ll teatro per la prevenzione del disagio e della dispersione scolastica (ODEA: oscillazioni dell'anima)

L'Irre Toscana e il C.S.A. di Livorno in collaborazione con l'A.S.L. n° 6 propongono, per l'anno scolastico 2003-2004, un progetto al fine di promuovere una cultura dello star bene a scuola.
Nelle scuole ci sono tante forme di disagio che non possono essere ignorate. La trasmissione del sapere è la prima, ma non l'unica funzione della Scuola che, nel rispetto della dimensione culturale della personalità degli allievi, deve dare gli strumenti perché essi possano conoscere se stessi e prendersi cura della propria soggettività.

L'intervento sarà di supporto per le scuole di ogni ordine e grado di Livorno e provincia e si articolerà attraverso l'attivazione di un laboratorio di teatro e l'organizzazione di dibattiti aperti alla cittadinanza sulle tematiche prescelte.


Articolazione del corso

Il progetto prevede la presenza di due esperti: un neuro-psichiatra (prof. Stefano Calamandrei) e un esperto nel campo teatrale (prof.ssa Paola Bargagna).

L'articolazione del corso prevede incontri aperti alla città con esperti che tratteranno le tematiche scelte:

  • bullismo - uso ed abuso delle sostanze: la cultura dello "sballo"
  • disillusione
  • affettività/sessualità

e un laboratorio articolato in 10 incontri suddivisi in 3 moduli.


Sedi

  • Laboratorio presso Liceo Scientifico "Cecioni" via Galilei, 58 Livorno
  • Incontri pubblici presso Istituto Tecnico Industriale "Galilei" via Galilei, 66 Livorno

Calendario delle attività

incontri pubblici e attività di laboratorio si svolgeranno tra le 17.00 e le 19.00

apertura: incontro pubblico coordinato dal prof. Calamandrei (13 febbraio 2004)

modulo 1: disillusione

laboratorio: tre incontri (17 e 24 febbraio, 2 marzo 2004)
incontro pubblico con Calamandrei e personalità livornesi preceduto da performance dei corsisti sul tema della disillusione (5 marzo 2004)

modulo 2: bullismo - uso ed abuso delle sostanze: la cultura dello "sballo"

laboratorio: tre incontri (9, 16 e 30 marzo 2004)
incontro pubblico con Calamandrei e personalità livornesi preceduto da performance dei corsisti sul tema del bullismo (2 aprile 2004)

modulo 3: affettività-sessualità

laboratorio: tre incontri (20 e 27 aprile , 4 maggio 2004)

chiusura: incontro pubblico con Calamandrei e personalità livornesi preceduto da performance dei corsisti sul tema della affettività/sessualità (7 maggio 2004)

Premessa: il disagio psicologico nella scuola

Ogni bambino durante il processo di crescita, si trova, come l'uomo della antica tragedia Greca, tentato da due mondi psicologici diversi, spesso in conflitto tra loro. Da una parte il mondo interiore, onnipotente e familiare, che possiamo definire come regolato dalla realizzazione immediata d'ogni desiderio, egoista ed irresponsabile. Dall'altra il mondo della socializzazione e della realtà, che impone limiti, responsabilità, ma dona anche gratificazioni. La grandezza dell'uomo, si dice, stia nell'interrogarsi ma pensiamo piuttosto che se l'uomo ha una grandezza, l'abbia soprattutto nel tollerare le risposte. E la risposta è quasi sempre accettare la limitazione che la realtà impone a tutti noi, ed ai nostri desideri. Assorbiti da sentimenti contraddittori, i bambini giungono alla scuola, ogni mattina, per percorrere il percorso educativo, per aprirsi ad una socialità condivisa, dopo che ogni notte, incatenati nel sogno, hanno cercato di recuperare la loro infanzia, la soddisfazione piena dei desideri. Hanno bisogno, perciò, di un mediatore adulto che sappia conciliare, con loro, tra la fantasia onnipotente e la realtà. E questo mediatore è l'insegnante che deve aiutarli a "disilludersi", in maniera non eccessivamente traumatica.
E nello stesso modo, a scuola, ci arrivano gli insegnanti, che prima dei loro allievi hanno indossate le necessarie "catene" della educazione e della cultura. Perché un adulto sa bene quanto dolore comporta, dalla sveglia in poi, comportarsi secondo dovere, e resistere alla tentazione di scaricare la propria emotività e la propria personale protesta sul primo problema che si pone, sul primo ragazzo che chiede qualcosa in più.

Non vogliamo giustificare i ragazzi, o i loro comportamenti, ma provare a capirli. L'apprendimento di regole, comportamenti sociali è una potenzialità della coscienza. Se le esigenze dell'ambiente, dalla famiglia alla scuola, vengono fatte valere troppo precocemente, troppo bruscamente, prima di una sufficiente maturazione dell'Io, e con il ricorso alla forza o con il ritiro dell'affetto, isolando il bambino, la coscienza non è in grado di sviluppare adeguatamente queste potenzialità. Ed al bambino non resta altra soluzione che sottomettersi. L'educazione assume in questo caso la forma di addestramento e produce gli stessi risultati: il bambino fa ciò che gli viene richiesto, ma non capisce, non cresce. Lo sviluppo dell'Io viene rallentato o del tutto inibito.

