Il tempo ritrovato. I beni culturali inseparabili dall'evoluzione dell'umanità

George Michell

I beni culturali inseriti nella Lista del patrimonio mondiale possono essere studiati, analizzati, inventariati e sottoposti a opportuni restauri, ma, in ogni caso, non debbono assolutamente essere dissociati dall'evoluzione dell'umanità. Infatti essi costituiscono le testimonianze durature dello sforzo dell'umanità, i documenti tangibili della storia del mondo, che illustrano episodi eroici e tragici, nobili e sublimi delle gesta dell'umanità. I beni culturali sono la prova visibile della permanenza del passato nel mondo contemporaneo. L'iniziativa volta a salvaguardare il patrimonio mondiale è un tentativo concreto di riconoscere l'interesse insostituibile di queste vestigia e assicurarne la sopravvivenza per il futuro.
Molti dei monumenti e dei complessi architettonici più prestigiosi del passato, ancora funzionanti o in rovina, sono strettamente legati ai destini dei grandi di questo mondo. Era infatti necessario essere imperatori o principi, generali o signori della guerra, pontefici o prelati per avere a disposizione gli enormi mezzi economici e artistici necessari a costruire questi imponenti monumenti, e, a maggior ragione, i siti e i complessi urbani collocati nel centro delle città. Molti dei beni culturali che figurano nella Lista del patrimonio mondiale sono stati selezionati per l'evidente interesse estetico della loro architettura o della loro struttura urbana, ma ciò non ci deve mai far dimenticare la loro dimensione storica.
I monarchi che si facevano costruire fastose dimore erano a volte dei visionari. L'architettura che ci hanno lasciato è spesso imponente e stimolante per lo spirito; a volte è addirittura concepita per impressionare. In qualche caso lo scopo dell'architettura è eminentemente politico. Ciò è vero per molti palazzi inseriti nella Lista del patrimonio mondiale: dai palazzi degli imperatori Ming in Cina, dei mogol a Fatehpur Sikri in India ai castelli dei re di Francia a Chambord, Fontainebleau e Versailles, fino alle fastose dimore dell'aristocrazia inglese, come ad esempio Blenheim. Anche i centri religiosi di Persepoli in Iran, di Teotihuacán in Messico e di Hampi in India mirano soprattutto all'espressione visibile del potere temporale, come la Grande Muraglia cinese e le fortificazioni di re Edoardo a Gwynedd, nel Galles (Regno Unito).
Non esistono praticamente periodi nella storia in cui le nazioni egemoni non abbiano chiesto all'architettura di esprimere la loro potenza. Così, gli edifici civili o militari, religiosi o giudiziari testimoniano delle ambizioni passate di potenti a volte illuminati, a volte oppressivi, ma quasi sempre desiderosi di gloria. I complessi architettonici dei centri delle città storiche come Istanbul in Turchia, Aleppo in Siria o Fez in Marocco testimoniano dell'assidua cura di cui l'architettura civile ha goduto da parte delle autorità nel corso dei secoli. Ciò vale anche per alcune città d'Europa: Toledo, Firenze, Budapest o Cracovia e naturalmente Venezia, la cui meravigliosa laguna ha protetto la città dai danni provocati dalle automobili.
Sotto il regno di sovrani di origine straniera, l'architettura ha deliberatamente evocato altri tempi e altri luoghi. La Lista del patrimonio mondiale comprende meraviglie dell'architettura coloniale come Oaxaca in Messico, Cuzco in Perù, Salvador de Bahia in Brasile e anche la vecchia città di Québec, deliberatamente ispirata all'architettura europea. Esistono altri complessi urbani che sono rimasti sconosciuti e ai margini del progresso fino a un'epoca recente: a questo proposito si parla generalmente di architettura tradizionale, intendendo con questa affermazione che essa si identifica con un ambiente socio-culturale vissuto come immutabile, anche se questa è più un'idea astratta che una verità storica. Così le antiche cittadelle circondate da mura di Shibam nello Yemen democratico, di Isfahan in Iran o del Cairo in Egitto non sono soltanto complessi monumentali pubblici e privati di insigne qualità; testimoniano anche un modo di vivere ancestrale e votato a una rapida scomparsa. In questo caso non si può dissociare l'habitat dalle condizioni di vita dei suoi abitanti, anche se queste ultime hanno subito inevitabili trasformazioni nel corso degli ultimi decenni.
L'interesse che certi monumenti rivestono è in gran parte legato al loro valore simbolico e storico. In questo senso la statua della Libertà a New York incarna le speranze di milioni di emigrati che affluirono nel Nuovo mondo. Al contrario il campo di concentramento di Aushwitz testimonia della capacità di autodistruzione della specie umana. Eppure sono pochi i monumenti che si identificano con un momento estremo della storia degli uomini: la maggior parte di essi si inserisce in un ambiente in divenire, in cui le aspirazioni e le complesse credenze degli esseri umani continuano a evolversi.
Alcuni siti sono profondamente segnati dai loro legami con il passato: si tratta delle rovine lasciate in abbandono o restaurate di recente, che ci rimandano alla nostra storia e a volte alla nostra protostoria. Così le rovine di Menfi in Egitto, di Delfo in Grecia, di Hatra in Iraq e anche di Chan Chan in Perù sono grandiose testimonianze di civiltà scomparse. Questi siti hanno ritrovato una certa attualità grazie alle attività degli archeologi moderni e allo sviluppo di quella vera e propria industria della mobilità umana che si chiama turismo. Altre vestigia del passato hanno subito trasformazioni storiche che hanno consentito loro di sopravvivere fino ai nostri giorni come strutture architettoniche o urbane tuttora in funzione: le riutilizzazioni successive verificatesi nel corso dei secoli hanno permesso loro di sopravvivere, anche se in forma diversa.
Il centro di Roma, vero e proprio palinsesto di strutture romane, bizantine, barocche e moderne, offre un'eloquente sintesi delle vicissitudini di un impero e di una città da più di due millenni. Anche Roma, come Anuradhapura nello Sri Lanka o Santiago de Compostela in Spagna, era un luogo di pellegrinaggio. I suoi monumenti religiosi accoglievano i fedeli di diversi culti, che si sono trasformati nel corso dei secoli, come l'ambiente architettonico. Altri siti urbani inseriti nella Lista del patrimonio mondiale riveleranno le loro prospettive storiche solo in avvenire; è il caso di Brasilia, senza dubbio l'esempio più rigoroso di urbanesimo pianificato del XX secolo.
In definitiva i siti culturali della Lista del patrimonio mondiale sono legami materiali tra il passato e l'avvenire. Il loro interesse inestimabile per l'umanità consiste nel fatto che sono il simbolo fisico del passare del tempo. Anche se sono legati alla storia delle nazioni, non per questo sono prigionieri delle frontiere: non appartengono a questo o a quel popolo, ma a tutta l'umanità. Il solo momento del tempo storico sul quale possiamo pretendere di esercitare un controllo, peraltro molto relativo, è l'inafferrabile presente. Per questo è importante riconoscere e tutelare, nei siti culturali inseriti nella Lista del patrimonio mondiale, le testimonianze concrete della nostra identità storica.

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