatrice alla Cornell University negli Stati Uniti, ha scoperto che gli elefanti comunicano con barriti le cui frequenze, troppo basse per l'orecchio umano, possono arrivare a parecchi chilometri di distanza.
L'Africa non è il solo continente a possedere grandi mandrie. Quando i primi europei arrivarono nell'America del Nord, i bisonti delle pianure erano forse 50 o 60 milioni. Ciò che resta di questa specie è stato protetto in un'altra riserva naturale della Lista del patrimonio mondiale, il Parco nazionale di Wood Buffalo che, con i suoi 44.800 kmq, è uno dei più grandi del mondo. I suoi circa seimila bisonti sono gli ultimi sopravvissuti delle grandi mandrie selvatiche dell'America del Nord. Questi erbivori brucano l'erba e i fiori selvatici che spuntano su terre saline le cui paludi sono circondate da bianco sale, e si voltolano tra le erbe e le carici dell'enorme delta interno formato dal fiume della Pace e dall'Athabasca. Percorrono le foreste di abeti rossi, di pini, di tremoli, di pioppi, di larici e betulle. I bisonti dividono il territorio con centinaia di migliaia di uccelli acquatici e migratori, con gru bianche d'America, che vengono a nidificare, con orsi, castori, rat musqués e lupi. Soprattutto con i lupi, i loro naturali predatori che svolgono, molto più spietatamente di quanto non potrebbero fare i guardacaccia, il compito di limitarne la popolazione.
Gli abitanti originari di questo Parco sono bisonti adattatisi alla vita nella foresta, animali rari dalla folta pelliccia. Ma una parte consistente del gruppo attuale è costituito da bisonti che discendono dai pochi esemplari salvati dall'estinzione nel secolo scorso dall'Associazione zoologica di New York. Oggi del Parco nazionale di Wood Buffalo si può dire, come del resto del Serengeti, che .
I grandi parchi e i grandi mammiferi hanno sempre più bisogno delle cure che prodigano loro gli esseri umani. _ il caso in particolare del rinoceronte bianco del nord del Parco nazionale della Garamba, nel nord dello Zaire, alla frontiera con il Sudan. Il Parco, che ha una superficie totale di 4.480 kmq, ha una vegetazione varia, con foreste abbastanza fitte al sud e savana a nord. E' l'ultimo rifugio del rinoceronte bianco dalla mascella quadrata, il cui territorio arriva a sud fino alla grande foresta umida dello Zaire. Il parco è stato creato nel 1938 proprio per salvare questa specie, che nel 1960 non contava più di un migliaio di esemplari. Nel 1980, data in cui il Parco della Garamba è stato inserito nella Lista del patrimonio mondiale, dopo vent'anni di guerre e di bracconaggio rimanevano soltanto 12 rinoceronti bianchi.
Il corno di rinoceronte è venduto a caro prezzo e attira bande di bracconieri armati di rossi fucili e armi automatiche. All'inizio della stagione il personale del Parco provvede a bruciare preventivamente gli erbaggi, in modo che gli animali si rifugino nella folta vegetazione spontanea che sorge sui bordi dei corsi d'acqua. Ciò per evitare che i bracconieri incendino le alte erbe tardive per uccidere le bestie che fuggono davanti al muro di fiamme.
Oggi, grazie all'aiuto internazionale, il personale della Garamba comincia a segnare dei punti a proprio favore. Tutti i rinoceronti del Parco sono dotati di trasmettitori radio che consentono di seguire i loro spostamenti, che squadre speciali sorvegliano dall'alto. Con i giovani nati in questi anni, ora i rinoceronti ammontano a 23 capi.
Ma le guerre che decimano animali e uomini non sono una prerogativa dell'Africa. L'ultimo bisonte selvatico d'Europa è stato abbattuto nel 1919. Viveva nella Foresta di Bialowieza, situata alla frontiera tra Unione Sovietica e Polonia. D'altro canto l'esistenza stessa di questa foresta è un paradosso storico: la sua sopravvivenza è infatti in parte dovuta alle sanguinose diatribe di cui furono protagonisti i principi della regione e che finirono quasi per spopolarla. Nel XV secolo essa divenne riserva di caccia reale. Oggi i suoi 47 kmq costituiscono praticamente la sola foresta intatta che sopravviva nell'Europa centrale.
