UNESCO

Funzioni e attività Struttura - I campi d'azione - Le operazioni di emergenza

Brevissimi spezzoni video:
Le origini dell'Unesco

Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) Sede: 7. Place de Fontenoy F-75352 Parigi 07-SP- Francia Telefono: (33-1) 45 68 10 00 Fax: (33-1145 67 16 90 Cablo: UNESCO PARIS
Telex: 270602 F, 204461 F Stampa (Fax): (33-1) 44 49 06 92

In internet: http://www.unesco.org/

Numero dei paesi membri: 188 (lista dei paesi)
Direttore generale: Koïchiro Matsuura (Japan), dal 1999 (sito ufficiale)

Nata il 4 novembre 1946, l'UNESCO ha sostituito l'istituto internazionale di cooperazione intellettuale, fondato nel 1925

I principi che hanno ispirato la creazione dell'UNESCO restano importanti ai giorni nostri come lo erano nel 1945: una popolazione istruita e cosciente dei suoi diritti fondamentali ha più possibilità di godere dei vantaggi della democrazia e dello sviluppo; l'uguaglianza nella diffusione dei benefici della scienza e della tecnologia per i popoli del mondo migliora il loro stato di salute e il loro benessere; il senso di identità culturale e l'apertura alle altre culture sviluppano la comprensione reciproca e la coscienza di una comunità di valori; infine, la libera circolazione degli scritti e delle idee è la condizione per l'espansione della democrazia.

 

I campi d'azione

educazione, tutela del patrimonio, diritti umani, natura e scienza - tutela dell'ambiente

in internet: http://www.unesco.org/general/eng/programmes/index.shtml

I campi d'azione: l'educazione

Il grande tema dell'Educazione nei suoi molteplici aspetti è stato affidato dall'ONU all'UNESCO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura. L'Educazione rappresenta dunque la E della sigla UNESCO. L'educazione in senso lato è quindi uno dei campi di azione dell'UNESCO. Educazione non significa soltanto offrire i mezzi necessari per insegnare a leggere e a scrivere, ma è il fondamento del progresso umano e dello sviluppo economico, sociale e culturale delle società. Investire nell'educazione per tutti vuol dire quindi preparare un futuro basato sullo sviluppo, la pace e il rispetto reciproco.

L'UNESCO si prefigge due obiettivi fondamentali: allargare l'accesso all'educazione di base e migliorare la qualità dell'educazione, a qualsiasi livello e di qualsiasi specie. Per questo scopo l'UNESCO utilizza tutte le risorse che influiscono sui risultati e sull'efficacia dell'educazione: elaborazione di programmi scolastici, ausili pedagogici, manuali, formazione dei formatori, materiali di laboratorio, sistemi di informazione, controllo del budget, metodi di gestione. Si occupa anche di edilizia scolastica. A tutti i livelli l'accento è posto pure sull'educazione scientifica e tecnologica e sull'acquisizione di valori umani e civici. E' inoltre privilegiata anche l'educazione alla pace, ai diritti umani e alla democrazia.

Ecco perché l'UNESCO, in tema di educazione, si è posto come obiettivo principale quello di favorire l'accesso di tutti a qualsiasi livello di educazione. La seconda priorità attuale è quella di migliorare la qualità dell'educazione per insegnare ai bambini e ai giovani di oggi a vivere e a lavorare in un mondo in costante evoluzione e ad affrontare le sfide del 21° secolo. La terza priorità in questo settore è quella di rinforzare la dimensione internazionale dell'educazione. L'UNESCO, fin dai suoi esordi, ha accordato la precedenza assoluta alla educazione di base e all'alfabetizzazione, considerate le chiavi per lo sviluppo dei Paesi. Infatti nei Paesi in cui il tasso di istruzione di base è più elevato, l'economia funziona meglio.

