1991 - Carta di Firenze sui beni culturali europei

Nell'ottobre 1991, organizzato dal Comune di Firenze e dall'Associazione Amici della Certosa, si svolse un Seminario Internazionale tendente ad approfondire i problemi della tutela e della circolazione dei beni culturali, in vista del nuovo regime in cui questi si sarebbero venuti a trovare nella Comunità Europea a partire dal '93. Buona parte dei punti costitutivi della "Carta di Firenze " sono stati poi alla base del dibattito nel Parlamento Europeo.

1. Bene culturale e bene economico
I beni culturali e ambientali, dichiarati o individuati, sono da considerarsi patrimonio della Comunità Europea.
Pur respingendo l'equiparazione acritica dei "beni culturali" alle "merci", si riconosce che gli stessi costituiscono un patrimonio sociale di veri e propri "beni economici".

2. Efficacia europea della "notificazione "
Le notificazioni dei singoli Paesi membri hanno valore comunitario.
Le "schede" di notificazione accompagneranno sempre le singole opere, costituendosi in anagrafe del bene culturale, ove, con lo stato conservazione, saranno indicate le conseguenti limitazioni alla e alle condizioni di microclima.

3. Circolazione e mercato
Riconosciuto che l'Atto Unico Europeo (ratificato in Italia con legge 23 dicembre 1986, n. 909) prevede per il 1° gennaio 1993 l'attuazione del "mercato interno" e che cioè la Comunità sia "uno spazio senza frontiere interne nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali", appare opportuno ricordare come il bene culturale sia da considerarsi un bene sui generis, ove primaria è l'istanza di tutela e di conservazione; limitazioni queste che saranno esternate e registrate nella "scheda di notificazione" da una commissione di esperti europei nominata dai Paesi membri.
Nell'ambito dello stesso Atto Unico Europeo, per il quale si auspica una revisione, resta inteso che nel quadro delle condizioni ufficiali di mercato, i Paesi membri sono facoltizzati all'esercizio della prelazione.

4. Agevolazioni fiscali e misure di sostegno
La Comunità Europea riconosce nei propri beni culturali e ambientali le radici della sua identità; conseguentemente, i Paesi membri restano impegnati a riservare quote apprezzabili dei propri bilanci per la conservazione del patrimonio culturale, sia con esplicite agevolazioni fiscali, sia con misure dirette di sostegno verso i privati. Per il patrimonio pubblico sono auspicati piani integrati e coordinati.

5. Rapporto pubblico / privato
I soggetti privati concorrono, nei modi da stabilirsi per legge, alla tutela e alla gestione dei beni culturali.
I Paesi della Comunità raccomandano un maggiore e più ordinato intervento dei finanziamenti privati nei programmi di restauro; gli stessi Paesi si sentono impegnati a sperimentare nuove modalità di gestione integrata degli istituti pubblici, dei musei e nella formulazione dei programmi di intervento, garantendo la presenza di studiosi e di operatori pubblici e privati dei diversi Paesi comunitari.

6. Il catalogo europeo dei beni culturali e ambientali
Preso atto dell'utile ed esteso lavoro di catalogazione svolta dai Paesi membri della Comunità, a partire dal 1° gennaio 1993 sarà espresso il massimo impegno per la informatizzazione elettronica del "catalogo": questo dovrà coordinarsi e uniformarsi agli schemi I.P.C.E. (Inventario di Protezione del Patrimonio Culturale Europeo), secondo quanto messo a punto a suo tempo dai Consiglio di Europa. I Paesi della Comunità promuoveranno un sistematico programma tecnologicamente avanzato di diffusione del Patrimonio Culturale.

7. Formazione europea degli operatori dei beni culturali e ambientali
Alla formazione del personale scientifico e tecnico dei beni culturali e ambientali è riconosciuto il ruolo unificante della tutela in Europa. Ne consegue che i Paesi membri si sentono impegnati fin dai 1993 a rivedere gli statuti delle proprie scuole di formazione, garantendo l'accesso e la presenza di quote apprezzabili di docenti e di studenti e formulando programmi di studio e strumenti di aggiornamento atti a massimizzare il confronto e l'integrazione dell'esercizio di tutela. La Comunità Europea e gli stessi Paesi membri restano impegnati a creare condizioni di ricerca scientifica, di laboratorio e di cantieri di restauro, che possano facilitare il necessario scambio di competenze e di esperienze.
Le scuole di formazione esterne agli ordinamenti universitari dovranno essere riorganizzate su base europea.

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