Un tempo la popolavano gli uro, antenati oggi estinti del nostro bestiame, e i tarpani vi sopravvissero fino al XVIII secolo. All'inizio della prima guerra mondiale i bisonti erano ancora alcune centinaia, ma furono decimati da soldati e bracconieri. Nel 1923 un professore polacco, Jan Sztoloman, propose che si tentasse di ricostituirne una mandria. Alcuni studiosi britannici, tedeschi, polacchi e svedesi scoprirono negli zoo europei 50 bisonti, molti dei quali tuttavia non erano di razza pura, ma il prodotto di incroci con altre varietà locali. Si cominciò allora a incrociarli per ricreare, per quanto possibile, la razza d'origine; ogni nascita fu registrata nei libri genealogici e si gestì la crescita della mandria attraverso il controllo dell'alimentazione d'inverno e la sorveglianza d'estate. Attualmente circa 500 bisonti vivono tra gli alberi ad alto fusto della maestosa Foresta di Bialowieza, che da tempo è inserita nella Lista del patrimonio mondiale. Altri 20 vivono nella stalla, rigorosamente isolati dal resto della mandria, e servono da patrimonio di riserva in caso di un'epidemia del bestiame. In Europa si contano attualmente altri 200 centri circa di allevamento di bisonti.

Le terre umide

La terra è spesso una risorsa rara, ma la stessa cosa si può dire dell'acqua; l'impiego delle terre umide è spesso fonte di controversie. Ed è quanto emerge chiaramente dalla descrizione di cinque siti del patrimonio mondiale: due laghi, un fiume dal corso non regolato e due paludi.
Il Lago Malawi, che ha più di 760 m di profondità, si è creato solo circa 5000 anni fa in una faglia della grande vallata del Rift. Sovrastata da montagne vertiginose, la valle è ricca e fertile. Sulle rive del Lago sorgono villaggi e piccole tenute agricole. I pescatori, su imbarcazioni a remi o su più moderni fuoribordo, portano a riva reti a forma di U piene di pesci dai colori dell'arcobaleno e appartenenti a specie che non si trovano in nessun'altra parte del mondo.
Due dozzine di specie africane di pesci popolarono il Lago Malawi dopo la sua nascita in seguito a un cataclisma naturale. Poi, a un dato momento della loro evoluzione, il loro numero aumentò improvvisamente e considerevolmente; oggi ci sono tra le 500 e le 1000 specie, quasi tutte endemiche.
Questa moltiplicazione delle specie sembra attenere al carattere fondamentale casalingo della maggior parte dei pesci. Le rive del lago sono sia rocciose che sabbiose. I pesci che vivono negli anfratti delle rocce superano raramente la distesa sabbiosa che li separa da altre rocce; i pesci della parte sabbiosa invece sono più mobili, anche se non vanno mai molto lontano. Il lago è così diviso in una serie di habitat che non comunicano affatto tra loro e che formano singolarmente una sorta di piccolo vivaio genetico. Ogni punta rocciosa, ogni baia sabbiosa ospita pesci diversi.
Se da un lato il Lago Malawi mostra l'influsso esercitato dall'isolamento sulle specie, il Lago Ichkeul, in Tunisia, illustra il modo in cui un sito può fare da collegamento tra una serie di habitat posti in diversi punti del globo. Infatti è un luogo in cui va a svernare un immenso numero di uccelli acquatici migratori. La quasi totalità delle oche selvatiche d'Europa vi passa infatti l'inverno, come molte anatre moretti e fischioni. Sono state individuate fino a 188.000 folaghe. D'estate, quando gli uccelli migratori ripartono, circa 600 anatre dalla testa bianca, una specie ormai rara il cui maschio ha il becco blu cielo, rimangono a vivere tra i canneti, dove si riproducono. Qui, da una stagione all'altra, si possono osservare tutte le specie di uccelli europei e nordafricani.