Il concetto di educazione di base

L'educazione di base è quella che intende rispondere ai bisogni fondamentali di apprendimento, e include l'educazione dell'infanzia, almeno per i primi quattro anni di scolarizzazione, considerati come il minimo indispensabile per permettere al bambino di acquisire quelle competenze e conoscenze tali da consentirgli una dignitosa esistenza. L'educazione di base intende fornire ai giovani e a quel quarto della popolazione mondiale adulta ancora analfabeta i servizi di alfabetizzazione, di educazione sanitaria e di apporto di conoscenze generali e di competenze indispensabili nella vita quotidiana.

Sono state in particolar modo le donne le vittime della discriminazione in campo educativo, e l'UNESCO non ha smesso di insistere sulla necessità di aprire alle ragazze e alle donne l'accesso all'educazione di base, alla pari con i ragazzi e con gli uomini. L'esperienza mostra che i paesi che investono fortemente nell'istruzione femminile vedono diminuire la mortalità infantile e materna, allungare la speranza di vita, ridurre i tassi di natalità e migliorare le conoscenze nutrizionali. Risulta così evidente che la possibilità per una madre di leggere le avvertenze di un medicinale l'aiuti a ben curare i suoi bambini. L'educazione di base, ossia l'educazione rispondente ai bisogni fondamentali di apprendimento, che include l'educazione della prima infanzia, l'insegnamento primario e, per i giovani e per gli adulti, i servizi di alfabetizzazione, di educazione sanitaria e di apporto di conoscenze generali e di competenze indispensabili nella vita quotidiana, è una priorità assoluta dell'UNESCO sin dai suoi inizi, perché è un ingrediente indispensabile allo sviluppo di un paese; i paesi dove il tasso di istruzione di base è elevato hanno un'economia con più alte prestazioni. In quest'ultimi anni, l'UNESCO si è sforzata soprattutto di migliorare il contenuto dell'educazione di base, il rendimento degli insegnanti e degli educatori e l'efficienza delle scuole. I suoi sforzi di ricerca e gli incoraggiamenti a realizzare delle campagne nazionali hanno contribuito a porre l'alfabetizzazione e l'educazione di base alla portata di milioni di persone. Nel marzo 1990, la Conferenza mondiale sull'educazione per tutti, organizzata con il patrocinio dell'UNESCO, del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, dell'UNICEF e della Banca Mondiale, è sfociata nel lancio di una campagna di importanza storica, che mira a rendere l'educazione di base accessibile a tutti da qui all'anno 2000.

La dichiarazione di Jomtien

I partecipanti alla Conferenza mondiale sull'educazione di base, tenutasi a Jomtien, hanno proclamato la "Dichiarazione Mondiale sull'Educazione per tutti: rispondere ai bisogni educativi fondamentali". Punto fermo è che "l'educazione è un diritto fondamentale per tutti, uomini e donne, di ogni età e nel mondo intero" e che l'educazione "può contribuire a migliorare la sicurezza, la salute, la prosperità e l'equilibrio ecologico nel mondo, favorendo allo stesso tempo il progresso sociale, economico e culturale, la tolleranza e la cooperazione internazionale". Si è constatato che, in generale, l'educazione attualmente impartita presenta gravi insufficienze; è necessario quindi migliorare la sua qualità e renderla accessibile a tutti, bambini, adolescenti o adulti.

La convenzione sui diritti dell' infanzia

La Convenzione sui diritti del bambino è stata descritta come la Magna Carta dei bambini. Si compone di 54 articoli che descrivono in dettaglio i diritti individuali che qualsiasi persona al di sotto dei 18 anni ha di sviluppare il suo pieno potenziale, senza soffrire di fame e povertà, trascuratezza, sfruttamento o altri abusi. Risultato di dieci anni di negoziati, la Convenzione è stata adottata dalle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990 dopo essere stata ratificata da venti Stati (Successivamente altri Stati vi hanno aderito). Quando viene ratificata da uno Stato, la Convenzione diventa in esso legge vincolante. Un comitato di dieci esperti è incaricato di verificare l'applicazione che se ne fa negli Stati parti.

