1981 - Carta di Firenze. Carta dei Giardini storici

Nel settembre del 1981, a seguito dei lavori della VI Assemblea generale dell'lCOMOS (International Council of Monuments and Sites) a Firenze, fu sviluppato un ampio dibattito sulla necessità di porre adeguata attenzione alla conservazione e al restauro del giardini "storici". Fu prodotta una "carta", che per il suo valore metodologicamente orientativo, merita di essere conosciuta: viene riportata qui di seguito.

1. II giardino storico (giardini di case, di palazzi, di ville; parchi; orti botanici; aree archeologiche; spazi verdi dei centri storici urbani ecc.) è un insieme polimaterico, progettato dall'uomo, realizzato in parte determinante con materiale vivente, che insiste su (e modifica) un territorio antropico, un contesto naturale. Esso, in quanto artefatto materiale, è un'opera d'arte e, come tale, bene culturale, risorsa architettonica e ambientale, patrimonio della intera collettività che ne fruisce.
Il giardino, al pari di ogni altra risorsa, costituisce un unicum, limitato, peribile, irripetibile, ha un proprio processo di sviluppo, una propria storia (nascita, crescita, mutazione, degrado) che riflette la società e la cultura che 1'hanno ideato, costruito, usato e che, comunque, sono entrate in relazione con esso.

2. Per quanto concerne i metodi ed i modi d'intervento si richiama la Piena validità della carta del restauro del 1964 e delle disposizioni del 1972.
In base ai principi in esse indicati e al conseguente dibattito che ne è seguito l'intervento di restauro dovrà rispettare il complessivo processo storico del giardino, poiché tale processo materializza 1'evolune della struttura e delle configurazioni via via assunte nel tempo.
Pertanto ogni operazione che tendesse a privilegiare una singola fase assunta in un certo periodo storico e a ricrearla ex novo, a spese delle fasi successive, comporterebbe una sottrazione di risorsa e risulterebbe riduttiva e decisamente antistorica.
L'intervento di restauro perciò dovrà identificarsi con un intervento di conservazione, e tale obiettivo dovrà essere conseguito e garantito nel tempo attraverso un processo di continua, programmata, tempestiva manutenzione.

3. I giardini storici fuori degli agglomerati urbani non sono separabili dal relativo contesto: il tessuto agricolo e boschivo, inteso sia come fatto ambientale, sia come luogo di attività produttiva. La conservazione di un giardino storico e perciò inscindibile da una corretta opera di programmazione e di pianificazione delle risorse, finalizzata al riequilibrio del territorio.
La conservazione si intende che debba essere estesa dall'unita di architettura e giardino all'insieme delle infrastrutture esterne (rete viaria, piazzali d'accesso, canali, rete idrica, specchi d'acqua ecc.).

4. Per tutelare e conservare bisogna conoscere. L'indagine diretta (unita alla schedatura, al vincolo e - ove necessario - ad un idoneo reimpiego) ancor oggi appare 1'esigenza preliminare di ogni intervento.
II giardino va analiticamente studiato in tutte le sue componenti (architettonico, vegetali, idriche, geologiche, topografiche, ambientali ecc.) e attraverso documenti e fonti storiche e letterarie, e attraverso rilievi topografici e catastali antichi, nonché ogni altra possibile fonte iconografica, attraverso la fotointerpretazione e - ove necessario - attraverso 1'indagine archeologica diretta. Tale studio analitico e comparato implica il necessario concorso di molte specifiche discipline.
Si richiama 1'opportunita - già espressa nel colloquio ICOMOS a Zais nel 1975 - di compilare elenchi delle essenze corrette dal punto di vista storico per aree culturali e botaniche, al fine della sostituzione di isolate essenze, sicuramente pertinenti ad un particolare giardino; ribadendo anche per le specie vegetali il concetto del restauro conservative del palinsesto, cioè del mantenimento specie esistenti, immessevi nel tempo e perciò già storicizzate.

Raccomandazioni
Si raccomanda che:

1) Il giardino storico abbia un uso non contrastante con la sua fragilità e comunque tale da non provocare alterazioni, della sua struttura e dell'uso originario.
Quando un giardino sia di proprietà pubblica, esso deve essere aperto compatibilmente ai problemi di manutenzione; occorre dunque favorire l'accesso al pubblico, ma al tempo stesso prendere le opportune precauzioni contro un eccessivo numero di visitatori, programmando accettabili soluzioni alternative.
I giardini privati, quando non siano aperti al pubblico, devono essere visitabili in giorni, ore e modi da stabilirsi da parte dei proprietari; le agevolazioni fiscali (D.P.R. n. 131/1978) vanno estese dai manufatti architettonici alle essenze arboree, qualora queste necessitino di interventi di manutenzione straordinaria.

2) I giardini pubblici nei centri storici debbono essere esclusi dagli standards urbanistici, in quanto luoghi dedicati prevalentemente alla passeggiata, al riposo, allo studio. Nella pianificazione urbana e territoriale vanno previsti perciò nuovi parchi per uso della collettività e per tutte le sue esigenze.

3) Nell'attuale riforma della legge sui beni culturali sia dichiarato che nella elaborazione dei Piani Regolatori siano riconosciuti come degni di tutela, nella loro perimetrazione globale, i giardini e i parchi storici anche se ancora non vincolati e ciò ai fini di una auspicata promozione culturale.

4) Il Ministero dei Beni Culturali e ambientali crei un apposito ufficio destinato all'ambiente che curi - in collaborazione con le Università e tutti gli altri Enti interessati - il censimento e la schedatura completa dei giardini, e a cui faccia capo ogni operazione di vincolo e di programmazione e coordinamento degli interventi.

5) Nei bilanci dello Stato e degli Enti locali siano previste voci specifiche concernenti le disponibilità economiche per la manutenzione dei giardini storici.

6) Nei grandi comuni siano istituite scuole di giardinaggio le quali offrano anche lezioni sui giardini storici della zona e sulla loro particolare manutenzione e conservazione.

7) Nelle zone archeologiche dove sia opportune progettare parchi (con concorso nazionale) si tenga conto, con i necessari apporti collaborativi interdisciplinari, della delicatezza della zona.

8) Nelle commissioni edilizie urbanistiche e territoriali venga sempre interpellate un esperto dei giardini.

9) Si organizzino ed allestiscano in sito esposizioni ed opportuni sussidi didattici attraverso i quali offrire un'esatta lettura della genesi del giardino e delle sue modifiche nel tempo, pubblicizzando tutti i documenti grafici, letterari, storici e le raffigurazioni antiche, accompagnate da rilievi e dalle ipotesi ricostruttive e insieme dalla illustrazione della parte botanica (originaria sostituita e inserita successivamente ecc.).

10) Nell'attuale riforma e sperimentazione universitaria si dia riconoscimento istituzionale all'area delle scienze dell'ambiente, incoraggiando particolari corsi formativi, indirizzi e corsi di laurea, nonché corsi di specializzazione e perfezionamento post lauream.

11) Le competenti autorità avviino gli studi per la costituzione di un catasto specializzato dei giardini storici, il quale, elencando le loro peculiari caratteristiche, possa stabilire un pubblico registro, capace di definire la relativa individualità e di assicurare nel tempo la necessaria salvaguardia.

(Documento approvato all'unanimità dai presenti alla tavola rotonda organizzata dall'Accademia delle Arti del Disegno a Firenze il 12 settembre 1981).

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