Ma le acque del Lago Ichkeul non sono isolate dal resto del mondo. Il Lago è vicino al Mediterraneo, che è abitualmente alimentato dalle acque dolci dei fiumi vicini; in certe stagioni o in certi anni accade però che questi corsi d'acqua si esauriscano e che l'acqua di mare si infiltri nel lago. Attualmente vengono fatte molte pressioni perché si costruiscano delle dighe sui fiumi e si devii il loro corso per irrigare i campi circostanti. Secondo alcuni studi, l'operazione è possibile, grazie a un sistema di chiuse che controllino l'apporto di acqua dolce e permettano sia di irrigare che di salvaguardare l'ambiente naturale del lago. Si sta realizzando un accordo in questo senso.
A volte le terre umide sono oggetto di scontri diretti come quello, famoso, sorto a causa del progetto di costruzione di una diga sul corso inferiore del Gordon, in Tasmania (Australia), e sul suo affluente, il Franklin, per produrre l'elettricità necessaria a una raffineria di bauxite; lo scontro si è concluso con la ricerca di un altro sito per l'insediamento. la Tasmania è ricca di parchi naturali. I Parchi nazionali delle distese selvatiche della Tasmania occidentale coprono complessivamente una superficie di 7.693 kmq e comprendono una delle ultime grandi foreste umide della zona temperata. _ una regione di picchi di quarzite, di grotte calcaree e di corsi d'acqua che scorrono tumultuosamente in gole profonde. I pini Huons, tipici della regione, alcuni dei quali sono più che millenari, sono oggetto delle mire dei legnaioli. I botanici invece attribuiscono grandissimo valore alle foreste di Nothofagus, una varietà di faggio e foglie caduche tipica dell'emisfero meridionale, che costituisce una reliquia dell'epoca in cui la Tasmania, l'Australia e l'Antartide erano ancora unite all'America del Sud e all'Africa. L'enorme continente australe del Gondwana era allora coperto da questi alberi, che oggi sopravvivono solo in alcune regioni molto piovose come i corsi inferiori del Gordon e del Franklin.
Gli scogli della Grande barriera corallina sono un altro sito inserito nella Lista del patrimonio mondiale, che costituisce un buon esempio della molteplicità di usi possibili di alcune meraviglie naturali. L'Australia possiede altri parchi che sono oggetto di gravi contenziosi, come il deserto di Kakadu, ricco di uranio. Il caso dell'Australia dimostra che i Paesi poveri, la cui popolazione ha bisogno di terre per sopravvivere, non sono i soli a dover prendere decisioni difficili.
Il Parco degli uccelli di Djoudj, nel delta del Senegal, mostra fino a che punto queste decisioni possono essere difficili. Il Senegal, paese del Sahel afflitto dalla siccità interna, deve dividere le terre tra pastori nomadi e contadini sedentari, pur continuando a soddisfare i bisogni nazionali di irrigazione e produzione di energia elettrica. Per questo motivo attualmente si stanno costruendo sul fiume Senegal grandi dighe che minacciano l'equilibrio ecologico del Parco dello Djoudj, nel delta del fiume, dove ogni anno tre milioni di visitatori si affollano per vedere gli uccelli paleoartici che vengono a riposarsi qui dopo un estenuante volo di 2000 km sopra il Sahara. I pellicani, gli aironi e le anatre convivono con i mammiferi del deserto. Qui è stata reintrodotta la gazzella di Dorcas, una specie minacciata di estinzione; infatti il Djoudj è uno dei pochi habitat del Sahel in cui gli erbivori selvatici possono sperare di sopravvivere.