L'editoria scolastica

Miniera di oro mondiale, gli scambi internazionali sono il motore dell'innalzamento del livello della vita su tutto il pianeta. Ma hanno il loro rovescio: i loro meccanismi non sono sempre compatibili con la libera circolazione del materiale educativo. Perciò, l'UNESCO si è incaricata di migliorare l'accesso a questo materiale in tutto il mondo. Anche se l'UNESCO preferirebbe vedere prodotto localmente questo materiale didattico, resta il fatto che numerosi paesi in via di sviluppo
non hanno altra scelta che importarlo; ora, molti di questi paesi mancano di valute forti per pagarlo. Grazie al sistema dei buoni UNESCO istituito nel 1948, gli utilizzatori comprano dei buoni compilati in dollari USA, che pagano in moneta nazionale al tasso di cambio ufficiale delle Nazioni Unite alla data dell'acquisto.

Possono, in seguito, servirsene per finanziare l'acquisto di materiale di cui hanno bisogno. Ogni oggetto a scopo educativo, scientifico o culturale - dai manuali scolastici agli strumenti di analisi e di test clinici passando per i proiettori cinematografici e per i personal computer - può, così, essere pagato in buoni UNESCO.

torna su

I campi d'azione: La tutela del patrimonio culturale

All'UNESCO, la sorveglianza e la protezione dell'ambiente vanno di pari passo con la salvaguardia dei tesori del patrimonio culturale e naturale del mondo. La Convenzione riguardante la protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale, adottata nel 1972 sotto l'egida dell'UNESCO, ha riconosciuto, per la prima volta, che spettava ai popoli di tutto il mondo proteggere e aver cura di certi beni naturali e culturali di un'eccezionale valore universale, che costituivano il "patrimonio mondiale". Il movimento a favore del "patrimonio mondiale" è sorto dalla campagna internazionale condotta agli inizi degli anni 60 per salvare i monumenti della Nubia in Egitto e in Sudan, che la costruzione della diga di Assuan minacciava di inghiottire sotto le sue acque.
Il modo di procedere è il seguente: gli Stati, che aderiscono alla Convenzione del 1972, accettano di selezionare dei siti sul loro territorio e di proporne l'iscrizione sulla Lista del patrimonio mondiale. Facendo ciò, accettano di incaricarsi di proteggere questi siti quando, alla fine, saranno iscritti nella Lista. Un Comitato del patrimonio mondiale esamina, una volta l'anno, le proposte di iscrizione con il concorso di altre equipe di specialisti. Tale comitato fornisce anche un supporto logistico a controllo dello stato dei siti iscritti nella Lista, offerta di assistenza tecnica e di aiuto di emergenza, formazione degli amministratori dei siti, etc. che è sovvenzionato dal Fondo del patrimonio mondiale e da altri. Più di 140 Stati aderiscono attualmente alla Convenzione che protegge 730 siti in tutto il mondo.

La circolazione delle idee

Gli ostacoli alle importazioni come i diritti di dogana, nondimeno, rendono sovente proibitivo il costo di questo materiale per i paesi in via di sviluppo. Perciò, l'UNESCO ha cominciato, con il concorso del GATT, a patrocinare degli accordi commerciali atti a "facilitare la libera circolazione delle idee tramite lo scritto e l'immagine". L'UNESCO ha messo a punto due strumenti: il primo, l'Accordo di Firenze del 1950 completato dal suo protocollo del 1976, esonera dai diritti di dogana i libri, le pubblicazioni e i documenti e altri oggetti di carattere educativo, scientifico e culturale, ivi compresi le opere d'arte e gli oggetti di collezione, nonché il materiale audiovisivo, gli strumenti e gli apparecchi scientifici e, infine, gli articoli destinati ai ciechi.