L'insegnante spesso ricorda al ragazzo una figura minacciosa, non ancora ben elaborata nel suo percorso individuale, così che questo allievo è costretto a chiedere più attenzione ed in un modo magari particolare, a volte molto difficile da capire. L'intensità del disturbo causato è correlata alla attenzione ed alla flessibilità della mente dell'insegnante. Questa è tanto meno libera quanto più è imbrigliata nei meccanismi istituzionali, e perciò ha minori capacità di recupero e di poter capire quale sia la migliore risposta qualitativa.
La replica quantitativa è il ricorso alla disciplina, all'autorità, ma in queste situazioni, dove il ragazzo cerca una particolare risposta psicologica, e solo quella specifica per lui, rischia di apparire più che altro come rappresaglia di un gioco di potere. E questo purtroppo può causare, come spesso capita, l'instaurazione di un circolo vizioso, sempre più drammatico, che può portare fino all'esclusione dell'allievo e, prima o poi, al suo abbandono scolastico. E' in questa area che si generano i problemi che vengono definiti di disciplina e del cosiddetto "bullismo".

Il processo di apprendimento ha una complessità intrinseca, dal punto di vista psicologico è una funzione mentale delicata ed altamente selettiva. Apprendere è un'operazione molto complessa anche nell'adulto, e lo è particolarmente nell'età evolutiva. Infatti la mente infantile ed adolescenziale, crescendo, deve far fronte alla complessità straordinaria dello sviluppo. L'apparato psicologico è ancora fragile e non ben stabilizzato, e il soggetto non ne ha ancora imparato bene il funzionamento. Così un adolescente, o un bambino, si trovano a far fronte a problematiche emotive, relazionali, esistenziali che sono in continua evoluzione, a cambiamenti radicali nei loro stili di vita, con scadenze imposte più spesso dall'esterno, soprattutto a scuola, e che non rispettano adeguatamente i tempi della crescita.

La "fragilità emotiva" del singolo si manifesta prevalentemente come difficoltà a stare con gli altri, ad inserirsi nel gruppo-classe. Si potrebbe dire che questo è un bambino che arriva a scuola cercando un trattamento più che un insegnamento. Il suo disturbo però si presenta con un disadattamento che ha un minore grado di distruttività, rispetto alla tendenza antisociale, tipica del bullismo. Proprio di fronte a questi casi gli insegnanti dovrebbero avere la massima sensibilità e formazione nei confronti dei fenomeni gruppali, per saper affrontare le gravi reazioni di esclusione che determinano e la conseguente formazione dei fenomeni del tipo "capro espiatorio".

Un bimbo od un ragazzo deve aver raggiunto una certa integrazione interna, un certo grado di maturità per poter far parte di un gruppo, in un modo costruttivo. Nei gruppi ciascun membro porta la propria organizzazione psicologica e tende a condividerla con gli altri, perciò partecipa e viene influenzato dallo stato psicologico globale del gruppo. Contribuendo a mantenere l'entità del gruppo dall'interno. Ogni membro sostiene ed è sostenuto dagli altri. I bambini non integrati sono tenuti insieme dall'ambiente dal quale essi non sono ancora differenziati completamente. Per questi bambini c'è il bisogno di farsi sostenere dall'ambiente, poiché questo è "la madre che sostiene" e che è loro mancata. Pertanto la non-integrazione li costringe a farsi tenere insieme dal gruppo, in cui scompaiono, se il gruppo non tiene, tutto il gruppo cerca di farsi "contenere" dall'ambiente. La dinamica del gruppo, a questo punto nel caso prevalgano i meno integrati, non proviene più dalla motivazione razionale per cui si è formato il gruppo, per esempio per apprendere, o per divertirsi, ma dalla ricerca di un contenimento, di un sostegno da parte dell'ambiente, di una protezione.
Vanno, quindi, sostenuti nel loro processo di individuazione di genere con la possibilità che qualcuno riesca ad insegnargli a verbalizzare i propri contenuti emotivi, a sdrammatizzare, parlandone, la portata delle emozioni e della sessualità.

La scuola è l'istituzione fondante della democrazia poiché ha lo scopo di formare i cittadini. Essa non può prescindere dal dare loro una formazione emotiva perché questo contraddirebbe il suo scopo primario. Proprio per assolvere questa funzione, dovrebbe essere capace di insegnare ai ragazzi a stare in gruppo, cioè nella comunità: facendo crescere e maturare i ragazzi proprio sui temi dello stare insieme. Mentre invece sembra che la scuola come istituzione sia stata pensata per valorizzare soprattutto gli individui. Ogni classe, invece, è un laboratorio dove emergono continuamente tensioni emotive, quelle stesse che si stabiliscono tra i singoli allievi, tra il singolo ed il gruppo, tra il singolo o il gruppo e l'insegnante. Bisognerebbe far lavorare i ragazzi su queste dinamiche. Questo significa farli maturare, insegnarli cosa significa escludere qualcuno dal gruppo-classe, far vedere come le proprie ansie si coalizzino facilmente, per propria comodità, contro qualcuno. Questa dimostrazione dal vivo, probabilmente, insegnerebbe molto di più sugli intimi meccanismi del razzismo di qualsiasi discorso morale.




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Coordinatore progetto:
Gaetana Rossi

055/43717142

rossi@irre.toscana.it



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