Se il delta del Djoudj è minacciato dal bisogno d'acqua delle popolazioni del deserto, il Sundarbans, grande foresta di mangrovie alla foce del Gange, in India, è una fonte di legna da riscaldamento per gli abitanti delle montagne vicine e di legname da costruzione per i milioni di persone che vivono in pianura. Il legname da costruzione è diventato così costoso in India che a volte risulta più vantaggioso usare elementi d'acciaio. Nell'Himalaya la minaccia rappresentata, per la foresta naturale sfruttata dai contadini, dallo sfruttamento industriale di alcune specie di pini ha portato a battaglie legislative, a sommosse e a fenomeni sociali come il Chipko, un movimento di donne che circondano gli alberi abbracciandoli per impedire che vengano abbattuti.
La mangrovia del delta del Sundarbans copre circa 4.300 km in India e in Bangladesh. La parte indiana è inserita nella Lista del patrimonio mondiale. I 2.600 kmq di questo sito costituiscono una riserva naturale strettamente sorvegliata, dove vive il più gran numero di esemplari di tigri del subcontinente. Quando nel 1973 è stata creata la riserva le tigri erano 153; nel 1980 erano 264, e continuano ad aumentare.
La mangrovia appartiene sia alla terra che al mare. Vi vivono cinque specie di delfini e di focene, oltre a una specie rara di coccodrilli marini. Le tigri, che altrove cacciano l'antilope, il bue selvatico, il gaur, qui si nutrono di pesci, varani e tartarughe marine. Come sottolinea il del governo indiano, . Quando le popolazioni dei dintorni abbattono le magrovie perché hanno bisogno di legna, drenano le isole per coltivarle o distruggono l'equilibrio del regime delle acque, le tigri sono le prime vittime.
Attualmente parecchie minacce incombono sulle terre umide di tutto il mondo, che vanno dal prosciugamento all'inondazione. Le risorse idrologiche sono a volte sfruttate dall'agricoltura o per la produzione di elettricità. Possono anche essere inquinate dalle infiltrazioni di prodotti tossici e di concimi chimici. Nessun sito naturale è ormai più al riparo dall'influenza dell'uomo; così dobbiamo inventare nuove forme di gestione che ci consentano di conciliare esigenze contraddittorie, senza aspettare che queste degenerino in conflitti.

Le riserve della biosfera: imparare a vivere in armonia con la natura

L'obiettivo fondamentale delle riserve della biosfera, come è stato definito nel Programma sull'uomo e la biosfera (MAB) dell'Unesco, è quello di conciliare gli interessi umani con il rispetto degli habitat naturali. _ proprio su questo principio che si basa oggi la salvaguardia dei siti naturali del patrimonio mondiale. Teoricamente una riserva della biosfera è costituita da un , un habitat naturale il più intatto possibile, circondato da una o più zone-tampone, che l'uomo sfrutta in modo da tutelare l'area centrale. Le riserve esistenti della biosfera formano una rete planetaria destinata a preservare la varietà biologica e a insegnare all'uomo il modo di vivere in armonia con la natura. La chiave del loro successo sta nell'uso razionale della zona-tampone, che deve assicurare la sopravvivenza economica delle popolazioni interessate e, al tempo stesso, consentire loro di acquisire una certa etica ambientalista.
A questo proposito, le tradizionali locali sono molto istruttive. Così la riserva di Sian Ka'an, nella penisola dello Yucatán in Messico, consente di proteggere più di 5.000 kmq di foresta tropicale, di paludi, di mangrovie e di scogliere coralline. Ci vivono ancora 800 discendenti di indios maya, che chiamavano questa regione Quintana Roo, e vi edificarono templi che risalgono al V secolo a.C.. Gli odierni maya vivono soprattutto della pesca dell'astice, ma perpetuano anche pratiche agricole millenarie e raccolgono piante per curarsi, nutrirsi e costruire i propri alloggi. Nella regione è stato organizzato un centro di ricerca per comprendere più a fondo e migliorare questo habitat, ispirandosi soprattutto alle pratiche indigene.