Questo accordo è stato molto efficace, in quanto ha permesso alle organizzazioni e ai singoli di procurarsi più agevolmente questo materiale all'estero a un costo minore. Il secondo strumento, l'Accordo di Beirut, riguarda parimenti il materiale audiovisivo, ma differisce dal primo per il fatto che copre una categoria di oggetti più ristretta, vale a dire i film, le stampe, i microfilm, le registrazioni, le lastre fotografiche di vetro, i modellini, le pitture murali, le carte e i manifesti, e che concede, oltre all'esonero dai diritti di dogana e dalle tasse, dei vantaggi supplementari come l'esenzione dai contingentamenti. I due accordi costituiscono delle entità giuridiche distinte e non si applicano che ai paesi che li hanno firmati. Spetta a ciascun paese decidere di aderire all'uno o all'altro o ancora a tutti e due.

La creatività

Né la protezione dell'ambiente, né quella del patrimonio mondiale figurano espressamente nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo: spetta all'UNESCO il merito di averle rivendicate come diritti dell'umanità. La Dichiarazione afferma, tuttavia, nel suo articolo 27, l'esistenza di un diritto alla protezione della creatività scientifica, artistica e letteraria. Ciò che distingue, a questo riguardo, la Convenzione universale sul diritto d'autore elaborata dall'UNESCO (con i suoi aggiornamenti) è il suo carattere universale, in virtù del quale protegge il diritto d'autore nei paesi di tradizioni culturali estremamente differenti e dagli interessi talvolta contrastanti. Questa Convenzione, firmata a Ginevra nel 1952 e revisionata a Parigi nel 1971, non è né la prima convenzione sul diritto d'autore, né la sola. E' tuttavia, unica nel suo genere. Recenti controversie commerciali, che hanno messo in gioco il diritto d'autore, hanno sottolineato l'utilità delle sue disposizioni, la cui importanza risalta ancora di più con il passare del tempo.

torna su

I campi d'azione: i Diritti umani

Attiva, sin dall'inizio, nel campo dei diritti umani, l'UNESCO ha giocato un ruolo importante nell'elaborazione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nel 1948. Tre articoli di questa stessa dichiarazione hanno ispirato tutti i suoi lavori: il diritto all'educazione, il diritto a prendere parte alla vita culturale e a godere dei benefici dei progressi scientifici e il diritto alla libertà di parola e all'accesso all'informazione. L'UNESCO reputa che i diritti umani dovrebbero figurare in tutti i programmi di insegnamento, permettendo, in particolar modo, ai cittadini di conoscere le convenzioni e le dichiarazioni internazionali alle quali i loro Stati hanno aderito.

L'UNESCO ha fatto progredire la concretizzazione di questa idea, creando, tramite il canale dei progetti lanciati nelle scuole e nelle università di tutto il mondo, le proprie reti di educazione specializzata per i diritti umani; così, per esempio, ha costituito una rete di Scuole associate all'UNESCO e promosso la realizzazione di cattedre UNESCO nelle università. Un premio UNESCO per l'insegnamento dei diritti umani è assegnato ogni anno dal 1978. L'UNESCO ha anche patrocinato l'adozione di un certo numero di dichiarazioni e convenzioni internazionali riguardanti i diritti umani, che completano la Dichiarazione universale del 1948. Tra questi strumenti, l'adozione della Convenzione del 1960 concernente la lotta contro la discriminazione nel campo dell'insegnamento, che mira a tradurre l'uguaglianza delle opportunità nella realtà, ha segnato una svolta storica.