Le riserve della biosfera hanno lo scopo di proteggere esemplari dei diversi ecosistemi del pianeta. Alcuni di questi ultimi sono importanti da un punto di vista locale, ma non sono abbastanza significativi perché siano inseriti nella Lista del patrimonio mondiale. Infatti solo negli Stati Uniti ci sono 43 riserve, ma solo cinque sono inserite nella Lista: il Parco nazionale di Yellowstone, delle Everglades, Redwood, Olympique e delle Great Smoky Mountains. Queste montagne della Carolina del Nord fanno parte della catena boscosa dei Monti Appalachi e, viste da lontano, sembrano nuvole di fumo blu, da cui derivano il nome. Situate a sud dei grandi ghiacciai di un tempo, possiedono attualmente un certo numero di piante, come il gingseng, che sono strettamente imparentate con piante originarie del centro della Cina. E' anche una regione ricca di anfibi: vi si trovano infatti 22 specie di salamandre, la più grande delle quali può raggiungere anche i 75 centimetri.
Queste foreste di querce e lauri di montagna, popolate di cervi della Virginia e di orsi neri, non sono affatto disabitate. Il problema non è quello di cacciarne gli abitanti o di vietarne l'accesso ai turisti, ma bisogna scrupolosamente regolamentare l'attività edilizia e l'abbattimento degli alberi, per non rallentare l'attività turistica - di cui la regione è economicamente tributaria, e soprattutto l'inquinamento, dovuto sia alla circolazione automobilistica che agli insediamenti industriali dei dintorni, inquinamento che può modificare la natura stessa dei suoli. Daremmo una ben misera idea del nostro sistema di valori se lasciassimo che le piogge acide riducessero a nulla le foreste, risparmiate persino dalle grandi glaciazioni.
Ci sono diversi modi per realizzare un sistema di tutela e gestione degli ecosistemi. A volte bisogna investire somme considerevoli nelle regioni vicine per orientare le popolazioni locali verso altre forme di sussistenza; in altri casi bisogni al contrario riattualizzare le antiche tradizioni.
Ben presto avremo bisogno di un sistema molto più complesso, nel quale le riserve della biosfera saranno organizzate . Ciò consentirà di coordinare la gestione di un certo numero di zone distinte che, complessivamente, assumano le caratteristiche di riserve; conseguenza di ciò sarà che un certo numero di situazioni ecologiche e socio-economiche diverse potranno essere integrate in una sola area biogeografica. Questa concezione innovativa della macro-conservazione garantisce, in una certa misura, l'indispensabile elasticità in un mondo in rapida evoluzione.
Altri tre siti inseriti nella Lista del patrimonio mondiale _ Saint Kilda, il Tassili n'Ajjer e la Cordigliera di Talamanca-La Amistad _ illustrano i vantaggi e gli inconvenienti propri delle riserve della biosfera.
La cultura originale di Saint Kilda è scomparsa. Questo arcipelago di isolotti è situato a circa 160 km dalle coste scozzesi. Le scogliere, alcune delle quali si innalzano fino a 430 m sopra la violenta risacca dell'Atlantico, sono le più alte d'Europa. Ma il paesaggio di Saint Kilda è sostanzialmente modellato dall'uomo, che vi si insediò almeno 2000 anni fa. Le saghe dei vichinghi riferiscono di un viaggio compiuto verso queste isole nel 1202. I loro abitanti non avevano vita facile. Si nutrivano di procellarie glaciali e di altri uccelli marini e tessevano i loro abiti con la lana dei montoni. Fino al XVIII secolo, le case tradizionali _ chiamate _ erano delle specie di rifugi seminterrati, senza finestre, fatte di grosse pietre, il cui ingresso fungeva anche da stalla.
Un giorno turisti, mercanti e naturalisti cominciarono a visitare le isole, e vi costruirono scuole e dispensari. Ben presto la popolazione indigena non seppe più _ e non volle più sapere _ come si facesse a vivere di orzo e procellarie glaciali. Il 29 agosto 1930, gli ultimi abitanti lasciavano Saint Kilda per la Scozia. Oggi restano una base militare e una postazione metereologica, folte colonie di uccelli marini e i montoni Soay, che hanno ritrovato il modo di vivere dei loro antenati selvatici.
Gli abitanti di questo arcipelago hanno vissuto una mutazione sociale, mentre l'altopiano del Tassil n'Ajjer, in Algeria, testimonia di un cambiamento di clima. Isolato dalle sabbie del Sahara, il Tassili n'Ajjer è un massiccio roccioso che si estende per circa 100 km in larghezza e 700 km in lunghezza. I suoi crinali di pietra si alzano a strapiombo su paludi di ; stranamente, alcune fonti di acqua calda vulcanica ribollono qua e là. Parecchie centinaia di nomadi tuareg, soprannominati del Sahara per l'abitudine di tingere i loro abiti di indaco, conducono le loro mandrie da un'oasi all'altra.
In questa sorta di deserto-museo si trovano pitture rupestri di 8000 anni fa _ epoca nella quale il clima era molto più umido _, che rappresentano giraffe, bufali, elefanti, ippopotami, rinoceronti. Nelle pitture risalenti a 6000 anni fa, invece, si trovano bestie pezzate che ricordano il bestiame d'allevamento. I più antichi disegni di cavalli risalgono a circa 3000 anni fa, e le carovane di cammelli appaiono nelle pitture parietali attorno al 200 d.C. Oggi i soli sopravvissuti di quest'epoca più mite sono i pochi cipressi che spuntano nei canyon, i cui tronchi misurano 55 m di diametro, oltre a strani pesci fossili. Vi si trovavano anche coccodrilli, ma l'ultimo è stato abbattuto negli anni '40.
Poiché le nostre società e i nostri climi hanno tutte le possibilità di cambiare sempre più rapidamente nei prossimi decenni, abbiamo molto da imparare da Saint Kilda e dal Tassili n'Ajjer. E possiamo anche volgerci al futuro, per contemplare uno dei grandi ponti tra l'emisfero nord e sud. Le Riserve della Cordigliera di Talamanca-La Amistad (l' in spagnolo) collegano due paesi, due oceani e due continenti. Il suo nome deriva dalla zona di amicizia decretata tra Panama e Costa Rica, che si estende su 80.000 kmq di terre protette. La riserva della biosfera va dall'Atlantico al Pacifico, separati, in questo punto, solo da 150 km. La fauna e la flora sono tra le più varie del mondo, perché è qui che le piante e gli animali dell'America del Nord hanno incontrato quelli del Sud quando una serie di eruzioni vulcaniche unì i due continenti. La crosta terrestre del resto continua a sollevarsi per effetto dell'attività sismica e vulcanica, che ha portato le cime più alte a più di 3.500 m. La costa del Pacifico è coperta di foreste secche, la costa atlantica di una vera e propria giungla, dimora di giaguari, dove si può penetrare solo con l'aiuto del machete. Sulle alture crescono magnifiche foreste di pini, su cui vola il quetzal; con l'aumentare dell'altitudine il manto vegetale si impoverisce e si trasforma in pietraia con ciuffi lanuginosi di licopodi. Le valli interne di La Amistad non sono quasi mai state percorse dall'uomo. Si sa che abbondano di varie specie, ma sicuramente vi si trovano anche molte creature tuttora sconosciute.
La Amistad occupa il 10% del territorio del Costa Rica e ospita più del 40% della popolazione india del paese. Le tribù Bribri, Cabecar, Brunca e Guaymi vivono all'interno della riserva. Questi indios sono perfettamente al corrente dei modi di vita occidentali; si vestono all'occidentale e preferirebbero che i muri delle loro scuole fossero costruiti in mattoni, a costo di farli venire con l'elicottero.
La Convenzione per la protezione del patrimonio mondiale è uno degli strumenti attraverso i quali si possono comporre gli interessi degli abitanti di una data regione e quelli della comunità internazionale nel suo complesso. Nessuno ha mai pensato che questo fosse un compito facile; ma è chiaramente un compito essenziale se vogliamo tutelare i luoghi selvaggi che ancora esistono non come reliquie di un passato remoto, ma come ponti verso l'avvenire.

torna indietro