La questione razziale

Ci sono stati degli uomini - e ce ne sono ancora - che avanzano alla nazione delle giustificazioni della supremazia di una razza su un'altra. Dopo aver patrocinato, su richiesta dell'ONU, un vasto programma di ricerche sulle basi scientifiche della nozione di razza, l'UNESCO ha ridotto in frantumi questo mito, nel 1964, nelle sue Proposizioni sugli aspetti biologici della questione razziale.
La serie di studi, che l'UNESCO ha realizzato a partire dal 1950, ha rivoluzionato il modo di affrontare l'argomento, affermando che le differenze biologiche erano senza fondamento, respingendo le teorie sulla gerarchia delle razze e facendo risaltare che, se esistevano delle differenze fisiche evidenti tra le popolazioni, altre differenze risultavano principalmente da fattori storici, sociali e culturali piuttosto che biologici.
Le Proposizioni del 1964 sono state seguite nel 1978 dalla Dichiarazione sulla razza e sui pregiudizi razziali, il cui scopo è di prevenire la discriminazione motivata da considerazioni razziali.
Recenti ricerche di genetica sembrano portare una conferma scientifica a quelle conclusioni alle quali è arrivata l'UNESCO già da tempo, in quanto hanno rivelato che le variazioni genetiche di un gruppo etnico rispetto a un altro non erano più importanti di quelle di un individuo rispetto a un altro, all'interno dello stesso gruppo etnico.

Le Proposizioni del 1964 sono state seguite nel 1978 dalla Dichiarazione sulla razza e sui pregiudizi razziali, il cui scopo è di prevenire la discriminazione motivata da considerazioni razziali. Recenti ricerche di genetica sembrano portare una conferma scientifica a quelle conclusioni alle quali è arrivata l'UNESCO già da tempo, in quanto hanno rivelato che le variazioni genetiche di un gruppo etnico rispetto a un altro non erano più importanti di quelle di un individuo rispetto a un altro, all'interno dello stesso gruppo etnico.

torna su

I campi d'azione: Il genoma umano

La genetica si presenta, del resto, proprio come l'ultimo campo dove l'UNESCO elabora uno strumento internazionale. Il suo Comitato internazionale di bioetica (CIB), creato nel 1993, prepara attualmente, sul modello della Dichiarazione universale del 1948, una dichiarazione internazionale sulla protezione del genoma umano. Questa dichiarazione sarà basata sul rispetto della libertà e della dignità dell'essere umano, e sui mezzi per assicurare che le ricerche genetiche portino beneficio a tutte le popolazioni del mondo. La data prevista per il suo completamento e la sua firma è il 1998; una Convenzione che tenga conto degli elementi che sono serviti a redigere la Dichiarazione dovrebbe seguire nel corso dei primi anni del XXI secolo.

I progressi compiuti nella cartografia della struttura genetica degli esseri umani - il genoma - così come le scoperte riguardanti la funzione dei differenti geni, sono sfociate nella messa a punto di nuovi trattamenti di molte malattie come certe forme di cancro, nonché nella riduzione della frequenza di certi disturbi di origine genetica. Le ricerche genetiche suscitano, tuttavia, un malessere reso ancora più grave da ciò che la stampa riporta sui casi di "procreazione su richiesta", sui rischi di selezione dei bambini secondo il sesso, nelle culture dove i maschi sono più apprezzati delle femmine, e sul traffico di organi umani.
L'equipe del CIB - composta da professionisti del campo medico e giuridico, da ricercatori di discipline biomediche, da specialisti di scienze sociali e di antropologia, da esperti di diritti umani e da filosofi provenienti da differenti ambienti culturali e religiosi - si sforzerà anche di neutralizzare con informazioni basate su dati i più estremi annunci a sensazione dei media.

L'Unesco e il CERN

Forse può essere oggi difficile comprendere il clima di diffidenza e di rifiuto di cooperazione, che ha regnato tra gli scienziati durante i primi anni del dopo-guerra. In questo contesto, la vera impresa del CERN, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare istituita nel 1954 sotto gli auspici dell'UNESCO, è di aver dato l'avvio al ristabilimento di un clima di fiducia tra gli scienziati europei, offrendo loro un mezzo di cooperazione e di comunicazione. Così, il CERN è diventato un modello di cooperazione europea nelle scienze e in altri numerosi campi.

Dalla sua fondazione, il CERN ha visto il suo ruolo di laboratorio europeo evolversi e ha acquisito una dimensione mondiale: la metà di tutti gli specialisti della fisica sperimentale delle particelle vi conducono delle ricerche, e circa il 30% degli scienziati che utilizzano i risultati di queste ricerche provengono da paesi che non sono membri del CERN. Attualmente, sotto la frontiera che separa la Francia dal cantone svizzero di Ginevra, minuscole particelle (protoni ed elettroni) circolano a una velocità estremamente elevata in un tunnel anulare lungo 27 chilometri. Queste particelle entrano in collisione le une con le altre in dei punti fissati e le loro collisioni sono "fotografate". Le immagini che ne risultano rivelano l'esistenza di particelle ancora più infinitesimali di quelle che costituiscono la materia. Lo studio del piccolo "bang" dell'urto di queste particelle mostra, così, dei preziosi indici sulla natura della materia e sul "big-bang" da cui il nostro Universo è sorto.

torna su

I campi d'azione: La tutela dell'ambiente

Se le origini dell'Universo non fanno, forse, parte delle nostre preoccupazioni quotidiane, ne fanno, invece, parte le nostre relazioni con l'ambiente. L'UNESCO ha giocato un ruolo motore nell'ecologia ben prima che la parola diventasse di moda creando, nel 1948, l'Unione mondiale per la natura (UICN). Questa, unita al progetto "L'uomo e la biosfera" (MAB) e alla Commissione oceanografica intergovernativa, costituiscono la struttura internazionale che l'UNESCO ha costruito, lungo il corso degli anni, per combattere il degrado dell'ambiente del globo.

Forte, attualmente, di più di 650 membri, l'Unione mondiale per la natura, che beneficia sempre di una sovvenzione dell'UNESCO, si incarica di proteggere la vita animale e vegetale e, nello stesso tempo, la sopravvivenza di interi ecosistemi (le zone umide per esempio), costituendo e gestendo dei parchi nazionali e altri spazi protetti e lavorando a promuovere la conservazione delle risorse naturali. L'Unione mondiale per la natura collabora anche con l'UNESCO al programma L'uomo e la biosfera (MAB), che mira a conciliare lo sviluppo economico, la soddisfazione dei bisogni della popolazione, la salute e la protezione dell'ambiente. Dal suo avvio nel 1971, il MAB ha rappresentato un progresso rivoluzionario, in quanto integrava nello stesso studio l'essere umano, il suo ambiente e le loro interazioni. Nel quadro del MAB, la salvaguardia dei sistemi ecologici e della loro diversità biologica si coniuga con una valorizzazione durevole delle risorse naturali. Esistono, oggi, nel mondo più di 300 riserve di biosfera, dove si studiano e si proteggono tutti i tipi di ecosistemi esistenti.

La protezione del mare

La terza arma dell'UNESCO nella sua battaglia internazionale per la protezione dell'ambiente è la Commissione oceanografica intergovernativa (COI), unità autonoma in seno all'UNESCO, che lavora dal 1960 a sistemare i pezzi per sorvegliare gli oceani del globo. La creazione del Sistema internazionale di allarme
per gli "tsunami", gestito dopo Hawaii dal COI e dagli Stati Uniti, costituisce un
importante successo da portare al loro attivo. Grazie a questo sistema,
si può adesso seguire gli "tsunami" e prevenirne l'itinerario, in modo che le regioni
costiere colpite dispongano delle informazioni necessarie per salvare delle vite umane. La COI ha, attualmente, preso la direzione dell'elaborazione del Sistema mondiale di osservazione dell'oceano (GOOS), che studierà il ruolo degli oceani nei cambiamenti climatici e migliorerà le previsioni regionali delle condizioni oceaniche che influiscono sulla pesa, sulla gestione delle zone costiere e sui trasporti marittimi.

torna su

torna indietro